Madrid: tragedia all’aeroporto di Barajas. C’è anche un italiano

Madrid

Da El Mundo e El Pais: immagini dell’incidente - Parla il giornalista Pedro Blasco: ascolta il file audio - Guarda le immagini - Guarda la LISTA dei passeggeri - Il video

I morti, nella tragedia aerea avvenuta ieri pomeriggio al Terminal 4 dell’aeroporto di Barajas, sono 153 su un totale di 173 tra passeggeri e personale di bordo: “L’aereo era pieno di cherosene ed è andato completamente in fiamme. Sono arrivati gli elicotteri, ma purtroppo c’era poco da fare”, ha dichiarato Pedro Blasco, capocronista del quotidiano spagnolo El Mundo, al telefono con Panorama.it cercando di chiarire l’esatta dinamica della tragedia.


Durante il decollo.
L’incidente è avvenuto durante la fase di decollo a causa di un incendio a uno dei motori di sinistra del volo, già uscito fuori pista: un Mc Donnel Douglas 82 della Spanair diretto alla Gran Canaria e prodotto nel 1993. Secondo El Pais, almeno sette passeggeri, quattro dei quali tedeschi, a bordo dell’aereo avevano un biglietto emesso dalla Lufthansa, che operava il volo in cosharing con la compagnia iberica.

Un’enorme colonna di fumo si è levata in aria e solo 19 persone, delle 173 a bordo, sono state portate in salvo. 19 di loro sono in gravissime condizioni nei vari ospedali della Comunidad di Madrid. Una bambina di due anni è morta durante il trasporto in ospedale.
Secondo la testimonianza dei soccorritori c’era un numero imprecisato di cadaveri carbonizzati nel velivolo. Tra volontari, personale medico, psicologi e dipendenti della protezione civile, sono almeno 230 le persone (assieme a 170 poliziotti e 70 pompieri) che si sono precipitate sul luogo dell’incidente. L’Unità di Crisi della Farnesina si è attivata, attraverso la rete diplomatico-consolare in Spagna, per verificare l’eventuale presenza di italiani a bordo. E dopo le verifiche dalla Farnesina è arrivata la conferma: tra le vittime c’è anche Domenico Riso, che lavorava come steward per Air France.  Riso, 41 anni, era originario di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, ma da anni viveva a Parigi. Dapprima si pensava che la vittima italiana fosse un bambino. Nella lista dei passeggeri morti ci sono anche tre francesi, un cittadino bulgaro e probabilmente anche una famiglia tedesca, formata da padre, madre e due bambini.

Il numero verde per chiedere informazioni messo a disposizione dalla Spanair è 0034-800 400 200. Il premier Zapatero ha interrotto le sue vacanze in Andalusia. La Spagna ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Molti puntano l’indice sulla compagnia iberica low cost, sussidiaria della Scandinavian airlines System, o Sas (la stessa della tragedia di Linate). Negli ultimi tempi aveva iniziato ad accusare i colpi del caro-gasolio, ed aveva annunciato una riduzione di personale di più di 1000 unità e un taglio a molte delle rotte. E’ dallo scorso anno che la Sas sta cercando senza successo di vendere la Spanair, che nel primo semestre del 2008 ha perso 81 milioni di dollari e che sostiene ora che l’aereo aveva superato la revisione nel gennaio 2008. Poche ore prima del disastro, i piloti avevano minacciato di scioperare.

spanair2

Il VIDEO servizio:

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Il 21 Agosto 2008 alle 13:25 I Giochi di Pechino e i moralizzatori del Cio tra divieti e bacchettate » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] All’aeroporto di Madrid 153 persone sono morte in un incidente aereo. L’intera Spagna è sotto shock, ma a Pechino il Comitato olimpico (Cio) ha deciso di non proclamare alcun lutto e di dire no a tutto. Negativa è stata infatti la risposta del Cio alla richiesta della delegazione spagnola presente ai Giochi di far indossare agli atleti iberici che disputeranno le gare di oggi una fascia nera al braccio in segno di lutto. Fascia portata al braccio già ieri dai giocatori della nazionale di calcio in occasione dell’amichevole contro la Danimarca e, nonostante il divieto, portata anche oggi dalle tre atlete spagnole nella marcia femminile, María Vasco, Beatriz Pascual y María José Povés. [...]

