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Non si placa la furia anticristiana in Orissa

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  • Tags: cristiani, India, orissa
  • 4 commenti

India

Il bilancio delle vittime nello Stato indiano dell’Orissa continua a salire. Sono arrivati a dieci i cristiani uccisi brutalmente dagli estremisti indù ma, secondo fonti cattoliche americane, potrebbero essere anche 30 le vittime. Contrariamente a quanto dichiarato dalla polizia, la situazione nel distretto di Kandhamal non è affatto sotto controllo nonostante l’imposizione del coprifuoco e l’autorizzazione data alle forze dell’ordine di sparare a vista a chi lo infrange.

Il distretto di Kandhamal è suddiviso in 12 blocchi (in India è molto comune la ripartizione delle città in blocchi ordinati secondo le lettere dell’alfabeto, ndr), e solo in sei o sette l’ondata di violenza sarebbe stata in qualche modo arginata. La polizia indiana è restia a dare informazioni sugli incidenti, ma i corrispondenti dell’antenna episcopale Asianews sono i più energici nel cercare di rompere l’assedio del silenzio. “Vikram Nayak (un cattolico, ndr) è stato ucciso e tagliato a pezzi. Altri due cristiani feriti gravemente sono morti, e le donne vengono molestate e brutalizzate”, testimoniano due suore a loro volta colpite dalla furia dei militanti indù.

A nulla è servito neppure l’appello del Papa per porre fine a questa caccia all’uomo che sta sconvolgendo la vita dei cattolici di tutto lo stato dell’Orissa. Sembrano sempre più realistiche le voci che minacciano l’arrivo imminente di gruppi di militanti da altri stati dell’India pronti a dare man forte agli estremisti locali, che sostengono di voler vendicare l’assassinio del leader radicale indù Swami Laxmanananda Saraswati commesso, secondo loro, dai cristiani.

Allarmati per l’escalation delle violenze, i leaders cristiani locali chiedono al governo dell’Orissa di istruire un processo per fare chiarezza sull’assassinio di Saraswati e condannarne i colpevoli in modo da porre definitivamente fine alle violenze.
Indignati dal modo in cui il governo sta gestendo la crisi, alcuni ministri nazionalisti del Partito popolare indiano (BJP) hanno proposto la scissione del proprio gruppo dalla maggioranza, ma gli alti dirigenti del BJP hanno escluso questa ipotesi per paura di destabilizzare un esecutivo già fragile in un momento estremamente delicato. Dal 2007, infatti, l’Orissa è guidato da un Presidente appartenente al Partito del Congresso e da un Primo Ministro del BJP.

Come atto di protesta contro i soprusi che hanno subito i cristiani dell’Orissa, quantificati in “30 martiri, 400 feriti, 10.000 persone costrette a ripararsi nelle foreste circostanti, e circa un centinaio di chiese bruciate o rase al suolo in meno di 72 ore, tutte le scuole cattoliche dell’India oggi rimarranno chiuse, mentre la Federazione delle Organizzazioni Cristiane del Nord America (Fiacona) ha organizzato una veglia di preghiera di tre ore in tutti gli Stati Uniti.

Una simile ondata di violenza aveva colpito la comunità cattolica dell’Orissa durante le festività natalizie del 2007. In quell’occasione, però, gli estremisti si erano “limitati” a bruciare villaggi, distruggere negozi e sparare a vista sui cristiani, fortunatamente senza provocare vittime. L’ordine era stato ripristinato grazie all’intervento della Central Reserve Police Force, un gruppo paramilitare nazionale creato apposta per intervenire nelle situazioni di emergenza, che alcuni sperano sia già in viaggio verso Kandhamal.

  • claudia astarita
  • Venerdì 29 Agosto 2008
Sud Sudan sull’orlo di un’altra guerra »
« Venezuela, la protesta degli indios arriva su YouTube

Commenti

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Il 30 Agosto 2008 alle 13:54 Lo Stato laico dell'Italia, i cristiani in India, il fondamentalismo induista e le foto farlocche di Repubblica » Orientalia4All ha scritto:

[...] Clamore sui nostri quotidiani, nei giorni scorsi, sulle violenze ai cristiani in Orissa, in India. Un fatto intollerabile, come tutte le violenze. Un fatto ancora più assurdo se si pensa che in Italia anche solo chiedere a una donna islamica con il velo integrale, il niqab, di toglierselo per entrare in un museo, è diventata una questione di dibattito nazionale, di correttezza politica sul comportamento irrispettoso verso le civiltà altrui, ecc. [...]

