- Tags: India, Mamata-Banerjee, Nano, Singur, Tata
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Mamata Banerjee
“Possono fare qualsiasi pressione su di noi, non ci piegheremo, il nostro partito lotterà per riavere la terra” avvolta nel suo sari bianco Mamata Banerjee, la piccola combattiva leader del Trinamool Congress, forza d’opposizione del Bengala occidentale urla tutto il suo orgoglio dentro il microfono. Ad applaudirla migliaia di persone che da domenica 24 agosto bloccano l’accesso alla fabbrica della Tata motors di Singur a un’ora da Calcutta. Da quello stabilimento il primo ottobre prossimo dovrebbero uscire i primi esemplari della Nano, l’auto low cost (1.700 euro circa) che promette di rivoluzionare il mercato indiano, diventando la “macchina del popolo”. L’intento dei manifestanti è proprio quello di impedire che le automobili vengano prodotte. A protestare sono contadini che rivogliono indietro almeno 400 dei 1000 acri di terra che il governo del Bengala ha deciso di destinare alla Tata e ad altre aziende sussidiarie. Lamentano di essere stati costretti a cedere i terreni ,a volte con minacce, e rifiutano l’indennizzo. Fermi ai cancelli della fabbrica, tra migliaia di agenti pronti a difendere gli operai, i coltivatori cantano “Nessuna industria al posto dei campi”, altri occupano le strade della zona gridando “Senza la restituzione della terra non ci sarà la Nano a Singur” paralizzando il traffico dei camion, vitali per i trasporti indiani.
video delle proteste
Giovedì 28 agosto 3.600 dipendenti della Tata sono stati scortati fuori dalla fabbrica dalla polizia, venerdì 29 l’impianto è stato chiuso per paura che i lavoratori venissero aggrediti. Ratan Tata, presidente della compagnia, che ha firmato anche un’alleanza con la Fiat, ha minacciato di spostare la produzione in un altro stato, nonostante abbia investito 350 milioni di dollari nel polo di Singur.
“Non ci importa” ha ribadito Mamata Banerjee, alla testa della rivolta contro la Tata che dura dal 2006. “Almeno 1000 famiglie sono in difficoltà in seguito agli espropri forzati” prosegue, attaccando il Partito comunista (Cpm), da decenni alla guida del Bengala occidentale “Sembra che il progetto di Singur sia una joint venture tra il Cpm e la Tata. Invece di proteggere la gente, la polizia ha protetto la fabbrica”. Per ironia della storia è proprio un governo marxista e in particolare il primo ministro Buddhadeb Bhattacharjee, a essere diventato l’emblema dello scontro tra le due anime dell’India, quella rurale, fatta di milioni di contadini che lottano costantemente per la sopravvivenza e quella moderna, affamata di industrie che accelerino lo sviluppo del paese. Bhattacharjee ha liberalizzato in modo significativo l’economia dello stato, decidendo di scommettere sulle cosiddette zone economiche speciali, aree dove le società ottengono dai governi locali terreni a prezzi stracciati dove costruire industrie e avviare la produzione godendo di grosse agevolazioni fiscali. Oltre il polo automobilistico di Singur, nel Bengala doveva sorgere un polo chimico a Nandigram, 70 chilometri a sud di Calcutta. Le proteste dei contadini che avrebbero dovuto cedere la terra sono state sedate con un intervento durissimo della polizia; gli agenti hanno sparato alla folla uccidendo 14 persone e ferendone altre 70, costringendo le autorità a rivedere i piani.
Ma se molti sono disposti a qualunque cosa per difendere la terra che considerano “sacra” come Samtosh Porel, 63 anni, che sopravvive coltivando un piccolissimo appezzamento a pochi metri dalla fabbrica Tata di Singur, altri come Ashok Dhara, 42 anni, ha deciso di cedere il suo acro per 1 milione e 200 mila rupie (circa 18.000 euro) “ come potevo rifiutare così tanti soldi” dice, soldi con i quali si è comprato un campo più piccolo, mettendo il resto in banca con un interesse che gli permette di guadagnare più di quanto riusciva a ricavare in un anno dalla vendita del riso e delle patate che coltivava. “E poi Tata mi ha promesso un lavoro per 5000 rupie al mese”. Il suo sogno? Comprare una Nano.
