Nawaz Sharif (Credits foto: Ansa)
Con una serie di colpi di scena, Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto oltre che leader del Partito Popolare Pachistano (PPP), ha letteralmente sconvolto la politica pachistana. Il primo è stato l’annuncio delle elezioni presidenziali per il 6 settembre, in netto anticipo rispetto a quanto si aspettavano sia gli analisti sia Nawaz Sharif, il leader della Lega musulmana pakistana (PML), convinto di aver raggiunto un accordo con il suo rivale quanto meno sulla necessità di approvare una normativa per ridurre i poteri del Presidente prima della elezioni.
Esperti come Swaran Singh credono che, consapevole di non avere un futuro politico roseo, Zardari abbia tradito la parola data (candidatura di un Presidente donna e riduzione dei poteri presidenziali) per garantirsi almeno qualche anno di influenza e privilegi arroccato nella posizione di un Presidente con pieni poteri. Altri, invece, preferiscono non commentare le ragioni di quelle che definiscono scelte apparentemente prive di logica.
Zardari infatti si è candidato come Presidente, sostenuto dal Primo Ministro Yousaf Raza Gilani (sfuggito proprio oggi a un attentato) che lo ha definito il candidato ideale per rappresentare il Paese, quando la maggior parte della popolazione lo considera piuttosto il simbolo della corruzione. Non solo: la coalizione composta principalmente dal PPP e dal PML formatasi circa cinque mesi fa si è spezzata su uno dei problemi più scottanti per la dirigenza attuale: il reintegro dei 60 giudici allontanati da Musharraf lo scorso novembre a seguito della proclamazione dello stato di emergenza.
A febbraio, durante la campagna elettorale, mentre il PML propagandava il reintegro incondizionato dei giudici, il PPP ha mantenuto un profilo più basso paventando la possibilità di un reintegro parziale. Del resto, Zardari non ha ancora dimenticato che, solo un anno fa, il giudice Iftikhar Chaudhry aveva preso posizione contro il provvedimento di amnistia che permetteva allo stesso Zardari di rientrare il Pakistan dopo anni di esilio per sfuggire da una serie accuse di corruzione.
A sorpresa, Zardari ha deciso autonomamente di reintegrare con un provvedimento straordinario un gruppo di otto giudici. Invece di votare un decreto per denunciare l’illegalità del gesto di Musharraf, come proposto da Sharif, Zardari preferisce che i giudici prendano servizio dopo aver prestato un nuovo giuramento, probabilmente per garantirsi una sorta di nuova immunità, sostengono gli esponenti del movimento degli avvocati sceso in piazza oggi per protestare contro la scelta di Zardari, che nella sostanza non ha posto fine alle violazioni della Costituzione messe in atto da Musharraff il 3 novembre scorso.
Nel frattempo, sono state formalizzate anche le candidature di Saeeduzzaman Siddiqui, ex giudice della corte suprema sostenuto dal PML e di Mushahid Hussain Sayed, ex ministro appoggiato dai simpatizzanti di Musharraf. Contemporaneamente, Sharif ha fatto un passo indietro ponendo oggi come unica condizione per rientrare nella coalizione il raggiungimento di un compromesso sulla questione dei giudici.
Tuttavia, con le elezioni alle porte e la necessità di migliorare la propria immagine nel Paese e di garantirsi l’appoggio dei partiti minori, tutti i candidati sembrano aver dimenticato la guerra contro i fondamentalisti islamici, che proprio in questi giorni sta mietendo nuove vittime. Ma dei militanti, sostiene Zardari, è opportuno che si occupi l’esercito, non la classe politica.
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- Mercoledì 3 Settembre 2008

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Commenti
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Il 5 Settembre 2008 alle 17:47 Pakistan, in attesa di una votazione quasi scontata » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dopo una serie di colpi di scena, iniziati con le dimissioni di Pervez Musharraf, il suo esilio volontario per evitare l’impeachment, la proposta (subito ritirata) di Asif Ali Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto, di eleggere un presidente donna e l’accordo (poi cancellato) tra Zardari e il suo storico rivale Nawaz Sharif per ridurre i poteri legati alla carica presidenziale e per reintegrate tutti i giudici allontanati da Musharraf subito dopo il colpo di stato che lo ha portato alla guida del Paese, il Pakistan è finalmente arrivato alla vigilia delle elezioni. [...]
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