Il generale Pervez Musharraf, al governo in Pachistan dal colpo di stato del 1999, è apparso stamane davanti agli schermi della televisione per annunciare quello che erano ormai in molti ad attendersi. E di cui di fatto quasi nessuno, tra i più importanti analisti del paese, si è stupito: “Dopo essermi consultato con gli avvocati e con i miei alleati politici, ho deciso di rassegnare le dimissioni. Contro di me” ha però avvertito “hanno mosso accuse false che io nego totalmente”.
Le accuse che hanno costretto alle dimissioni il presidente pachistano sono quelle di aver violato la Costituzione imbrogliando il risultato elettorale delle presidenziali dell’ottobre 2007, dichiarando alla fine dello scorso anno la legge marziale e infine rimuovendo, alla guida della Corte Suprema, il giudice Iftikhar Chaudhry e tutte quelle voci a lui ostili.
L’annuncio delle dimissioni (in inglese)
Uscita vittoriosa nelle legislative del 18 febbraio, la coalizione di governo tra il Partito popolare pachistano di Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, e la Lega musulmana del Pakistan dell’ex primo ministro Nawaz Sharif (caduto in seguito al golpe del 1999) aveva subito trovato un accordo per incriminarlo e reintegrare i giudici rimossi. Ma l’ultimatum del governo a Musharraf è arrivato solo due giorni fa, il 16 agosto: 24 ore di tempo per le dimissioni, prima dell’avvio formale in parlamento della procedura di impeachment.
Quello di oggi è però solo l’ultimo episodio di una guerra politica e giudiziaria che ha portato il paese sull’orlo di una guerra civile, con i gruppi fondamentalisti all’attacco, un esercito oscillante tra la mano dura e l’accordo coi miliziani fondamentalisti e un presidente ormai impopolare dal quale avevano preso le distanze anche gli americani. I quali dal 2001 in poi avevano considerato il presidente un alleato chiave, per quanto ingombrante, nella guerra contro Al Qaeda e i talebani che si combatte al confine tra Pakistan e Afghanistan.
Il generale ha accusato gli oppositori (”Vogliono danneggiare me, ma faranno del male al Paese”) e difeso i risultati economici ottenuti nei suoi nove anni di governo giustificando il suo operato fin dal 1999.
Le sue dimissioni, più volte rimandate, erano però ritenute inevitabili dopo la sconfitta elettorale di febbraio e la formazione di una maggioranza parlamentare che lo considerava indirettamente responsabile anche dell’attentato contro la Bhutto della fine del 2007.
Ora resta da vedere quale sarà il suo futuro personale, oltre che quello del suo paese. Il segretario di Stato Condoleezza Rice, in un intervento a Fox News, ha definito domenica Musharraf “un buon alleato”, ma non si è sbilanciata sull’ipotesi che siano gli Stati Uniti a concedergli asilo politico: “Non è un tema di cui stiamo discutendo. Il futuro del presidente pachistano sarà il suo paese a deciderlo”. Un chiaro tentativo di smarcamento giunto, non a caso, a poche ore dalle dimissioni. Il presidente pachistano era ormai diventato, da molti mesi, un peso anche per Washington: con lui in sella la guerra contro le milizie filo Al Qaeda del Waziristan era tutt’altro che vinta e il paese rischiava di scivolare verso il caos.
Il VIDEO servizio di Al Jazeera (in inglese):
Il VIDEO servizio:
- Lunedì 18 Agosto 2008

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Il 21 Agosto 2008 alle 10:56 Pakistan: le ombre del dopo Musharraf » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] I leader della coalizione al governo in Pakistan non hanno ancora trovato un accordo sul candidato alla successione dell’ex generale Pervez Musharraf. Né sul reinsediamento dei giudici licenziati lo scorso novembre. Ma tra la popolazione, la questione della leadership è passata in secondo piano: gli scontri nei distretti di Bajaur e di Kurram, nelle tumultuose aree tribali al confine con l’Afghanistan, nelle ultime settimane hanno provocato la morte di più di 800 persone, altre 250mila sono state costrette alla fuga dalle operazioni dell’esercito. L’uscita di scena del presidente Pervez Musharraf, cui Londra potrebbe aver garantito l’immunità, apre insomma molte incognite di quante ne chiuda. E Swaran Singh, autorevole studioso di Relazioni Internazionali della Jawaharal Nehru University di Nuova Delhi, è convinto che il generale sia pronto ad andare in esilio. [...]
Il 23 Agosto 2008 alle 11:02 Pakistan: le ombre del dopo Musharraf » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] I leader della coalizione al governo in Pakistan non hanno ancora trovato un accordo sul candidato alla successione dell’ex generale Pervez Musharraf. Né sul reinsediamento dei giudici licenziati lo scorso novembre. Ma tra la popolazione, la questione della leadership è passata in secondo piano: gli scontri nei distretti di Bajaur e di Kurram, nelle tumultuose aree tribali al confine con l’Afghanistan, nelle ultime settimane hanno provocato la morte di più di 800 persone, altre 250mila sono state costrette alla fuga dalle operazioni dell’esercito. 50 persone sono state uccise stamane in un doppio attacco suicida contro una fabbrica di armi vicino a Islamabad che ha provocato anche 70 feriti. L’uscita di scena del presidente Pervez Musharraf, cui Londra potrebbe aver garantito l’immunità, apre insomma più incognite di quante ne chiuda. E Swaran Singh, autorevole studioso di Relazioni Internazionali della Jawaharal Nehru University di Nuova Delhi, è convinto che il generale sia pronto ad andare in esilio. [...]
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