I leader della coalizione al governo in Pakistan non hanno ancora trovato un accordo sul candidato alla successione dell’ex generale Pervez Musharraf. Né sul reinsediamento dei giudici licenziati lo scorso novembre. Ma tra la popolazione, la questione della leadership è passata in secondo piano: gli scontri nei distretti di Bajaur e di Kurram, nelle tumultuose aree tribali al confine con l’Afghanistan, nelle ultime settimane hanno provocato la morte di più di 800 persone, altre 250mila sono state costrette alla fuga dalle operazioni dell’esercito. 50 persone sono state uccise stamane in un doppio attacco suicida contro una fabbrica di armi vicino a Islamabad che ha provocato anche 70 feriti. L’uscita di scena del presidente Pervez Musharraf, cui Londra potrebbe aver garantito l’immunità, apre insomma più incognite di quante ne chiuda. E Swaran Singh, autorevole studioso di Relazioni Internazionali della Jawaharal Nehru University di Nuova Delhi, è convinto che il generale sia pronto ad andare in esilio.
Da cosa nasce questa convinzione?
Giocando la carta delle dimissioni Musharraf ha eliminato ogni spazio per la procedura di impeachment e si sta preparando ad andare in esilio. Tuttavia non vuole dare l’impressione di scappare dal suo Paese. Partirà tra poco per due brevi soggiorni in Arabia Saudita e in Turchia, e solo in un secondo momento si sposterà negli Stati Uniti, dove vivono il figlio e il fratello. Raggiungere l’America troppo presto alimenterebbe troppe polemiche.
Quale futuro per il Pakistan dopo l’uscita di scena dell’uomo che ha comandato negli ultimi nove anni?
Asif Ali Zardari, leader del Partito Popolare Pachistano (PPP) e vedovo della Bhutto, ha già annunciato che il prossimo presidente sarà una donna. Una dichiarazione che dimostra la volontà di rafforzare la propria posizione politica, minacciata sia dall’interno del PPP che dalla Lega musulmana pakistana (PML) di Nawaz Sharif. Certo, la scelta del nuovo Presidente richiederà moltissimo tempo, ma è certo è che il nuovo leader sarà sicuramente un politico del PPP accettabile anche per il PML.
Sarà un altro Musharraf?
No, sarà un Presidente privo di poteri. Entrambi i partiti, infatti, hanno trovato l’accordo sulla necessità di emendare la Costituzione del 1973 tagliando la maggior parte dei poteri presidenziali.
L’esercito ridefinirà gli equilibri pakistani?
Sin da quando è stato nominato Capo di Stato Maggione nel novembre 2007, il Generale Ashfaq Parvez Kayani ha chiarito che l’esercito non avrebbe più interferito con la politica pakistana. E così è stato.
E la guerra al terrorismo continuerà?
Sì, ma con la solita ambiguità di un Paese che a parole sostiene la posizione statunitense ma di fatto permette ad alcuni esponenti dell’Islam radicale di muoversi liberamente sul proprio territorio. Tuttavia, tale ambivalenza è dovuta anche all’incapacità pakistana di combattere gruppi terroristici che di fatto minacciano la stabilità politica e sociale del paese.
Musharraf ha veramente combattuto i fondamentalisti?
Certo che li ha contrastati. Lo conferma il fatto che il Generale sia stato spesso preso di mira dai miliziani. I risultati ottenuti creano non poche perplessità, è vero, ma questa è un’altra storia…
- Venerdì 22 Agosto 2008

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Commenti
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Il 3 Settembre 2008 alle 10:08 Il Pachistan alle urne il 6 settembre in un clima di grande tensione » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Esperti come Swaran Singh credono che, consapevole di non avere un futuro politico roseo, Zardari abbia tradito la parola data (candidatura di un Presidente donna e riduzione dei poteri presidenziali) per garantirsi almeno qualche anno di influenza e privilegi arroccato nella posizione di un Presidente con pieni poteri. Altri, invece, preferiscono non commentare le ragioni di quelle che definiscono scelte apparentemente prive di logica. [...]
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