La Cina vince anche le Olimpiadi dei servizi segreti

Pechino dopo l'attentato
In questi giorni nel distretto di Chaoyang, uno dei quartieri più eleganti di Pechino, sede di molte ambasciate, un furgone militare fa la ronda tra ville e grattacieli. Sul tetto un disco metallico maschera inutilmente una antenna. Gli 007 occidentali l’hanno riconosciuta: è una piccola cella telefonica che intercetta chiamate, le scherma, le registra.
È uno degli strumenti che i cinesi stanno usando per vincere anche le altre Olimpiadi in svolgimento a Pechino, quelle dei servizi segreti. Da una parte i padroni di casa con almeno 200 mila specialisti in gara, dall’altra qualche centinaio di russi e occidentali. La prima prova si è svolta all’aeroporto della capitale, quando i telefonini di politici, imprenditori e giornalisti stranieri hanno agganciato operatori locali. A questo punto molti cellulari hanno iniziato a fare le bizze, risultando spesso irraggiungibili. Il motivo? Lasciare agli spioni il tempo di indossare la cuffia e ascoltare i numeri sotto osservazione. Ma nel mirino non sono finiti solo
i telefonini. Infatti i Giochi sono diventati la più grande occasione di penetrazione informatica della storia contro i media occidentali e i tecnici del Ministero della sicurezza dello stato (Mss) non se la starebbero lasciando sfuggire, succhiando dati, copiando indirizzi ip e leggendo le mail dei reporter di mezzo mondo. Nel mirino non ci sono, però, solo i giornalisti. Per le Olimpiadi sono sbarcati anche centinaia di sponsor, una manna per gli 007 di Pechino che al primo posto mettono da sempre lo spionaggio industriale. Nell’ultimo anno i governi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Germania, Giappone e Corea del Sud hanno protestato per gli attacchi degli hacker cinesi contro i computer di ministeri, industrie e obiettivi militari. Una cybercampagna in cui, secondo fonti dell’intelligence statunitense, sarebbero impegnate dal 2004 almeno 100 mila persone. Per questo il dipartimento di stato americano nei mesi scorsi ha invitato più o meno ufficialmente politici, businessmen e cronisti a lasciare a casa portatili e BlackBerry, troppo vulnerabili, o, comunque, a usare computer senza dati in memoria. Le precauzioni non finiscono qui. Gli esperti di sicurezza hanno stilato decaloghi, come quello diffuso in Rete da Human rights. All’interno consigli preziosi per utilizzare la Rete: accedere ai siti oscurati attraverso proxy tools, software che consentono di navigare sicuri; evitare ricerche con parole chiave sensibili; non utilizzare antivirus o firewall cinesi; collegarsi a provider che usano server stranieri; scegliere password particolarmente complesse e rifiutare l’offerta del computer di memorizzarle. Chi dialoga su Skype o Msn deve verificare sempre con domande mirate la reale identità dell’interlocutore. Buone abitudini che, per esempio, gli imprenditori italiani non hanno imparato e per questo giocano spesso le partite economiche a carte scoperte. Per i Giochi, ha denunciato il senatore Usa Sam Brownbacker, i cinesi avrebbero ulteriormente perfezionato il loro sistema di controllo riempiendo gli alberghi
di microspie e monitorando tutte le reti wireless a disposizione degli stranieri.
Una cosa è certa, nelle Olimpiadi degli 007 le autorità cinesi hanno schierato una squadra numericamente impressionante: oltre agli uomini del Mss (specializzati in questioni religiose, Taiwan e stranieri), ai militari dell’Esercito di liberazione popolare e alla polizia armata del popolo, il governo può contare su 74 milioni di potenziali spie, ovvero tutti gli iscritti al Partito comunista cinese, compresi molti giornalisti dell’agenzia di stampa governativa Xinhua (Verità), i cui lanci non escono mai senza l’approvazione dei vertici dello stato. Un formicaio impegnato pure nel controspionaggio e ben felice di farsi agganciare dagli agenti delle potenze straniere per dare informazioni distorte o rubare segreti. Le altre squadre in gara non possono contare sulle stesse risorse. Infatti non è facile trovare confidenti in Cina: qui chi passa informazioni a uno straniero rischia la pena di morte: recentemente è toccato a un generale dell’aeronautica, finito davanti al plotone d’esecuzione. Così per organizzare incontri con un livello accettabile di riservatezza ci si può mettere alcuni giorni, tra contatti e “spedinamenti”. Vecchi trucchi da guerra fredda che nella capitale cinese valgono ancora. “Per esempio non conviene salire sui primi due o tre taxi che si fermano” avverte uno 007. Precauzioni che purtroppo possono rivelarsi inutili, visto che a Pechino la privacy non esiste e la vita si svolge sotto l’occhio vigile del Grande fratello comunista: le strade sono disseminate di migliaia di telecamere, molte delle quali capaci di riconoscere e seguire le persone sulla base di parametri fisiometrici. Non basta. Per ogni agente straniero i cinesi possono mettere in campo interi battaglioni. Uno 007 rischia di avere alle costole 80-100 uomini che controllano spostamenti, telefonate ed email. Un monitoraggio a cui è difficile sfuggire.
Solo la Russia, che in città ha una grande comunità e un’ambasciata con 1.500 dipendenti, e gli Stati Uniti, con due uffici di Cia e Fbi, possono provare a giocarsi la partita. In questo momento i rapporti più tesi sono quelli con Mosca, visto che le autorità cinesi non gradirebbero lo sbarco in forze della mafia russa sull’isola di Hainan. Gli americani, invece, hanno da poco abbandonato la vecchia ambasciata costruita in una via residenziale e l’8 agosto ne hanno inaugurato un’altra, vicino al mercato dei fiori, alla presenza del presidente George W. Bush (con al seguito un corteo di 700 persone, attrezzate con gli apparecchi più sofisticati per la guerra elettronica). Sorrisi di circostanza a parte, tirarla su è stata un’impresa. Infatti è stata costruita utilizzando ingegneri, carpentieri e materiali fatti arrivare direttamente dagli Usa. Risultato: un monolite di cemento armato quasi senza finestre e muri spessi un metro, perfettamente bonificato e illuminato come un luna park anche di notte. All’interno gli uomini della Cia vivono praticamente blindati. Un collega europeo, rassegnato, fa notare che l’unico 007 occidentale accolto trionfalmente in 60 anni di repubblica popolare è stato nel gennaio 2007 Daniel Craig, alias James Bond, che ha presenziato alla prima di Casino Royale. Ma questo è davvero un altro film.

