Una missionaria carbonizzata durante l’incendio a un orfanotrofio cristiano a Phutpali, 400 chilometri a ovest di Bhubaneshwar, capitale dello Stato di Orissa. Un altro arso vivo nel rogo della sua casa in un altro villaggio. Una dozzina di chiese date alle fiamme. E’ il bilancio, ancora parziale, dell’ondata di violenze scatenata negli ultimi due giorni da alcuni gruppi estremisti indù nella parte orientale dell’India.
Inferociti a causa del recente assassinio del leader indù Swami Laxanananda Saraspati, gli ultranazionalisti hanno assaltato e dato fuoco a tutti i simboli della cristianità nella regione, dalle parrocchie agli oratori. La versione della polizia secondo cui l’omicidio di Laxanananda era stato orchestrato dai maoisti non ha convinto gli indù radicali, secondo i quali l’assassinio era stato preparato e organizzato dalle bande cristiane. Quella di questi giorni non è però la prima rivolta contro i cattolici in questa regione del paese, dove già nel 1999 un missionario australiano di nome Graham Staines fu ucciso assieme ai due figli da una folla inferocita. Anche il natale del 2007 era stato l’occasione di un duro scontro religioso tra le due fazioni, con il partito fondamentalista indù Vishwa Hindu Parishad (VHP) che aveva cercato in ogni modo di impedire i festeggiamenti nei distretti di Phulbani e Kandhamala, dove i cristiani rappresentano la maggioranza. Alla fine era morto un ragazzo, nella città di Barakhamba.
Secondo l’agenzia stampa del Pontificio istituto delle missioni estere, Asianews, l’assassinio della donna, una missionaria laica di 22 anni, è avvenuto la sera di sabato 23 agosto ad opera di almeno venti assalitori . Entrati durante una sessione di yoga nell’orfanotrofio hanno sparato colpi all’impazzata, lanciando anche granate e dando fuoco all’edificio.
L’arcivescovo della diocesi di Cuttack-Bhubaneswar, Raphael Cheenath, ha riferito che la donna morta non era una suora come inizialmente sostenuto dalle forze dell’ordine, ma una cristiana che aiutava nella cura della struttura e dei suoi ospiti. La tensione nello Stato dopo l’uccisione del leader fondamentalista indù resta molto alta. E questa sera si terrà la cerimonia funebre in suo onore, un’altra occasione per innescare la spirale della vendetta religiosa. ”C’è molta gente nelle strade - ha detto l’arcivescovo. La polizia controlla la folla ma è disarmata”.
Il presule ha poi rinnovato il suo cordoglio per la morte di Swami Laxanananda, della cui uccisione ha fin dall’inizio negato ogni responsabilità da parte cristiana. ”Le violenze contro famiglie e strutture della comunità cristiana della zona sono tuttora in atto in varie località, fino alla vicina diocesi di Sambalpur, e siamo molto preoccupati di quello che potrà accadere”, ha detto l’arcivescovo.
- Lunedì 25 Agosto 2008

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Il 25 Agosto 2008 alle 19:22 Frattini lancia Roma come sede del dialogo per il Caucaso » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “La settimana prossima sarò un giorno a Mosca e un giorno a Tbilisi. Ed esporrò ad entrambi i governi (russo e georgiano) l’idea di una conferenza a Roma. Una conferenza di dialogo e riconciliazione”. Lo ha annunciato a Rimini al Meeting di Cl, il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Per Frattini “l’Italia auspica una conferenza dove siano presenti tutti gli attori interessati”. Quindi il titolare della Farnesina ha spiegato che vuole accelerare i tempi per arrivare “il 5 settembre a riferire al Consiglio informale dei ministri europei”. Ma Frattini ha pure parlato di una telefonata avuta questa mattina con il suo collega russo, Lavrov, a cui “ho ripetuto che non penso che la Russia debba interrompere la collaborazione con la Nato“. Non è un caso che l’Italia sia mediatrice, infatti Berlusconi (che Frattini ha detto di tenere costantemente informato) si è fatto mediatore tra Russia e Georgia. Ma Frattini si è detto preoccupato per un “eventuale riconoscimento del governo russo dell’indipendenza dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia”. Frattini di fronte alla platea ciellina nella cittadina romagnola ha anche rassicurato l’Afghanistan sui contingenti militari stranieri spiegando che “rinegoziare non vuol dire il ritiro dei militari”. La sortita di Frattini arriva all’indomani della decisione del governo di Kabul che ha parlato di “rivedere la presenza militare della coalizione” dopo i drammatici fatti che hanno visto la morte di tanti innocenti civili. Fatti condannati da Frattini: “La Nato sta indagando per arrivare ad una risposta di verità, ovvero di chi sia responsabile della morte di tanti innocenti civili”. Riguardo a un altro focolaio accesosi nelle ultime ore, quello indiano, che ha visto l’attacco di estremisti religiosi indù contro un