- Tags: basket, Hamed-Ehadadi, Iran, Nba, olimpiadi-2008, Pechino
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Il sogno di Hamed Ehadadi è quello di qualsiasi ragazzo che giochi a basket: la Nba, la lega professionistica americana in cui si concentrano tutti i migliori giocatori del mondo, da Kobe Bryant a Pau Gasol a Kevin Garnett. E Hamed i numeri per non sfigurare lì sotto canestro ce li avrebbe tutti: 217 centimetri di altezza per 110 chilogrammi. Misure da Yao Ming, da pivot gigante. Non solo, il ragazzone di 23 anni è stato notato dai talent scout di varie squadre americane nella Summer League di Kansas City (una serie di partite-show in cui alcune squadre Nba giocano contro nazionali estere) e ancora di più alle Olimpiadi di Pechino. Pur essendo stato eliminato nel girone, Ehadadi ha impressionato (16,5 punti di media e 10,5 rimbalzi) in particolare contro la quotata Argentina.
Ma a questo punto alla storia sportiva si sovrappone, come spesso accade, la politica. Già, perchè Hamed è iraniano. Così, quando sembrava ormai fatta per il passaggio di Ehadadi ai Memphis Grizzlies, il commissioner della Lega americana David Stern ha scritto alle 30 franchigie che la compongono per ricordare che, una legge federale americana dell’ U.S. Office of Foreign Assets Control, vieta alle società americane di avere accordi di natura commerciale con cittadini iraniani. Sportivi inclusi. Dai tempi del “Grande Satana” di Khomeini a quelli dell’ “asse del male” di Bush contro Ahmadineijad non è che i rapporti tra i due paesi siano migliorati, anzi.
E se in Iran la decisione dell’organismo federale del basket americano non è stata certo gradita (Grande Satana finchè si vuole, ma avere un connazionale nel campionato che fu di Michael Jordan sarebbe stato un sogno per molti), anche in America non sono in pochi a interrogarsi sul divieto: “Ora insieme ai nazisti e all’armata rossa c’è Hamed Ehadadi a minacciare l’integrità nazionale” scrive un blogger tifoso dei Grizzlies, “speriamo che ci si renda conto dell’assurdità e si trovi un permesso per farlo venire qui”. Mentre The Nation, magazine progressista, parla apertamente di “Ipocrisia”: “Se a venire nella Nba è un cinese di 2 metri che apre un mercato di 1 miliardo di persone è il benvenuto e buonanotte ai diritti umani, ma se è un iraniano allora guai!” scrive Dave Zirin, “e questo è solo l’ultimo esempio di come le politiche americane contro gli stati canaglia non colpiscano i potenti ma i normali cittadini”. Anche quando sono alti 2 metri e 17.
- Giovedì 21 Agosto 2008

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