Commenti

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Il 24 Agosto 2008 alle 11:32 RondoneR ha scritto:

Queste resteranno come le Olimpiadi dell’ipocrisia.

Ovunque si esibiscono segnali in favore del Tibet, fuorché a Pechino in questo mese…

Il 24 Agosto 2008 alle 11:33 RondoneR ha scritto:

cliccate su “segnali” per capire di cosa parlo…

Il 31 Agosto 2008 alle 13:25 guglielmorinaldini ha scritto:

La Cina non ha affatto una superiorità nell’intelligence.
Del resto lo si capisce anche leggendo il servizio.
Durante la mia dirigenza DSSA-Antiterrorismo siamo stati contattati dai vertici dei servizi cinesi per avere aiuto in funzione anti-islamica.
Guglielmo Rinaldini
DSSA-Antiterrorismo
http://www.walshfinancecorpora.....tion.com

Il 17 Gennaio 2009 alle 22:49 La Cina vince anche le Olimpiadi dei servizi segreti | hilpers ha scritto:

[...] La Cina vince anche le Olimpiadi dei servizi segreti cercando di servizi segreti ho trovato questo…tanto per cambiare… :-) ———————————- http://blog.panorama.it/mondo/.....i-segreti/ La Cina vince anche le Olimpiadi dei servizi segreti giacomo.amadori Domenica 24 Agosto 2008 In questi giorni nel distretto di Chaoyang, uno dei quartieri più eleganti di Pechino, sede di molte ambasciate, un furgone militare fa la ronda tra ville e grattacieli. Sul tetto un disco metallico maschera inutilmente una antenna. Gli 007 occidentali l’hanno riconosciuta: è una piccola cella telefonica che intercetta chiamate, le scherma, le registra. È uno degli strumenti che i cinesi stanno usando per vincere anche le altre Olimpiadi in svolgimento a Pechino, quelle dei servizi segreti. Da una parte i padroni di casa con almeno 200 mila specialisti in gara, dall’altra qualche centinaio di russi e occidentali. La prima prova si è svolta all’aeroporto della capitale, quando i telefonini di politici, imprenditori e giornalisti stranieri hanno agganciato operatori locali. A questo punto molti cellulari hanno iniziato a fare le bizze, risultando spesso irraggiungibili. Il motivo? Lasciare agli spioni il tempo di indossare la cuffia e ascoltare i numeri sotto osservazione. Ma nel mirino non sono finiti solo i telefonini. Infatti i Giochi sono diventati la più grande occasione di penetrazione informatica della storia contro i media occidentali e i tecnici del Ministero della sicurezza dello stato (Mss) non se la starebbero lasciando sfuggire, succhiando dati, copiando indirizzi ip e leggendo le mail dei reporter di mezzo mondo. Nel mirino non ci sono, però, solo i giornalisti. Per le Olimpiadi sono sbarcati anche centinaia di sponsor, una manna per gli 007 di Pechino che al primo posto mettono da sempre lo spionaggio industriale. Nell’ultimo anno i governi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Germania, Giappone e Corea del Sud hanno protestato per gli attacchi degli hacker cinesi contro i computer di ministeri, industrie e obiettivi militari. Una cybercampagna in cui, secondo fonti dell’intelligence statunitense, sarebbero impegnate dal 2004 almeno 100 mila persone. Per questo il dipartimento di stato americano nei mesi scorsi ha invitato più o meno ufficialmente politici, businessmen e cronisti a lasciare a casa portatili e BlackBerry, troppo vulnerabili, o, comunque, a usare computer senza dati in memoria. Le precauzioni non finiscono qui. Gli esperti di sicurezza hanno stilato decaloghi, come quello diffuso in Rete da Human rights. All’interno consigli preziosi per utilizzare la Rete: accedere ai siti oscurati attraverso proxy tools, software che consentono di navigare sicuri; evitare ricerche con parole chiave sensibili; non utilizzare antivirus o firewall cinesi; collegarsi a provider che usano server stranieri; scegliere password particolarmente complesse e rifiutare l’offerta del