
“Secondo uno studio della International Energy Agency pubblicato nel gennaio del 2007, di tutta la produzione agricola mondiale, solo l’1% è destinata ai bio-combustibili”, ci dice Eugenio Belgiojoso, un giovane imprenditore italiano, che, insieme ad altri connazionali, ha scelto di andare in Ghana ad acquistare terreni fertili per un grande progetto, che è anche una grande promessa: produrre energia elettrica con oli vegetali. Poi aggiunge con fermezza: “L’aumento dei prezzi alimentari è determinato dall’incremento del prezzo del petrolio, dalla forte crescita della domanda in Asia e certamente dalla speculazione al rialzo dei prezzi”.
La Comunità Europea ha in programma di promuovere l’uso dei bio-carburanti nei trasporti, fissando entro il 2015 una quota minima. “Occorre discriminare i bio-combustibili e favorire solo quelli con il minor impatto e la maggior resa per ettaro”, avverte Belgiojoso. West Tide sta per West Africa Trading Initiative for Development and Energy ed è la società che Belgiojoso e altri tre soci operativi hanno fondato insieme a venti investitori italiani nel dicembre del 2007. Venti milioni d’investimento in dieci anni per un grande progetto che partirà nella seconda metà del 2009 e darà lavoro ad oltre mille famiglie. “Prevediamo un rientro dell’investimento nel giro di sei anni, se i prezzi restano stabili”, dice. L’interesse verso i settori rinnovabili e il desiderio di un cambiamento personale hanno spinto gli imprenditori italiani a scegliere l’Africa come meta di un business: “E’ relativamente vicina all’Italia – dice Belgiojoso – ed ha grandi potenzialità di sviluppo”.
Nonostante il fallimento delle recenti trattative sul commercio globale, il Ghana è entrato dal 1995 nel programma WTO. Il processo di democratizzazione e privatizzazione ha portato in questo paese una forte crescita economica e un clima politico abbastanza stabile e adatto ad accogliere investitori stranieri. “Il paese è estremamente colorato e caotico” racconta con un sorriso l’imprenditore. “La comunicazione è facile grazie all’inglese, che è la lingua ufficiale. L’economia cresce velocemente, ma le infrastrutture sono indietro. La società è divisa in tribù e la struttura tribale convive con quella dello stato moderno di tipo occidentale”. Belgiojoso ci parla dei vecchi capi tribù con cui ha dovuto negoziare “Sono il riferimento culturale per le comunità locali e hanno una funzione pubblica molto importante, tra cui quella di assegnare i ‘diritti d’uso’ del territorio”.
Arrivato in Ghana l’imprenditore ha infatti avviato le trattative non solo con lo Stato, ma anche con il capo tribù. “Si presentano in pompa magna con il seguito degli anziani. Hanno un abito giallo e spesso indossano una corona. Si siedono su un trono, ai piedi del quale non manca mai la pelle di leopardo, e accanto a loro hanno spesso un serv itore che regge un ombrello per proteggerli dal sole. All’inizio è faticoso restare seri, ma poi ci si abitua”.
La West Tide conta di partire dal Ghana per poi espandersi verso altri paesi africani. La società investirà sulle piantagioni di olio di palma, che prevede di vendere solo sul mercato alimentare, e, in parallelo, su quelle di jatropha curcas, il cui unico impiego è quello energetico e bio-combustibile. “La grossa scommessa dell’Africa è la jatropha, che cresce in terreni aridi e poco redditizi per le coltivazioni alimentari, contribuendo positivamente sulle emissioni di CO2, senza togliere terreni fertili alle colture tradizionali” ci spiega Belgiojoso. “Per ora esistono solo piantagioni sperimentali non intensive e vi sono programmi governativi per lo sviluppo e la ricerca”. Certo è che mentre l’olio di palma ha un secolo di storia alle sue spalle, la jatropha è una pianta ancora tutta da sperimentare.
- Mercoledì 20 Agosto 2008

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