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Archivio di Agosto, 2008

Venezuela, la protesta degli indios arriva su YouTube

OkNotizie

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  • Tags: Colombia, indios, tribù, Venezuela, yukpa, yutube
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Indios in Venezuela

Indios in Venezuela

Non hanno aspettato che arrivassero i giornalisti. E si sono affidati a YouTube per raccontare la loro storia. Un gruppo di indigeni Yukpa, in Venezuela, ha occupato alcuni terreni che in origine appartenevano alla loro comunità: trent’anni fa, però, sono stati allontanati dai soldati e si sono insediati i coloni.

Gli Yukpa documentano le tensioni con gli allevatori e i contadini in un video su YouTube

Da allora gli Yukpa tornano periodicamente a reclamare quelle aree. E nelle scorse settimane sono stati aggrediti: è morto un uomo della tribù di 109 anni. Ora le forze militari inviate da Caracas presidiano la zona, ma non lasciano libertà di movimento né agli indigeni né ai reporter. Eppure una legge in vigore dal 2005 stabilisce che il governo deve tutelare i diritti sulle terre degli indigeni. È un provvedimento piuttosto discusso: 57 delle 69 controversie che riguardano gli indios sono ancora in corso.

Gli altipiani al confine tra il Venezuela e la Colombia abitati dagli Yukpa

Così, isolati dal resto del mondo, gli Yukpa hanno documentato con l’aiuto di alcuni volontari le recenti tensioni. Il presidente venezuelano Chavez ha dichiarato che sarebbe intervenuto in difesa della popolazione indigena, come previsto dalla legge. Ma il braccio di ferro è ancora in corso.
Un reportage sugli Yukpa (in spagnolo)

  • luca.delloiacovo
  • Venerdì 29 Agosto 2008

L’affondo di un gruppo comunista cubano: “Riforme o muerte”

OkNotizie

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  • Tags: America Latina, cuba, Felix-Sautié, fidel castro, Juventud-Rebelde, Partito-Comunista-Cubano, Pedro-Campos
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Cubana con sigaro

“Una frustrazione popolare dalle conseguenze imprevedibili”. A lanciare l’allarme non è il solito dissidente ma un gruppo assai nutrito di dirigenti storici del Partito Comunista Cubano, il Pcc. Se Cuba non si avvia, insomma, in tempi relativamente brevi verso un “socialismo partecipativo e democratico”, l’attuale “socialismo povero e senza prospettive” rischia di portare il paese al collasso.
In un documento pubblicato su Internet scatenando un movimentato dibattito online, Felix Sautié - militante del PCC ma soprattutto fondatore del quotidiano governativo “Juventud Rebelde” - il diplomatico Pedro Campos Santos e altri dirigenti comunisti che per ora preferiscono mantenere l’anonimato, hanno avanzato, così, una richiesta di riforme articolata in 13 punti che vanno dal decentramento alla possibilità concreta di altre forme di proprietà oltre a quella statale. Da segnalare che l’estensore del documento, il 59enne Pedro Campos, è stato in passato capo ricercatore del Centro Studi sugli Stati Uniti (Ceseu), un ente associato all’Università dell’Avana e, tradizionalmente, controllato dai servizi di sicurezza cubani.

Dopo avere elogiato sia Raúl che Fidel Castro, il documento si concentra sui “cubani che sono, nella maggior parte dei casi, frustrati, alienati e senza speranze mentre le nuove generazioni – demotivate – non sentono lo stesso impegno delle precedenti con questo socialismo povero e senza prospettive molto lontano dalle loro attese”. Nel documento di otto pagine che rappresenta un vero e proprio programma politico alternativo in vista del VI Congresso del PCC in programma il prossimo anno, il gruppo di dirigenti storici del Partito Comunista Cubano aggiunge che nel paese si sta creando “una strana specie di “situazione rivoluzionaria” che potrebbe scatenarsi all’improvviso ed i cui sviluppi potrebbero essere capitalizzati dal nemico”, ovvero dagli Stati Uniti. Se Raúl non ascolterà l’appello, ammoniscono i dirigenti comunisti dell’isola, la rivolta popolare nell’isola potrebbe essere alle porte.