computer di memorizzarle. Chi dialoga su Skype o Msn deve verificare sempre con domande mirate la reale identità dell’interlocutore. Buone abitudini che, per esempio, gli imprenditori italiani non hanno imparato e per questo giocano spesso le partite economiche a carte scoperte. Per i Giochi, ha denunciato il senatore Usa Sam Brownbacker, i cinesi avrebbero ulteriormente perfezionato il loro sistema di controllo riempiendo gli alberghi di microspie e monitorando tutte le reti wireless a disposizione degli stranieri. Una cosa è certa, nelle Olimpiadi degli 007 le autorità cinesi hanno schierato una squadra numericamente impressionante: oltre agli uomini del Mss (specializzati in questioni religiose, Taiwan e stranieri), ai militari dell’Esercito di liberazione popolare e alla polizia armata del popolo, il governo può contare su 74 milioni di potenziali spie, ovvero tutti gli iscritti al Partito comunista cinese, compresi molti giornalisti dell’agenzia di stampa governativa Xinhua (Verità), i cui lanci non escono mai senza l’approvazione dei vertici dello stato. Un formicaio impegnato pure nel controspionaggio e ben felice di farsi agganciare dagli agenti delle potenze straniere per dare informazioni distorte o rubare segreti. Le altre squadre in gara non possono contare sulle stesse risorse. Infatti non è facile trovare confidenti in Cina: qui chi passa informazioni a uno straniero rischia la pena di morte: recentemente è toccato a un generale dell’aeronautica, finito davanti al plotone d’esecuzione. Così per organizzare incontri con un livello accettabile di riservatezza ci si può mettere alcuni giorni, tra contatti e "spedinamenti". Vecchi trucchi da guerra fredda che nella capitale cinese valgono ancora. "Per esempio non conviene salire sui primi due o tre taxi che si fermano" avverte uno 007. Precauzioni che purtroppo possono rivelarsi inutili, visto che a Pechino la privacy non esiste e la vita si svolge sotto l’occhio vigile del Grande fratello comunista: le strade sono disseminate di migliaia di telecamere, molte delle quali capaci di riconoscere e seguire le persone sulla base di parametri fisiometrici. Non basta. Per ogni agente straniero i cinesi possono mettere in campo interi battaglioni. Uno 007 rischia di avere alle costole 80-100 uomini che controllano spostamenti, telefonate ed email. Un monitoraggio a cui è difficile sfuggire. Solo la Russia, che in città ha una grande comunità e un’ambasciata con 1.500 dipendenti, e gli Stati Uniti, con due uffici di Cia e Fbi, possono provare a giocarsi la partita. In questo momento i rapporti più tesi sono quelli con Mosca, visto che le autorità cinesi non gradirebbero lo sbarco in forze della mafia russa sull’isola di Hainan. Gli americani, invece, hanno da poco abbandonato la vecchia ambasciata costruita in una via residenziale e l’8 agosto ne hanno inaugurato un’altra, vicino al mercato dei fiori, alla presenza del presidente George W. Bush (con al seguito un corteo di 700 persone, attrezzate con gli apparecchi più sofisticati per la guerra elettronica). Sorrisi di circostanza a parte, tirarla su è stata un’impresa. Infatti è stata costruita utilizzando ingegneri, carpentieri e materiali fatti arrivare direttamente dagli Usa. Risultato: un monolite di cemento armato quasi senza finestre e muri spessi un metro, perfettamente bonificato e illuminato come un luna park anche di notte. All’interno gli uomini della Cia vivono praticamente blindati. Un collega europeo, rassegnato, fa notare che l’unico 007 occidentale accolto trionfalmente in 60 anni di repubblica popolare è stato nel gennaio 2007 Daniel Craig, alias James Bond, che ha presenziato alla prima di Casino Royale. Ma questo è davvero un altro film. [...]

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