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Algeria: quali sono le ragioni della rivolta islamista

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  • Tags: Al Qaeda, Algeri, Algeria, Movimento di Al Qaeda per il Maghreb Islamico
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Algeria

Il terrorismo islamico ha nuovamente colpito al cuore l’Algeria. L’ennesimo attentato kamikaze, avvenuto stamane presso la scuola militare di Issers, in Cabilia, ha provocato almeno 43 morti e 38 feriti. Anche se l’attacco non è stato ancora rivendicato, tutti i sospetti si concentrano sul Movimento di Al Qaeda per il Maghreb Islamico, l’organizzazione terroristica algerina che ha i suoi santuari in questa regione, la Cabilia, da sempre in guerra contro il potere centrale. Prima contro i francesi, poi contro il FLN, infine, dal 1991, anno del golpe, contro gli uomini di Bouteflika.
Nonostante le operazioni condotte dall’esercito, l’organizzazione guidata da Abdelmalek Droukdel ha dimostrato di poter colpire con facilità. Quello di oggi è il settimo attentato dall’inizio dell’anno. “Il successo del Movimento di Al Qaeda per il Maghreb Islamico si basa su una serie di ragioni geografiche e demografiche, non solo ideologiche”, fa sapere a Panorama.it Claude Salhani, analista presso la United Press International. “I ribelli si nascondono in zone montagnose, difficili da controllare, e hanno il supporto di parte della popolazione. Dal punto di vista operativo sono le stesse difficoltà che la Francia aveva con gli insorti algerini durante l’occupazione coloniale”.

Lo scorso 6 settembre, un attentatore suicida si è fatto esplodere nella città di Batna, uccidendo 20 persone poche ore prima di una visita presidenziale, mentre a dicembre i militanti colpirono il quartier generale dell’Onu ad Algeri, facendo 41 vittime. “Stiamo assistendo all’evoluzione di un gruppo che sta sempre più assumendo le caratteristiche di un’organizzazione terroristica in stile Al Qaeda”, spiega Riccardo Fabiani, analista politico per il Nordafrica presso Exclusive Analysis, un importante hink tank londinese che studia i fenomeni terroristici. “E’ organizzato in piccole cellule, difficili da scovare. In una situazione come questa la risposta militare da sola non basta”.

Pur non essendo particolarmente popolare tra la gente, l’organizzazione sfrutta con efficacia il malcontento sociale verso il governo del presidente Abdelaziz Bouteflika. Disoccupazione, crisi economica, vecchie ferite risalenti alla guerra civile, cominciata nel 1992 e costata la vita a più di 150.000 persone. Sono queste le principali ragioni dell’ascesa degli islamisti. Lo stesso capo islamista Droukdel ha recentemente dichiarato al New York Times che un numero crescente di giovani senza prospettive sta ingrossando le fila del gruppo. Anche perché, dei miliardi di dollari guadagnati dall’Algeria con le esportazioni di petrolio e gas naturale, alla gente comune arrivano solo le briciole. “Negli ultimi mesi ci sono state almeno dieci rivolte giovanili spontanee nel paese, per i motivi più disparati. E’ il segno di un malessere profondo”, prosegue Fabiani.

Bouteflika non è neppure riuscito a curare le ferite della guerra civile. Nel 2006, il governo varò un’amnistia che permise la scarcerazione di circa 2.000 persone, ma non c’è stato nessun altro vero tentativo di riconciliazione. E mentre il presidente sostiene che l’amnistia era l’unico modo per lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato, per i suoi detrattori Bouteflika avrebbe così protetto dalle indagini le forze di sicurezza, accusate di pesanti crimini contro la popolazione civile durante la guerra con gli allora militanti del Fronte Islamico di Salvezza (Fis) e del Gruppo Islamico Armato (Gia). Gli eredi di quest’ultimo si riorganizzarono formando il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, poi diventato Movimento di Al Qaeda per il Maghreb Islamico. “Con una disoccupazione giovanile che tocca il 30 percento, chi è stato amnistiato non ha comunque trovato prospettive di reintegro nella società”, conclude Fabiani. “E’ inevitabile che almeno una parte si sia riciclata tornando a combattere”.

  • matteo.fagotto
  • Martedì 19 Agosto 2008
La Nato: “Via le truppe russe dalla Georgia” »
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Il 20 Agosto 2008 alle 11:25 Al Qaeda torna a colpire in Algeria: il secondo attentato in meno di 24 ore » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Non dà tregua il terrorismo suicida in Algeria. Dopo l’attentato di ieri tra le reclute dell’accademia militare di Issers, in Cabilia, l’esplosione di due autobombe a Bouira (120 chilometri da Algeri), davanti all’hotel Sophie e a un edificio militare, ha provocato la morte di 11 persone, tutte civili, e 31 feriti, tra cui 4 militari. I due attentati non sono ancora stati rivendicati. Ma gli investigatori battono la pista che porta al Movimento Al Qaeda per il Maghreb islamico , branca locale dell’organizzazione di Bin Laden, nella quale sono confluiti negli anni gli ex miliziani del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) e molti reduci del Gruppo Islamico Armato, la prima formazione insurrezionale algerina nata dopo il colpo di Stato militare del 1991. [...]

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