- Tags: Cina, India, olimpiadi-2008
- Un commento
L’India è la seconda Nazione più popolosa del mondo ma ha portato a casa da Pechino solo tre medaglie. Il confronto coi “vicini” è impietoso. “Colpa della passione per il cricket e della scarsità di strutture” si lamentano atleti e quotidiani indiani. Certo, un po’ di invidia c’è: con una popolazione di quasi un miliardo di persone, New Delhi porta a casa nella più fruttifera edizione dei Giochi la miseria di 3 medaglie (di cui solo una d’oro) e il potente vicino, quello di sopra, si prende il primo posto nel medagliere con cento podi e 51 primi posti. Insomma, si può capire lo stato d’animo degli indiani quando pensano allo stato del loro sport comparato con il trionfo cinese.
Solo di sport si parla, certo, ma il discorso inevitabilmente tocca altri campi: dal confronto tra democrazia e totalitarismo, organizzazione, potenza economica, sviluppo. In sintesi, la domanda che si pongono molti commentatori indiani in questi giorni è: perché i cinesi superano l’America e noi (più democratici, con standard di crescita analoghi e la seconda popolazione del pianeta) neanche ci avviciniamo alla Giamaica?
“Sono contento del risultato: tre medaglie individuali, anche senza hockey” ha detto il presidente del Comitato olimpico indiano Suresh Kalmadi, “possiamo migliorare in vista delle Olimpiadi di Londra 2012”. E’ vero, è stato il miglior bottino olimpico della storia per l’India. Ma gli atleti, intervistati dai quotidiani locali, non sono certo entusiasti. “Non dobbiamo essere compiacenti con noi stessi. Se la Giamaica, con due milioni di abitanti, può fare bottino pieno nella velocità, dove possiamo arrivare noi?” si chiede l’ex velocista PT Usha. “Il problema è che in questo Paese si vive solo di cricket” (è lo sport nazionale) si lamenta il capitano della forte squadra di hockey Dahnray Pillaj sul Times of India. Il sentimento è comprensibile, basta pensare alle polemiche tutte italiane sul “trattamento di favore” riservato al calcio. Ma c’è di più: “Perché non impariamo qualcosa dalla Cina?” Si chiede il corridore Gurbachan Singh Randhawa (110 ostacoli) “I nostri coach hanno degli standard obsoleti, non hanno il minimo interesse a imparare le novità”.
Il fatto è che gli allenatori sono pagati dallo Stato, ma a quanto pare il governo indiano non è così esigente come quello cinese. La situazione di strutture e fondi, poi, è tutt’altro che ideale. “A Pechino i tiratori, la nostra migliore opzione di medaglia, non avevano le munizioni per allenarsi, mentre i lottatori non avevano i massaggiatori a disposizione” svela un altro atleta (anonimo) intervistato dalla Reuters. Insomma, la situazione delle strutture per lo sport in India non è certo idilliaca. Basti pensare che l’unico oro conquistato a Pechino è arrivato dal tiratore Abhinav Binda, che è riuscito ad allenarsi grazie alla sua personale ostinazione e soprattutto alle finanze del padre, un facoltoso uomo d’affari, che gli ha costruito un poligono di tiro e gli ha permesso di viaggiare per il mondo in business class. Condizioni che ben pochi possono permettersi da Delhi a Mumbai. Ma le cose potrebbero cambiare: nel paese si è ormai formata una borghesia che guarda ai successi cinesi non solo in campo imprenditoriale. Il ricchissimo magnate dell’acciaio Lakshmi Mittal ha finanziato due anni fa una fondazione privata con lo scopo di trovare e far crescere i talenti dello sport indiano. Il suo collega Vijay Millya ha creato l’anno scorso il primo team di Formula1 indiano, la Force India per cui corre Giancarlo Fisichella. Il cui motto è “Riesci a sentire la forza di un miliardo di persone?”
- Giovedì 28 Agosto 2008

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Il 26 Settembre 2010 alle 10:09 Giochi del Commonwealth: le ragioni di un fiasco già previsto - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] il confronto con la Cina, che nel 2008 ha stupito il mondo organizzando in maniera impeccabile la XXIX Olimpiade: impianti [...]
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