Il 3 Settembre 2008 alle 11:19 Nel convento dei francescani il raduno dei musulmani | A Ruota Libera ha scritto:

[...] San Francesco non voglia che i suoi francescani diventino succubi dell’islamicamente corretto. Dal corriere adriatico apprendo che a Sassoferrato (AN) si terrà nel convento gestito dai frati francescani minori, il 39° campeggio dell’Unione delle comunità islamiche in Italia. Sarebbe stata una lodevole idea pre-migrazioni perché i francescani, come tanti, credono di vivere ancora nell’Italia monoetnica. Padre Vincenzo è in buona fede, e di sicuro con questo raduno vorrà favorire l’integrazione. O forse dovrei dire favorire la disintegrazione. Perché integrazione, basta aprire il vocabolario, significa “inserimento nel contesto” e, scusate, nel contesto di un convento francescano sono i fedeli musulmani che devono essere inseriti, non i frati. Fratelli francescani, mi chiedo come farete a non farvi guardar male al momento del segno della croce, cosa ritenuta un esorcismo dai musulmani e perciò risultata sgradita, e al momento di gustare un buon verdicchio, bevanda alcolica proibita, definita sozzura, opera di Satana. Un santo spagnolo giustamente nemico del dialogo scrisse: “Non stare a discutere, dalle discussioni di solito non viene la luce“. Fratelli francescani, meglio che torniate a lodare messer lo frate Vento, ci si guadagna di più. Guardatevi bene dal pensare che il male si possa ammansire così facilmente. [...]

Il 5 Settembre 2008 alle 12:54 Orissa, religione ed economia alimentano la furia anticristiana » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Continuano le violenze. Martedì scorso il governo di Nuova Delhi si era impegnato a inviare i paramilitari della Central Reserve Police Force in Orissa, lo stato dell’India orientale, per aiutare le forze dell’ordine locali a porre fine all’ondata di violenza indù che da più di una settimana travolge i cristiani. Sulla maggior parte dei quotidiani indiani si legge che la situazione è sotto controllo, ma i corrispondenti di AsiaNews, l’agenzia stampa del Pontificio istituto delle missioni estere, denunciano che dalla notte del 23 agosto ad oggi la furia indù non si è affatto smorzata. In dieci giorni sono stati uccisi brutalmente dozzine di cristiani, distrutte e incendiate decine di chiese e centinaia di abitazioni private. In genere, prima di attaccare un villaggio gli estremisti indù costruiscono barricate di fortuna con tronchi e rocce per ostacolare sia l’intervento della polizia sia la fuga dei cattolici. Solo a quel punto, hanno spiegato alcuni sopravvissuti al New York Times, “la furia si scatena: al suono di ‘uccidiamo questi maiali’ o ‘tutti gli indù sono fratelli’, gli estremisti fanno irruzione in tutte le abitazioni in cui si vedono immagini di Cristo, si appropriano degli oggetti di valore e bruciano il resto. Infine, se si imbattono in qualche fedele cristiano, lo colpiscono con bastoni e spranghe, per poi lasciarlo morire”. Tutto sommato, è andata meglio a chi è stato costretto a praticare cerimonie religiose indù e “soltanto” minacciato di morte nel caso in cui fosse stato sorpreso a celebrare riti cristiani. [...]

Il 19 Settembre 2008 alle 8:51 Nel convento dei francescani il raduno dei musulmani « A Ruota Libera ha scritto:

[...] Nel convento dei francescani il raduno dei musulmani Pubblicato il 24 SetamTue, 02 Sep 2008 06:48:26 +0000245o 2007 di liboriobutera San Francesco non voglia che i suoi francescani diventino succubi dell’islamicamente corretto. Dal corriere adriatico apprendo che a Sassoferrato (AN) si terrà nel convento gestito dai frati francescani minori, il 39° campeggio dell’Unione delle comunità islamiche in Italia. Sarebbe stata una lodevole idea pre-migrazioni perché i francescani, come tanti, credono di vivere ancora nell’Italia monoetnica. Padre Vincenzo è in buona fede, e di sicuro con questo raduno vorrà favorire l’integrazione. O forse dovrei dire favorire la disintegrazione. Perché integrazione, basta aprire il vocabolario, significa “inserimento nel contesto” e, scusate, nel contesto di un convento francescano sono i fedeli musulmani che devono essere inseriti, non i frati. Fratelli francescani, mi chiedo come farete a non farvi guardar male al momento del segno della croce, cosa ritenuta un esorcismo dai musulmani e perciò risultata sgradita, e al momento di gustare un buon verdicchio, bevanda alcolica proibita, definita sozzura, opera di Satana. Un santo spagnolo giustamente nemico del dialogo scrisse: “Non stare a discutere, dalle discussioni di solito non viene la luce”. Fratelli francescani, meglio che torniate a lodare messer lo frate Vento, ci si guadagna di più. Guardatevi bene dal pensare che il male si possa ammansire così facilmente. [...]

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