- Sabato 30 Agosto 2008

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Commenti
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Il 30 Agosto 2008 alle 12:14 Corrado Buccieri ha scritto:
Hanno ragione,meglio la terra, anche a me è stata tolta
e dove fiorivano prodotti sani e naturali di madre natura,ora ci sono fabbriche chiuse e cespugli.
Il 1 Settembre 2008 alle 11:06 lamafalda ha scritto:
Se volete sentire cosa succede in India dalla voce di un’attivista impegnata sul fronte Tata e non solo, segnalo che la la sindacalista Anuradha Talwar sarà a Torino dal 4 al 6 per il Forum di Sbilanciamoci - http://www.sbilanciamoci.org. E’ un confronto sui diritti dei lavoratori e del popolo ai tempi della delocalizzazione. Già, perché nella storia della Nano c’è anche lo zampino della Fiat…
Il 3 Settembre 2008 alle 17:11 India, scontri tra sostenitori e oppositori della Nano. La Tata pronta ad andarsene » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Un gruppo di manifestanti a favore della Tata si è scontrato oggi a Singur, a un’ora da Calcutta, con gli oppositori della fabbrica della Nano, l’auto più economica del mondo che il colosso dei motori avrebbe dovuto lanciare sul mercato a ottobre. Al grido di “Vi uccideremo tutti se fermate la Nano” membri del partito comunista al governo nel Bengala occidentale, ingegneri, e agricoltori che hanno ottenuto un posto di lavoro nello stabilimento Tata, si sono scagliati contro i contadini che si battono per riavere le terre loro confiscate, dove si sta realizzando l’impianto per la Nano. I sostenitori della Tata hanno bloccato la strada che porta allo stabilimento chiedendo ai coltivatori di andarsene e accusandoli di danneggiare gli sforzi per industrializzare la regione. Quando la polizia ha bloccato la loro avanzata hanno cominciato a tirare sassi e pezzi di mattoni. Gli scontri sono arrivati all’indomani della decisione della Tata di sospendere la produzione dell’auto low cost a Singur in seguito alle proteste dei coltivatori, guidate da Mamata Banerjee, pasionaria leader del Trinamool congress. “Dopo cinque giorni di blocco dei lavori, non abbiamo altra soluzione” ha fatto sapere la Tata motors, che sta preparando un progetto per trasferire altrove gli impianti. “La situazione intorno al polo della Nano continua a essere intimidatoria e ostile. Speravamo di poter creare opportunità occupazionali per il Bengala occidentale, ma questa fabbrica non può operare con efficienza.” [...]
Il 12 Maggio 2009 alle 16:51 L’India resa instabile dalla crisi. E Hyundai delocalizza: in Europa » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Negli ultimi tempi, però, questa strategia ha iniziato a non rivelarsi sempre vincente. Meno di un anno fa gli indiani di Tata Motors sono stati costretti a trasferire un impianto già attivo nel Bengala Occidentale a causa delle violente proteste di contadini e attivisti politici contro una presunta appropriazione indebita dei terreni dello stabilimento. A settembre Lalit Kishore Chaudhary, responsabile della ditta di componentistica auto Graziano Trasmissioni, è stato assassinato nel corso di una protesta violenta organizzata dagli operai della fabbrica di Noida, vicino a Nuova Delhi, che gli italiani hanno successivamente deciso di non chiudere. Ma i coreani di Hyundai Motors, rimasti particolarmente colpiti da uno sciopero di massa che negli ultimi giorni ha coinvolto lo stabilimento di Sriperumbudur, nel Tamil Nadu, dove la Hyundai impiega circa 10.000 operai, conclusosi con l’arresto di 750 dimostranti, vogliono prendere una strada diversa e delocalizzare in Europa, dove il lavoro, anche se più costoso, è sicuro e garantito. [...]
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