  • paolo.manzo
  • Venerdì 29 Agosto 2008

Denver: Rutelli compra i gadget di Obama

OkNotizie

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  • Tags: inviaggioconobama
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Denver

Di Francesco Pavati - Intervista a Rutelli: i file AUDIO 1 - 2 - 3

Subito dopo essersi soffermato coi giornalisti, e aver terminato la tavola rotonda sulla sicurezza internazionale, Francesco Rutelli accompagnato dall’onorevole Gianni Cervetti si è fermato per acquistare gadget di Obama al punto vendita ufficiale dei democraci nello Sheraton Center. I due parlamentari italiani non hanno saputo resistere al marketing aggressivo dell’immagine di Obama che a Denver è ormai dappertutto. Una cinquantina di dollari spesi tra adesivi di Obama, spille con lo slogan YES WE CAN e la classica maglietta blu con OBAMA 2008, Vote for change. Subito dopo Rutelli si è recato a pranzo presso il poco caratteristico StarBuck Cosse sulla 16ma strada di Denver. Le due facce della globalizzazione che non risparmia l’ex deputato Verde che andava in giro in motorino per recarsi al Parlamento.

Vai su inviaggioconobama.com

  • redazione
  • Venerdì 29 Agosto 2008

A muso duro contro McCain: l’appello di Obama a cambiare l’America

OkNotizie

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  • Tags: Barack Obama, denver, John McCain, presidenziali-usa-2008
  • 2 commenti

Barack Obama con la moglie Michelle

E’ stato uno di quei discorsi che si fanno una volta nella Vita. Un volta nella Storia. Barack Obama, il primo afro-americano a correre per la Casa Bianca, ha chiuso la convenzione di Denver presentandosi agli Stati Uniti come l’Uomo in grado di far rinascere l’American Dream, i sogni degli americani.
Nel 45°anniversario esatto di un altra orazione visionaria, quel “I have a dream ” di Martin Luther King, il candidato democratico ha cercato di dare una sterzata alla sua campagna elettorale. Lo ha fatto presentandosi di fronte alle 80.000 persone che hanno gremito il Mile High Stadium, il grande catino che ospita le partite di football nella capitale del Colorado. Lo ha fatto parlando in un luogo evocativo, lo stadio, che ha riecheggiato la scelta fatta da John Fitzgerald Kennedy nella convention del 1960 di tenere il suo discorso finale di fronte alla folla del Los Angeles Coliseum. E fu in quella occasione che, per la prima volta, JFK espresse il concetto di “Nuova Frontiera”, indicò una via per cambiare il corso della Storia. Un po’ come ha fatto Obama. Che però ha chiesto semplicemente ai delegati, prima di accettare la nomination “con profonda gratitudine e umiltà”, di battersi per un’America migliore e di chiudere la “falimentare” era Bush: “America, siamo migliori di come siamo stati in questi ultimi otto anni. Siamo un Paese migliore di così”. Ma la novità sostanziale è che per la prima volta ha dedicato parole di fuoco nei confronti di John McCain, che ha presentato come il candidato della continuità con l’era Bush. Un evidente cambio di strategia, rispetto ai toni morbidi degli ultimi mesi, a segnalare che la campagna elettorale sta entrando nel vivo e che lui non può permettersi di apparire distaccato e inerme fronte alle bordate del suo avversario: “McCain è tutto tranne che indipendente. Dice che la nostra economia ha fatto “grossi progressi” con George Bush. (…) E quando uno dei suoi consiglieri ha parlato delle preoccupazioni degli americani l’ha fatto chiamandoli “una nazione di frignoni” e ha detto che il vero problema è “la recessione mentale” di chi la abita e non la crisi che gli Stati Uniti stanno attraversando. Una nazione di frignoni? Andatelo a dire ai lavoratori dello stabilimento del Michigan che, pur avendo scoperto che la fabbrica avrebbe chiuso, hanno continuato ad andare al lavoro perché sapevano di essere le persone su cui la gente contava. Andatelo a dire alle famiglie dei nostri soldati, che si sono fatti tre turni in Iraq. Non sono frignoni, sono l’America che conosco”.

