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Medvedev: siamo pronti a sospendere tutti i rapporti con la Nato

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  • Tags: Georgia, Russia, tbilisi
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Presidenziali russe

LEGGI ANCHE: Lo speciale Georgia. Il FORUM - Guarda la GALLERY - Guarda la MAPPA del Caucaso

Mosca è pronta a interrompere tutti i rapporti con l’Alleanza atlantica. A poche ore dal sì del parlamento russo al riconoscimento dell’indipendenza delle due regioni separatiste georgiane Ossezia del Sud e Abkhazia, è il presidente Dmitry Medvedev ad alzare da Sochi i toni della polemica diplomatica contro Usa e Ue ribadendo il principio che il Caucaso è affare esclusivamente russo. E che pur di difendere i suoi interessi strategici e politici nell’area il Cremlino è pronto ad andare allo scontro con l’Occidente sospendendo del tutto i rapporti con la Nato. Ma il gelo potrebbe anche estendersi anche al processo di integrazione al Wto, perfino ai voli nello spazio che in questi anni hanno visto russi e americani viaggiare insieme verso la Stazione spaziale internazionale. L’obiettivo moscovita è di rivedere quegli accordi che imponendo tariffe doganali troppo alte - secondo il vicepremier Igor Chouvalov - penalizzerebbero l’agricoltora e la produzione russa. Insomma, alla guerra guerreggiata in Georgia potrebbe aprirsi la fase delle ritorsioni diplomatiche, militari e commerciali.

Le settimane che precedono il vertice straordinario dell’Unione Europea, convocato per il primo settembre da Nicolas Sarkozy, si annunciano tese. I carri armati e i soldati russi restano ben saldi nelle posizioni strategiche conquistate durante il conflitto e, nonostante il ritiro di Gori, continuano a controllare manu militari alcune zone strategiche della Georgia. Il braccio di ferro, come aveva previsto tempo fa George W. Bush, è destinato a durare “settimane” e l’Europa è in attesa di uno sbocco alla grave crisi diplomatica. C’è chi ventila la possibilità di sanzioni, ma il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, è cauto e deciso a concedere alla Russia ancora qualche giorno prima di ritornare sulle proprie posizioni: “C’è una tregua, il ritiro delle truppe è stato fissato in otto giorni: è già tanto ma conviene aspettare”.

E’ di ieri invece la notizia che i soldati russi, ritirandosi da Gori, avrebbero disseminato il terreno di mine pronte a esplodere contro un’eventuale riavanzata georgiana. La Russia continua a controllare almeno sei postazioni strategiche nella parte occidentale del paese (come i porti di Bitumi e di Poti dove una nave da guerra americana carica di aiuti è ancora in attesa di poter attraccare) e altre otto al confine con l’Ossezia del sud, anche attraverso i suoi “peacekeeper” con lo scudetto Mc in bella vista sul braccio. A rendere ancora più incandescente la situazione ‘è anche una dichiarazione del presidente georgiano Milhail Shakaasvili che ha ribadito che è intenzione di Tbilisi riconquistare le enclave filorusse dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia dopo aver ricostruito l’esercito distrutto dalla guerra: “La bandiera georgiana sventolerà su tutto il nostro territorio”. Sui motivi della sconfitta subita, Shakaasvili ha invece spiegato che è stato lui a dare l’ordine di fermarsi, per evitare il peggio: “Potevamo trasformare la guerra in un’altra Cecenia. Ma abbiamo preferito non fare nulla perché siamo una grande nazione europea. Magari li avremmo battuti ma avremmo dovuto andare in montagna e farci crescere le barbe. Ma sarebbe stato un dramma per la nostra nazione”.

