
Da Istanbul
Quando pattina Ekber assume un’espressione molto seria, il suo sguardo rimane fisso e concentrato davanti a sè e nello sforzo fa una piccola smorfia con la bocca. Ma, appena si ferma, sorride, si aggiusta la folta capigliatura nera e riccia, e con un pizzico di orgoglio rivela: “Durante i miei viaggi in Iran ho raggiunto anche i cento chilometri all’ora”. Così come sfreccia sui pattini, con altrettanta rapidità ha lasciato il suo Paese per non metterci forse mai più piede. “Tornassi a Teheran”, spiega a Panorama.it parlando in turco, “molto probabilmente dovrei trascorrere 20-30 anni in galera. Ad essere ottimisti”.
Una vita che è tutta un’avventura quella di Ekber Ibrahimzade, ora atletico 23enne, fin da piccolo autentico spirito libero. A soli 14 anni lascia scuola e famiglia e si procura da vivere con piccole partecipazioni in film nazionali. Nel 2005 matura l’idea di compiere un viaggio da un capo all’altro dell’Iran. Prima di scegliere cosa vedere, deve decidere quindi come viaggiare. Guidare non gli piace, girare a piedi richiederebbe troppo tempo, ed ecco allora che matura l’idea destinata a cambiargli la vita: un viaggio sui pattini a rotelle. In tre giorni passati a consumarsi le ginocchia impara quello che basta e l’avventura comincia.
Il suo primo viaggio, dall’est all’ovest dell’Iran, gli fa compiere 2750 chilometri in 37 giorni. Un’impresa, la sua, che attira l’immediata attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica, seguita da quella delle autorità politiche. Ekber non è solo un perfetto esempio per i propri coetanei, ma potrebbe anche giovare all’immagine del Paese all’estero nel caso battesse il record di chilometri appartenente a un inglese. E così, mentre Ibrahimzade racconta ai giornalisti che il suo vero obiettivo è quello di percorrere un giorno con i pattini l’antica Via della Seta (da Venezia alla Cina), nei palazzi del potere si comincia a riflettere sul come trasformarlo in uno strumento di propaganda. L’assistente del presidente Mahmud Ahmadinejad, Rahim Meshai, lo incontra e gli offre una sponsorizzazione. Nel suo secondo viaggio Ekber percorre 4mila chilometri in 80 giorni: un’esperienza che lo rende famoso.
Ma i piani delle autorità si scontrano con quelli che sono invece i reali interessi del ragazzo che, passando di paese in paese, vuole soprattutto instaurare un rapporto vero con le persone che incontra, tastarne gli umori e le impressioni. Nel suo cammino Ekber chiede alla gente di scrivere in un grosso quaderno quelle che sono le loro opinioni sulla classe dirigente e sul presidente. Un errore, dettato forse da una certa ingenuità, che si rivelerà fatale.
Tornato dal suo secondo viaggio e in procinto di pianificarne un terzo di ancora più vaste dimensioni, viene a sapere che rischia di essere arrestato da un momento all’altro. In men che non si dica, utilizzando il passaporto del fratello, Ekber si dà alla fuga e arriva in Turchia. Il suo obiettivo iniziale è quello di raggiungere l’Europa, entrando in Bulgaria, ma i bulgari si rifiutano di concedergli l’asilo. Da sei mesi questo giovane e intraprendente iraniano è a Edirne, l’ultima grande città turca prima del confine. Qui, insieme ad iracheni, afghani, cinesi e marocchini è provvisoriamente ospitato in una struttura gestita dalla locale stazione di polizia. Qui in Turchia, dove è stato finora ben accolto, aspetta e spera che gli venga concesso l’asilo politico, l’unico strumento che potrebbe salvargli la vita. Il viaggio lungo la Via della Seta sembra ormai destinato a rimanere un sogno. E i pattini, per gran parte del giorno, restano al chiodo.
- Lunedì 25 Agosto 2008

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