Marco De Martino: il gran finale di Obama

Il commento di Silvia Grilli

“Certo, il discorso di accettazione della nomination è sempre importante. Può dare una forte spinta al candidato, farlo volare nei sondaggi — dice Patrick Basham, politologo del prestigioso Cato Institute, un centri studi di Washington vicino ai Democratici. “E nel suo caso, lo è ancora di più. Perché alla fine, le prossime elezioni saranno un referendum su Barack Obama, sulla scommessa che egli sia in grado di guidare l’America. Le persone non voteranno pensando a come ha governato George W. Bush. E neppure, credo, chiedendosi se John Maccain potrebbe o no essere un buon presidente. No, la questione sarà: dobbiamo fidarci di Obama ? E’ per quello che nel discorso di Denver, il senatore dell’Illinois ha voluto “ripresentarsi” all’elettorato americano, riproponendo la sua visione dell’America”. E lo ha fatto, in modo efficace. Basterà a dare la svolta ad una campagna che nelle ultime settimane è stata in salita? Difficile dirlo, ora. Forse per la prima volta, i candidati arrivano alle rispettive convention quasi pari nei sondaggi.”Sì, è vero, sono molto vicini. Per diverse regioni - continua Patrick Basham che, oltre a essere un docente universitario, è anche un noto commentatore sui grandi network nazionali statunitensi - Barack Obama deve ancora convincere una buona parte dell’elettorato di avere le doti di leadership necessarie per accedere allo Studio Ovale. In questo senso, John Maccain è avvantaggiato. E poi, il candidato repubblicano ha azzeccato le ultime mosse. La sua campagna è stata più aggressiva. I suoi spot che descrivevano il rivale come un semplice personaggio dello Star System hanno funzionato. In più, i democratici hanno fatto l’errore di non attaccare Maccain, ma si sono limitati a parlare in modo generico degli aspetti “positivi” della scelta di Obama, senza ricordare all’elettorato i contenuti della sua proposta politica”.

Dopo Denver, la musica dovrebbe comunque cambiare. Un assaggio si è avuto durante la convention con il discorso di Joseph Biden, l’uomo scelto come candidato alla vicepresidenza. Lasciato il fair play dietro le quinte, questo esperto politico dalla lunga militanza al Congresso degli Usa, si è ripetutamente scagliato contro John Maccain. “Sarà il leit motiv delle prossime settimane — conferma Basham — Biden andrà a testa bassa, Obama lavorerà di fioretto, ma non farà mancare le critiche. I democratici hanno capito che se non attaccano, rischiano di perdere consenso nei sondaggi”. Che la campagna elettorale sia entrata in una nuova fase, fatta anche di sgambetti, lo si è capito quando l’entourage di John Maccain ha fatto sapere che, poche ore dopo il discorso di Barack Obama, il candidato repubblicano annuncerà il nome del suo vice. Lo staff del senatore afro-americano si è infuriato perché l’annuncio distoglierà un poco l’attenzione dei media da Denver.

“Be’, certo potremmo definire sospetto il timing scelto da Maccain — conferma Basham - Comunque, i nomi in lista più accreditati sono quelli dell’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, del senatore Joseph L. Lieberman e di Tim Pawlenty, governatore del Minnesota. Anche se non escludo sorprese, con l’indicazione di qualche rappresentante del mondo degli affari, o dell’apparato militare e industriale“.

La lotta per la Casa Bianca sarà dura, non certo una passeggiata. Gli uomini di Obama lo sanno bene, dice il politologo di Washington. Ma il candidato può puntare sicuramente su di un partito, quello Democratico, che dopo le fratture delle primarie, a Denver si è ritrovato unito. “Non tutti sono felici, per come è andata, ma faranno buon viso a cattiva sorte. Il problema è capire se, nonostante gli appelli dei Clinton, i milioni di voti dati a Hillary andranno a Barack Obama oppure verranno dirottati su John Maccain. Sono voti importanti, in stati in bilico come lo Iowa. Io penso che soprattutto il discorso di Bill Clinton li abbia potuti convincere, ma in che percentuale, è impossibile dirlo in questo momento” - conclude Basham. Già e potrebbero essere quelli i voti decisivi per “cambiare il corso della Storia” come ha chiesto Barack Obama.

