
Lyudmila Blonska
La sua è (solo) la terza medaglia “taroccata” dell’Olimpiade cinese. L’ucraina Lyudmila Blonska, argento nell’eptathlon, è risultata positiva a un test anti-doping. A dare la notizia è il presidente della Federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf), Lamine Diack. Medaglia immeritata quindi e subito ritirata, che ora andrà alla statunitense Hyleas Fountain; bronzo alla russa Tatiana Chernova.
Quello Blonska è il sesto caso di positività di questi Giochi, dopo quelli della ciclista spagnola Maria Isabel Moreno, del tiratore nordcoreano Kim-Jong-Su (un argento e un bronzo), della ginnasta vietnamita So Thi Ngan Thuon, della mezzofondista bulgara Daniela Yordanova e della greca Fani Halkia, campionessa olimpica dei 400 ostacoli ai giochi di Atene 2004.
Sei casi di doping su un totale di 4.133 controlli, che hanno portato il Cio a esprimere soddisfazione per il così basso numero di “illeciti sportivi”. Possibile? I Giochi più puliti quindi nella capitale del “taroccato”? Le domande e i dubbi sono più che legittimi: stanno davvero controllando bene? O le eventuali sostanze assunte dagli eroi di Pechino si sono talmente evolute da rendersi introvabili? E ancora: perché controllare mentre le gare sono in pieno svolgimento (quindi senza sorpresa), quando si sa che è soprattutto durante la fase di preparazione che gli atleti truccano il loro “motore”?
Dal Cio nessuna risposta, se non quella per ribadire i suoi dati ufficiali: “Siamo arrivati a 4133 test in totale: 3292 su campioni di urine (tra cui 657 per scovare l’Epo) e 848 su campioni di sangue(455 controlli per l’ormone della crescita, Gh)”, spiega Giselle Davies, portavoce del Comitato olimpico internazionale. “Arriveremo a circa 4.500 per la fine del Giochi, il numero più alto mai raggiunto nella storia della Olimpiadi”. Di questi controlli antidoping, circa il 64% sono stati effettuati dal periodo tra il 27 luglio e l’8 agosto, vale a dire prima dell’apertura ufficiale dei Giochi.
Una netta diminuzione quindi che il Comitato attribuisce al cosiddetto effetto deterrente. Ad Atene 2004 ad esempio vennero eseguiti 3.500 controlli, ma i casi positivi furono 26. “Si sta vincendo la battaglia contro l’uso di sostanze dopanti” commenta Davies, che assicura “Nessun rischio di giochi truccati, le analisi sono condotte di concerto con tutte le autorità antidoping, dalla Wada (l’agenzia mondiale per la lotta al doping) alle varie federazioni internazionali”.
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- Mercoledì 20 Agosto 2008


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