Nicolas Sarkozy
Nicolas Sarkozy durante la conferenza stampa.
(©Photo by Massimo Di Vita)
Sì al dialogo, ma senza rinunciare alla fermezza diplomatica. Questa la linea adottata dall’Unione europea al termine del summit straordinario che si è tenuto ieri pomeriggio a Bruxelles sulla crisi in Georgia.
Dopo l’intervento militare della Russia ad inizio agosto e il riconoscimento ufficiale di Mosca dello stato di indipendenza proclamato una settimana fa dalle regioni separatiste georgiane dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, i capi di Stato e di governo dei 27 paesi europei hanno deciso di posticipare in date non precisate le riunioni programmate dalla Ue e dalla Russia per negoziare un nuovo accordo di partenariato strategico. Secondo quanto annunciato dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, questa decisione verrà attuata “sino a quando il ritiro delle truppe (russe dispiegate in Georgia, ndr) non sarà rispettato”. Dal suo canto, il presidente francese Nicolas Sarkozy, presidente di turno della Ue, ha giustificato la posizione di Bruxelles: “Quello della Russia” ha dichiarato “è un comportamento che nelle ultime settimane ha destato non poche preoccupazioni, e non soltanto in Europa”.
Il documento finale presentato alla stampa internazionale fa registrare alcune divergenze rispetto al testo originale preparato dalla presidenza francese alla vigilia del summit. A dimostrazione delle profonde divisioni che la crisi georgiana ha provocato nella Ue, la bozza di dichiarazione del Consiglio europeo non prevedeva la posticipazione dei negoziati strategici con Mosca. “La crisi della Georgia pone la relazione tra l’Ue e la Russia di fronte a un bivio” indicava la bozza, invitando Bruxelles di procedere a una “valutazione” elaborata in base all’evolversi “della situazione e in particolare dell’applicazione da parte della Russia degli impegni presi” per ritirare le proprie truppe dal territorio georgiano. Questa valutazione, che sarebbe stata sostenuta fino al summit Ue-Russia fissato fissato a Nizza per il 4 novembre, doveva “condurre a delle decisioni sul proseguimento delle discussioni riguardo il futuro delle relazioni tra l’Unione e la Russia in vari settori”, tra cui quello energetico. Ma i nuovi venti di tensione giunti dal Caucaso hanno convinto i paesi europei più oltranzisti al dialogo con Mosca (Regno Unito e Polonia in testa) a non seguire la strategia di apertura ventilata da Francia, Germania e Italia. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’accordo raggiunto ieri dai 27 ha permesso di superare “quello che poteva essere un momento pericoloso per l’Unione europea, la quale rischiava di accogliere la volontà di alcuni paesi di imporre sanzioni contro la Russia sulla base di una versione dei fatti”. Durante la sua conferenza stampa, il premier italiano ha insistito sul fatto che “in questa situazione l’Europa dovesse dare un segnale della sua presenza e dell’unità dei suoi Stati membri. E lo ha fatto, come dimostra il mandato pieno dato al presidente di turno dell’Ue Nicolas Sarkozy”. Nel tentativo di ricucire i rapporti con Mosca e scongiurare l’ipotesi di una rottura diplomatica tra la Russia e l’Occidente, Barroso e Sarkozy hanno annunciato che, assieme al capo della diplomazia europea Javier Solana, si recheranno lunedì prossimo a Mosca e Tbilissi con lo scopo di ottenere un ritiro definitivo delle truppe russe dal territorio georgiano. A detta del presidente francese, “l’appuntamento fissato per metà settembre sarà molto importante” per l’accordo di partenariato russo-europeo.
- Martedì 2 Settembre 2008
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