L’inizio del discorso: accetto con gratitudine e umiltà


L’ora del cambiamento

Economia e questione sociale

Iraq e politica estera

  • michele.zurleni
  • Venerdì 29 Agosto 2008

Denver attende il discorso di Obama

OkNotizie

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  • Tags: Barack Obama, denver
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Sale l’attesa per il discorso di Barack Obama. Molti democratici hanno cominciato ad avere ripensamenti sulla scelta di ambientare in uno stadio di football da 80 mila posti l’incoronazione del loro candidato. Rischi reali di un incubo logistico e rischi metaforici di tipo politico hanno indotto alcuni vip del partito a domandarsi se, con la scelta dell’Invesco Field per il gran finale della Convention, la campagna di Obama non abbia fatto una scelta boomerang. Una preoccupazione comune: l’apparizione dietro il fondale neo-greco disegnato - sostengono i repubblicani - dal creatore dei set per Britney Spears fa a pugni con l’obiettivo della Convention di smorzare il livello di celebrità raggiunto da Obama e riportarlo il candidato al livello dell’americano della strada.
I repubblicani avevano già abbastanza frecce al loro arco per descrivere nei loro spot il senatore dell’Illinois alla stregua di divette da rotocalco come Britney e Paris Hilton: “Sappiamo già che è una rock star, sappiamo già che può radunare 80mila persone in uno stadio. Lo ha fatto già molte volte. Ora il suo compito è parlare agli indecisi” ha detto il governatore democratico del Tennessee Phil Bredesen.

Ironizzando sulle colonne doriche dell’Invesco Field, la campagna del repubblicano John McCain ha ribattezzato lo stadio una ‘Barackopolis’ (che fa rima con Acropoli) mentre il tabloid conservatore New York Post ha vestito in un fotomontaggio il candidato come ‘un dio greco’, toga, scettro e corona di alloro sulla testa. Per gli organizzatori e per la città di Denver intanto la decisione di spostare dal Pepsi Center all’Invesco la serata finale della Convention ha creato un incubo logistico. Sono state prese precauzioni per ridurre l’effetto eco, ben noto ai tifosi del football. Ed è stata cancellata l’idea di trasformare l’intero stadio in una ‘banca telefonica’: avrebbe mandato in tilt la rete dei cellulari. Nello spazio di poche ore, lavorando nella notte, tonnellate di materiale installato al Pepsi Center all’inizio della Convention sono state trasferite: apparecchiature elettroniche, studi televisivi, uffici per lo staff, strumenti musicali, dispositivi di sicurezza. I due stadi sono divisi solo da un grande parcheggio ma il trasloco è stato necessario lo stesso regalando una notte insonne al gia’ stremato staff della convention democratica.

  • redazione
  • Giovedì 28 Agosto 2008

Agosto di fuoco in Afghanistan: i video in esclusiva

OkNotizie

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  • Tags: Afghanistan, Ahmid-Karzai, Herat, kabul
  • 4 commenti

Afghanistan

“I proiettili sollevavano sbuffi di sabbia conficcandosi davanti ai mezzi. Ci tiravano razzi Rpg da tutte le parti. Anche la base era sotto attacco. Non dimenticherò mai le fiammate delle esplosioni all’interno del fortino, dove la mia compagnia rispondeva al fuoco”. Inizia così, con il racconto del primo caporalmaggiore Pasquale Campopiano, il reportage del nostro inviato Fausto Biloslavo sull’ultima battaglia dei soldati italiani in Afghanistan (in edicola domani su Panorama): tre giorni d’inferno, il 5, 6 e 7 agosto, quando i talebani volevano spazzare via l’avamposto di Bala Murghab. E quando una novantina di fucilieri della Brigata Friuli ha tenuto, con le unghie e con i denti, le quattro mura sbrecciate di un ex cotonificio nella remota provincia di Badghis. Panorama.it vi mostra tre video in esclusiva dall’ultimo avamposto italiano, dove i nostri soldati combattono per portare la pace, ma soprattutto per portare a casa la pelle. Il quarto video, d’archivio, si riferisce, sempre a un’altra epica battaglia a Bala Murghab, dell’agosto 2007, quando alcuni soldati spagnoli, caduti in un’imboscata, furono aiutati nel salvataggio dai Mangusta del quinto Rigel.

Fuoco, fuoco, fuoco! Spari di mortai contro i talebani a Bala Murghab

Operazione Khora: agosto di fuoco per i soldati italiani

La battaglia di Bala Murghab. Difesa di un fortino a Baghdis.

