“È un genocidio, un genocidio silenzioso e nessuno fa niente. Neanche l’Italia. Una volta eravate nostri fratelli, ora ci avete abbandonati”. Ha la voce rotta dalla delusione e dallo sconforto la dottoressa somala Hawa Abdi, mentre racconta a Panorama.it un’altra giornata di sangue trascorsa a Mogadiscio. Lo scorso venerdì, a pochi chilometri dall’ospedale e dal campo per sfollati che la dottoressa gestisce ad Afgooye, alla periferia della città, un attentato dinamitardo contro le truppe somalo-etiopi e la successiva rappresaglia dell’esercito hanno provocato più di 70 morti. L’ennesima carneficina nella guerra tra esercito e Corti islamiche che, dallo gennaio 2007, ha provocato più di 8.000 vittime e costretto alla fuga almeno un milione di persone.
A Mogadiscio, i ragazzi di vent’anni non sanno neanche cosa sia la pace. La guerra civile somala, scoppiata nel 1991, ha fatto più di mezzo milione di morti e non si è mai interrotta. Gli scontri sono quotidiani, e non risparmiano nessuno: giornalisti e operatori umanitari, presi tra due fuochi, sono tra gli obiettivi principali delle milizie islamiche e degli uomini vicini al governo, sostenuto dalla comunità internazionale ma composto da ex-signori della guerra diventati ministri e parlamentari. Diviso al proprio interno, l’esecutivo si regge solo grazie all’appoggio dell’Etiopia, che ha inviato decine di migliaia di soldati per combattere le Corti.
Il campo di Hawa Abdi è la fotografia degli ultimi vent’anni della Somalia: nato come un ospedale per gli indigenti nel 1984, negli anni ‘90 si è trasformato in un improvvisato centro di accoglienza per i civili in fuga da Mogadiscio, diventando una vera e propria città.
Dottoressa Hawa Abdi, com’è la situazione al campo?
Sempre peggio, in un anno l’emergenza è raddoppiata. Ora ospitiamo 75.000 sfollati, di cui quasi la metà bambini, e non siamo in grado di fornire abbastanza cibo, acqua e medicine.
Ci racconti cosa è successo venerdì scorso
A pochi chilometri da qui gli insorti hanno colpito un convoglio di soldati etiopi con una bomba. Per rappresaglia i militari hanno aperto il fuoco contro due minibus civili, uccidendo più di 70 persone. Lo fanno ogni giorno. Quando passano qui davanti, se qualche ragazzino tira loro dei sassi, sparano. Ammazzano senza fare distinzione: vecchi, donne o bambini, per loro è lo stesso.
Hanno preso di mira anche lei?
Un mese fa un gruppo di soldati ha sparato 28 colpi contro il mio ufficio, ferendo a morte un mio collaboratore che per caso si trovava lì. Abbiamo provato a trasportarlo a Nairobi, ma non c’è stato nulla da fare. Probabilmente volevano uccidere me.
Dottoressa, ieri si sono tenuti i colloqui di pace di Gibuti, tra il governo e l’ala moderata degli insorti. Ottimista?
Il governo di transizione è in carica da quattro anni e non c’è stato alcun miglioramento. Abbiamo avuto un po’ di pace solo durante i sei mesi di governo delle Corti islamiche (cacciate a fine 2006 dall’Etiopia, ndr), ma anche loro, che cosa hanno fatto per la popolazione? Uccidono, distruggono e parlano, mentre la gente comune soffre.
C’è qualche organizzazione che l’aiuta a gestire il campo?
Medici senza Frontiere ci ha aiutato molto. Hanno costruito un centro nutrizionale per l’infanzia, ci hanno dato un generatore per l’ambulatorio, ma non basta. Ho scritto all’Unicef chiedendo una scuola per queste decine di migliaia di bambini, non si sono neanche degnati di rispondere.
Si sente di rivolgere un appello alla comunità internazionale?
Sì. La smettessero di pagare le spese di queste conferenze di pace che non approdano a nulla e venissero ad aiutarci. Avevo pensato di spostare il campo in una zona più sicura, ma non abbiamo né i mezzi né i soldi per andarcene. L’Unione Europea non si è fatta vedere, nessuno si è mosso. Neanche l’Italia.
Anche recentemente, dopo la liberazione dei due cooperanti italiani, continuano gli attacchi contro il personale umanitario
Lo so, ed è una tragedia. Perché siamo noi a dover pagare per l’idiozia di qualche nomade a caccia di un riscatto. Ma questa è la storia dei nostri ultimi vent’anni. Siamo finiti in balia di gente ignorante e violenta che ci ha portato alla rovina.
- Martedì 26 Agosto 2008

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