LEGGI ANCHE: L’accordo è la rivincita dell’Orso Russo - Lo speciale Georgia. Il FORUM - Guarda la GALLERY - Guarda la MAPPA del Caucaso
Non ci sarà una nuova Guerra Fredda, ha detto Bob Gates. Ma tra Mosca e Washington è tornato il gelo. Lo stesso Segretario alla Difesa statunitense ha avvertito la Russia: la crisi georgiana avrà profonde implicazioni ne rapporti tra i due (ex) nemici “per molti anni”. A complicare la situazione, in queste ore, ha contribuito anche la firma di un accordo tra la Polonia e gli Stati Uniti per la dislocazione in territorio polacco di una batteria anti missile made in Usa. Si tratta di uno dei passi previsti dal Pentagono per costruire lo scudo spaziale in Europa, il sistema difensivo progettato (ufficialmente) per contrastare minacce provenienti dal Medioriente e dall’Asia. Che Mosca, invece, considera uno strumento di “contenimento” militare contro la possibile, rinascente potenza della Russia. Non è una caso che in serata , il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov abbia annullato una visita a Varsavia in programma per il prossimo settembre.
L’episodio arriva nel momento di maggiore tensione degli ultimi quindici anni tra il Cremlino e la Casa Bianca. La guerra nel Caucaso rischia veramente di lasciare il segno nelle relazioni tra i due. Gli Stati Uniti cercheranno di evitare di essere “espulsi” dalla regione, dove Mosca vuole tornare a comandare, come in passato. È in questa ottica che deve essere letta la visita del Segretario di Stato Condoleeza Rice a Tbilisi. Dopo aver incontrato Nicolas Sarkozy, il numero uno della diplomazia statunitense vola nella capitale georgiana per dimostrate l’appoggio americano al presidente Mikhail Saakashvili. “Con il suo viaggio la Rice vuole dire una cosa chiara ai russi: noi non vogliamo che sia messa in pericolo l’integrità territoriale e la sovranità della Georgia “, spiega Stephen Schlesinger, storico, membro della Century Foundation, un importante think tank di New York e per anni direttore del World Policy Institute. “Comunque penso anch’io che quello che sta succedendo lascerà profonde ferite. Faccio un esempio: l’Iran ? Cosa farà la Russia? Appoggerà delle nuove sanzioni contro Teheran, come vuole Washington ? Io non ne sarei certo, a questo punto. E, poi, sono sicuro che ci saranno ripercussioni anche dentro il G8. E nei rapporti tra la Nato e Mosca”.
Sono ben lontani i tempi della distensione, delle pacche sulle spalle del dopo crollo del Muro di Berlino. L’orologio della Storia ha fatto un paio di giri indietro. Quanto affermato dal Segretario alla Difesa Bob Gates durante la sua prima conferenza stampa dopo lo scoppio della crisi è significativo: occorre che Mosca paghi per quello che ha fatto. La comunità internazionale deve isolarla. Ci sarà un’escalation (non solo verbale)? “Dipende da quello che succederà nelle prossime settimane”, risponde Schlesinger. Se i russi si ritirano in pochi giorni dalla Georgia, si troverà un accordo e la tensione scenderà. Se ciò non accadesse… i prossimi mesi saranno molto, molto difficili per la diplomazia internazionale”.
Ossezia del Sud durante l’attacco di Tbilisi
Secondo il docente universitario, è possibile che - anche in seguito alle pressioni - Mosca decida di riportare i suoi tanks nelle caserme da dove sono partiti. Ma molto dipenderà da Vladimir Putin, da quanto sarà “machista” la sua politica. Una cosa si sente di dire, con certezza, l’analista. La Georgia è destinata a perdere l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. I leader delle due repubbliche ribelli sono stati ricevuti a Mosca dal Dmitri Medvedev, il quale ha garantito loro che appoggerà le rivendicazioni separatiste. “Gli Usa non possono fare molto per impedirne la secessione. Soprattutto dopo che i georgiani hanno attaccato gli osseti prima di subire la durissima reazione russa”.Anche di questo parlerà Condoleeza Rice con Mikhail Saakashvili, nel vertice di Tbilisi. E ne parlerà Bob Gates ai suoi colleghi nella riunione dell’Allenza Atlantica convocata per martedì prossimo. “Sì, gli Usa vogliono fare capire chiaro e tondo di essere molto, molto, molto arrabbiati per l’azione russa nel Caucaso. Per questo penso che ci possano essere spinte, pressioni, anche forzature per arrivare a dei provvedimenti concreti, come la revisione, in ambito Nato e del G8, dei rapporti formali con Mosca” afferma l’analista della Century Foundation. Molti degli uomini (e delle donne, nel caso della Rice) della presidenza Bush sono cresciuti con l’idea che l’Unione Sovietica fosse il Nemico Numero Uno. Nonostante sia entrata in carica nel 2001, a dieci anni di scomparsa dell’Urss, e, nonostante, gli Stati uniti abbiano dovuto affrontare la sfida con un altro terribile nemico, il terrorismo islamico, l’attuale amministrazione ha seguito una dottrina di sicurezza nazionale incentrata sul contenimento dell’Orso Russo. L’adotterà anche anche il prossimo inquilino della Casa Bianca? “Non sappiamo se la crisi rientrerà presto. Ad ogni modo, mi sembra evidente che il prossimo presidente - chiunque sia - dovrà assumere un atteggiamento più duro del previsto nei confronti di Mosca”. Una guerra fredda minore tra Usa e Russia destinata a durare nel tempo? “Sì, direi che l’immagine, purtroppo rende”. Già, purtroppo, rende l’idea del futuro.
- Venerdì 15 Agosto 2008
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