Agosto 2007, Bala Murghab: gli elicotteri italiani portano in salvo alcuni soldati spagnoli caduti in un’imboscata

  • redazione
  • Giovedì 28 Agosto 2008

In viaggio con Obama: un vlogger al seguito del candidato democratico

OkNotizie

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  • Tags: Barack Obama, inviaggioconobama, presidenziali-usa-2008
  • 6 commenti

Barack Obama in vacanza alle Hawaii
Di Francesco Paravati

Cosa vuoi diventare da grande? “Presidente degli Stati Uniti d’America”, rispondevo sulle gambe di nonno. Anche Obama ha quello stesso sogno ma di nome fa Barack Hussein, un particolare che può ancora avere il suo peso nella corsa verso la Casa Bianca. Dalla convention democratica di Denver e dal discorso di investitura di domani, 28 agosto, davanti a 75.000 persone, prende il via il racconto di un viaggio fatto per inseguire quel sogno, al fianco di uno che vuole diventare davvero Presidente degli Stati uniti d’America. Suo padre veniva dal Kenya. È cresciuto alle Hawai e ha studiato in Indonesia in scuole musulmane, prima di laurearsi ad Harvard. Il suo è anche un viaggio contro i pregiudizi, nel cuore dell’America profonda, incontrando gente dura, che a volte senza saperlo decide il destino del mondo. Il mio blog racconterà tutte le tappe di un viaggio senza meta, se non quella di incontrare l’America che si muove per incontrare Obama. Un nuovo sogno americano, che adesso è anche nostro. Potrete seguire ogni settimana gli aggiornamenti su panorama.it e sul sito internet inviaggioconobama.com il resoconto quotidiano con i filmati esclusivi degli eventi che Obama affronterà nella sua corsa alla Casa Bianca.

  • redazione
  • Giovedì 28 Agosto 2008

La fiamma olimpica riparte per i XIII Giochi Paralimpici

OkNotizie

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  • Tags: Cina, olimpiadi-2008, pechino-giochi-paralimpici
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Oscar Pistorius durante la prova all'Arena di Milano

Questa volta non c’entrano né la Grecia né il barone De Coubertin. Perché i Giochi Paralimpici nascono oltremanica, nel Buckinghamshire, dove nel 1948 il medico britannico Ludwig Guttmann organizzò la prima competizione sportiva per i veterani che nella Seconda Guerra Mondiale avevano riportato danni alla colonna vertebrale: i cosiddetti Stoke Mandeville Games (dal nome della cittadina dove vennero disputati). Nell’edizione del 1952 parteciparono anche alcuni atleti olandesi e nel 1958 il medico italiano Antonio Maglio, allora direttore del centro paraplegici dell’Inail, propose a Guttmann di disputare l’edizione del 1960 a Roma, che nello stesso anno avrebbe ospitato le Olimpiadi. Parte così il tandem fra gli Stoke Mandeville Games e i più noti Giochi Olimpici. Bisognerà però attendere il 1984 per la nascita della denominazione “Giochi Paralimpici” e il 2001 per l’abbinamento istituzionale con i Giochi Olimpici.

Abbassato il sipario sulla XXIX Olimpiade, si riaccendeno i riflettori su Pechino in occasione della XIII edizione dei Giochi Paralimpici: il 28 agosto parte la torcia, che dopo aver percorso tutta la Cina per un totale di oltre 13 mila km e grazie a 850 teofori, tornerà nella capitale dell’ex Impero Celeste, per dare il via ufficiale alle Paralimpiaidi, allo Stadio Nido d’uccello, il 6 settembre. Circa 4000 gli atleti, in rappresentanza di 150 nazioni: fra questi 86 gli italiani, che gareggeranno in dodici discipline (atletica, canottaggio, ciclismo, judo, nuoto, scherma in carrozzina, sport equestri, tennis in carrozzina, tennistavolo, tiro a segno, tiro con l’arco, vela). Portabandiera della falange azzurra sarà Francesca Porcellato (campionessa di atletica e veterana dei Giochi con 5 partecipazioni, la prima a Seul 1988), accompagnata dalla sedicenne nuotatrice lombarda, Cecilia Camellini.

Fra le star di questa edizione i sudafricani Oscar Pistoius e Natalie Du Toit. Se il primo ha tentato invano la doppia qualificazione per l’Olimpiade tradizionale, la 26enne nuotatrice è riuscita invece, prima atleta nella storia dello sport, a qualificarsi sia per le Paralimpiadi che per le Olimpiadi, dove ha portato a termine a la 10 chilometri di fondo, classificandosi al sedicesimo posto. Tra le novità di questa edizione, anche una copertura mediatica completa, durante i 12 giorni di gare: per questa che spesso è trattata come una manifestazione cenerentola, il Comitato Paralimpico, ha infatti creato un canale su YouTube: accedendo all’indirizzo ParalympicSportTV sarà possibile assistere a tutte le gare.

  • cecilia.pierami
  • Giovedì 28 Agosto 2008
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