orfanotrofio gestito da missionari cattolici dove una suora è stata bruciata viva il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo religioso, ha cercato di stemperare le polemiche dicendo di “non conoscere i drammatici fatti indiani”, ma di essere sorpreso che le violenze provengano dagli indù: “Sono stato in India tre settimane fa e incontrando i gruppi indù mi ha sorpreso la grande apertura al sincretismo religioso“. Ma la giornata ciellina a Rimini ha visto impegnati anche il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Entrambi, seppure con sfumature diverse, hanno sottolineato l’importanza dell’approdo verso una riforma dei contratti. Per Bonanni si tratta praticamente di una questione di vita o di morte: “L’accordo sui contratti è necessario entro settembre. È una generazione che lo aspettiamo e per questo va chiuso a tutti costi”. Quindi un avviso, quasi una minaccia (alla Cgil?): “Chi non lo firmerà si prenderà un grande responsabilità di fronte al paese. Voglio vedere chi non lo firmerà”. Più sfumati i toni di Sacconi: “Sarebbe auspicabile che entro settembre si possa arrivare all’accordo sulla riforma del modello contrattuale tra Confindustria e sindacati”. Da registrare ancora l’arrivo a Rimini del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che respinge al mittente le critiche subite per i drammatici fatti di cronaca avvenuti la settimana scorsa nella periferia di Roma, dove due turisti olandesi sono stati oggetto di terribili violenze da parte di un gruppo di rumeni: “Sui due olandesi massacrati si è registrata una polemica davvero strumentale e di bassissimo livello”. Il sindaco della Capitale, che insieme con Roberto Formigoni ha partecipato ad un dibattito sulla sussidiarietà, ha ribadito che tornando a Roma si recherà a Ponte Galeria e ha rivelato di “aver parlato con l’ambasciatore olandese, a cui ho chiesto se potrò andare a visitare le vittime dell’aggressione, ovviamente se le loro condizioni fisiche lo consentiranno”. Alemanno ha dunque respinto le critiche giunte da più parti, spiegando che governa Roma solo da qualche mese e che da poche settimane sono stati firmati i patti per la sicurezza con la Provincia e la Regione che prevedono l’uso dell’esercito a coadiuvare le forze dell’ordine. Ed è proprio questa per il sindaco la strada su cui andare avanti: “Bisogna intensificare e rafforzare gli sforzi, ma nessuno venga a dirci che eccediamo o che vogliamo militarizzare la città. I cittadini – ha proseguito il primo cittadino - hanno il diritto a vivere con un adeguato livello di sicurezza”. E in questo senso Alemanno si è detto favorevole alla proposta del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, di “prolungare la presenza dei militari a Roma”. [...]
Il 29 Agosto 2008 alle 16:02 Non si placa la furia anticristiana in Orissa » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il bilancio delle vittime nello Stato indiano dell’Orissa continua a salire. Sono arrivati a dieci i cristiani uccisi brutalmente dagli estremisti indù ma, secondo fonti cattoliche americane, potrebbero essere anche 30 le vittime. Contrariamente a quanto dichiarato dalla polizia, la situazione nel distretto di Kandhamal non è affatto sotto controllo nonostante l’imposizione del coprifuoco e l’autorizzazione data alle forze dell’ordine di sparare a vista a chi lo infrange. [...]
Il 5 Settembre 2008 alle 12:57 Orissa, religione ed economia alimentano la furia anticristiana » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Ma che cosa alimenta questa caccia ai fedeli e ai missionari? Inizialmente si era parlato della vendetta degli ultranazionalisti per l’assassinio del leader indù Swami Laxanananda Saraspati, a loro parere preparato e organizzato non dai maoisti, come ha sostenuto la polizia locale, ma dalle bande cristiane. Tuttavia, le testimonianze raccolte sul campo sembrano avvalorare un’altra ipotesi, legata alle ripercussioni economiche delle conversioni. Il fatto che i missionari abbiano sempre aiutato gli intoccabili o gli appartenenti alle caste inferiori ha fatto sì che a questi gruppi di emerginati fosse offerta una istruzione e un’assistenza di base che ultimamente ha permesso loro di migliorare le proprie condizioni di vita e di accedere ad alcuni posti di lavoro preclusi ad indù che, nonostante l’appartenenza a una casta superiore, in uno stato povero come l’Orissa non riescono a garantire l’istruzione nemmeno ai propri figli, destinandoli a commerciare riso, ginger e radici di vario tipo per tutta la vita, come hanno fatto i loro genitori. Secondo gli indù, le conversioni al cristianesimo sarebbero indotte da lusinghe e promesse di benefici economici, quindi illegali. I cattolici, naturalmente, respingono le accuse. [...]
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