Il 21 Agosto 2008 alle 19:07 Le dritte di Altroconsumo: Sicurezza nei cieli, volare più alto » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Adesso forse ci sarà chi approfitterà di questa triste occasione, l’incidente all’aeroporto di Madrid, per dare addosso alle compagnie low cost, organizzando il solito teorema: basso prezzo, scarsa sicurezza. Come dimostrano le statistiche, le compagnie a basso costo risparmiano su numerose voci di spesa, ma non certo sulla sicurezza. Anche a volerla vedere cinicamente, questa garanzia è un indispensabile punto di forza che qualunque compagnia deve avere per continuare a volare. Senza questo requisito, ogni strategia aziendale (prezzi contenuti, procedure snelle, brevi soste in aeroporto, servizi ridotti al minimo…) fallisce. I voli low cost, come del resto i viaggi con le compagnie tradizionali, sono sottoposti a precise regole di sicurezza internazionale. Da qualche anno è stata istituita l‘Agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Easa, che informa periodicamente gli Stati membri circa le problematiche del settore. Negli ultimi anni sono stati uniformati maggiormente i criteri internazionali che garantiscono la sicurezza di chi viaggia in aereo. In Italia è l’Enac l’ente che esercita il controllo sul trasporto aereo. La Comunità europea nel frattempo ha stilato una lista nera delle compagnie considerate non sicure, aggiornata ogni tre mesi, alle quali è vietato volare nei cieli comunitari. Per ora l’elenco comprende soprattutto compagnie africane e asiatiche. Questi aerei non possono volare in Europa, ma non possono neanche essere usati dai tour operator per tratte extraeuropee. È stato fatto qualche passo anche verso una maggiore trasparenza del settore. Dal 2006 i viaggiatori hanno il diritto di essere informati sull’esatta identità del vettore aereo per cui pagano il biglietto, anche se si tratta di charter inseriti in pacchetti turistici. Nessuna sbavatura, dunque? Non è esattamente così. Del resto non lo nasconde la stessa Commissione europea, che sul proprio sito segnala che “non è stato possibile procedere a un controllo completo in tutti i casi, data la totale assenza di informazioni per alcune compagnie aeree, che potrebbero operare ai limiti o al di fuori del sistema di aviazione internazionalmente riconosciuto”. Inoltre va detto che le autorità degli Stati membri della Comunità europea fanno ispezioni limitate solo ai velivoli delle compagnie che volano da/verso aeroporti comunitari, e i controlli sono fatti a campione, visto che con l’attuale traffico dei cieli non sarebbe possibile esaminare tutti gli aerei che atterrano in ogni aeroporto. In altre parole c’è il rischio che la lista nera delle compagnie bandite non sia del tutto completa. Senza voler screditare la legislazione comunitaria e nazionale, Altroconsumo da tempo chiede standard più elevati di sicurezza per i velivoli e maggiori garanzie sui controlli delle strutture aeroportuali, da intensificare nei momenti critici come le settimane di alto traffico vacanziero. [...]

Il 26 Agosto 2008 alle 16:26 Voli low cost, è un boom di tagli: dai pasti ai giubbotti salvagente » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] La parola d’ordine è tagliare: con il prezzo del carburante che sale, le compagnie aree low cost sono alla ricerca di nuove soluzioni per evitare un’impennata del prezzo dei biglietti. Soprattutto negli Stati Uniti dove la competizione è senza sosta. L’ultima è stata la United Airlines: ha deciso di far pagare il pasto sui voli intercontinentali. E dal mese prossimo già non saranno disponibili gli snack sui voli nazionali. Da giugno, invece, la Us Airways fa pagare ai viaggiatori anche le bevande non alcoliche: caffè e tè costano un dollaro. Ma la caccia al risparmio si spinge anche sulla sicurezza? La domanda è un tarlo per chi si accinge a prenotare un volo a basso prezzo, soprattutto dopo il recente incidente aereo della Spainair a Madrid e i “problemi” di altre compagnie, registrati dai media (Leggi qui e qui). Vero che, come certifica una ricerca di Altroconsumo, i voli low cost, come del resto i viaggi con le compagnie tradizionali, sono sottoposti a precise regole di sicurezza internazionale. Da qualche anno è stata istituita l‘Agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Easa. Ma al di là del Pacifico, solo nel marzo scorso la Southwest, una delle prime low cost al mondo, è stata segnalata al Congresso Usa perché 117 aerei della sua flotta non rispettavano gli standard previsti. Con il barile di petrolio che non accenna a diventare più economico, le compagnie aeree, poi, hanno deciso di limitare al minimo consentito la quantità di carburante per il volo: così risparmiano sul rifornimento e riducono il peso. Per un viaggio da Washington a Los Angeles con un Airbus 150 sono necessari 4300 galloni. Aggiungerne altri 219 costerebbe 750 dollari in più. O aerei che sostano sulla pista di rullaggio il minimo indispensabile (come gli automobilisti che fermi in coda spengono il motore). Ci sono poi compagnie che passano dalle normali stoviglie a quelle di plastica, e non per questioni di estetica ma sempre per questioni di peso. Altre che eliminano i giubbotti di sicurezza, perché tanto sono inutili. È questo infatti il ragionamento che hanno fatto quelli della Air Canada Jazz, visto che tutte le loro rotte di volo distano oltre 90 chilometri dalle coste marine. In realtà la legislazione canadese autorizza le compagnie aeree a mantenere a bordo unicamente i gommoncini gonfiabili, e non anche i i giubbotti di sicurezza. Unica concessione è quella prevista per i bambini, per i quali il salvagente è previsto. In Europa la crescita dei chilometri percorsi dai passeggeri è stata del 2,8%, ma il costo del rifornimento è aumentato del 30%. Sui bagagli in eccesso, poi, i prezzi sono salatissimi: se con Easyjet ogni chilogrammo può costare dai 6 ai 9 euro, con Air Berlin dai 23 ai 32 chili di bagaglio extra può essere pagato 25 euro. [...]

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