  • redazione
  • Lunedì 25 Agosto 2008
India orientale: caccia ai missionari cristiani »
« Fugge dall’Iran in pattini: “Se torno mi ammazzano”

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Il 25 Agosto 2008 alle 19:20 Frattini lancia Roma come sede del dialogo per il Caucaso » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “La settimana prossima sarò un giorno a Mosca e un giorno a Tbilisi. Ed esporrò ad entrambi i governi (russo e georgiano) l’idea di una conferenza a Roma. Una conferenza di dialogo e riconciliazione”. Lo ha annunciato a Rimini al Meeting di Cl, il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Per Frattini “l’Italia auspica una conferenza dove siano presenti tutti gli attori interessati”. Quindi il titolare della Farnesina ha spiegato che vuole accelerare i tempi per arrivare “il 5 settembre a riferire al Consiglio informale dei ministri europei”. Ma Frattini ha pure parlato di una telefonata avuta questa mattina con il suo collega russo, Lavrov, a cui “ho ripetuto che non penso che la Russia debba interrompere la collaborazione con la Nato“. Non è un caso che l’Italia sia mediatrice, infatti Berlusconi (che Frattini ha detto di tenere costantemente informato) si è fatto mediatore tra Russia e Georgia. Ma Frattini si è detto preoccupato per un “eventuale riconoscimento del governo russo dell’indipendenza dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia”. Frattini di fronte alla platea ciellina nella cittadina romagnola ha anche rassicurato l’Afghanistan sui contingenti militari stranieri spiegando che “rinegoziare non vuol dire il ritiro dei militari”. La sortita di Frattini arriva all’indomani della decisione del governo di Kabul che ha parlato di “rivedere la presenza militare della coalizione” dopo i drammatici fatti che hanno visto la morte di tanti innocenti civili. Fatti condannati da Frattini: “La Nato sta indagando per arrivare ad una risposta di verità, ovvero di chi sia responsabile della morte di tanti innocenti civili”. Riguardo ad un altro focolaio accesosi nelle ultime ore, quello indiano, che ha visto l’attacco di estremisti religiosi indù contro un orfanotrofio gestito da missionari cattolici dove una suora è stata bruciata viva il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo religioso, ha cercato di stemperare le polemiche dicendo di “non conoscere i drammatici fatti indiani”, ma di essere sorpreso che le violenze provengano dagli indù: “Sono stato in India tre settimane fa e incontrando i gruppi indù mi ha sorpreso la grande apertura al sincretismo religioso“. Ma la giornata ciellina a Rimini ha visto impegnati anche il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Entrambi, seppure con sfumature diverse, hanno sottolineato l’importanza dell’approdo verso una riforma dei contratti. Per Bonanni si tratta praticamente di una questione di vita o di morte: “L’accordo sui contratti è necessario entro settembre. È una generazione che lo aspettiamo e per questo va chiuso a tutti costi”. Quindi un avviso, quasi una minaccia (alla Cgil?): “Chi non lo firmerà si prenderà un grande responsabilità di fronte al paese. Voglio vedere chi non lo firmerà”. Più sfumati i toni di Sacconi: “Sarebbe auspicabile che entro settembre si possa arrivare all’accordo sulla riforma del modello contrattuale tra Confindustria e sindacati”. Da registrare ancora l’arrivo a Rimini del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che respinge al mittente le critiche subite per i drammatici fatti di cronaca avvenuti la settimana scorsa nella periferia di Roma, dove due turisti olandesi sono stati oggetto di terribili violenze da parte di un gruppo di rumeni: “Sui due olandesi massacrati si è registrata una polemica davvero strumentale e di bassissimo livello”. Il sindaco della Capitale, che insieme con Roberto Formigoni ha partecipato ad un dibattito sulla sussidiarietà, ha ribadito che tornando a Roma si recherà a Ponte Galeria e ha rivelato di “aver parlato con l’ambasciatore olandese, a cui ho chiesto se potrò andare a visitare le vittime dell’aggressione, ovviamente se le loro condizioni fisiche lo consentiranno”. Alemanno ha dunque respinto le critiche giunte da più parti, spiegando che governa Roma solo da qualche mese e che da poche settimane sono stati firmati i patti per la sicurezza con la Provincia e la Regione che prevedono l’uso dell’esercito a coadiuvare le forze dell’ordine. Ed è proprio questa per il sindaco la strada su cui andare avanti: “Bisogna intensificare e rafforzare gli sforzi, ma nessuno venga a dirci che eccediamo o che vogliamo militarizzare la città. I cittadini – ha proseguito il primo cittadino - hanno il diritto a vivere con un adeguato livello di sicurezza”. E in questo senso Alemanno si è detto favorevole alla proposta del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, di “prolungare la presenza dei militari a Roma”. [...]

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