
Nonostante lo stato di emergenza e la presenza di militari in ogni angolo della capitale, la situazione a Bangkok non è migliorata. I manifestanti continuano a protestare e a scioperare, ma il Primo Ministro Samak Sundaravej è deciso a non cedere.
Oggi, mentre il generale Anupong Paojinda continua a dichiarare di non avere nessuna intenzione di agevolare un nuovo colpo di stato, Samak, a sorpresa, lancia l’ipotesi di un referendum. Non ci sono ancora date, visto che per avviare l’eventuale consultazione è necessaria l’approvazione del Senato, ma l’inizio di ottobre sembra il periodo più probabile.
Giovedì mattina, nel corso di un appello radiofonico, Samak ha dichiarato ai thailandesi che non si dimetterà e non scioglierà il Parlamento perché è sua intenzione proteggere la democrazia nel Paese. Non solo: ha definito l’Alleanza Popolare per la Democrazia (APD) un gruppo che è riuscito ad entrare nel Governo solo grazie a sotterfugi e meschinità. A detta del Premier, lasciare il potere nelle mani dell’APD significherebbe mandare la Thailandia alla deriva, favorendo il consolidamento di un sistema anarchico.
Secondo il Ministro della Cultura Somsak Kietsuranond, il testo del referendum comprenderà almeno tre quesiti. Ai cittadini verrà chiesto di esprimere un’opinione sulle dimissioni del Premier, su un eventuale scioglimento delle Camere e sulle proteste di questi giorni.
Dall’altro lato della barricata, Sondhi Limthongkul, figura di spicco del PAD, ha dichiarato alla stampa che finché il potere rimarrà nelle mani di Samak non potrà essere raggiunto nessun compromesso e le manifestazioni non si fermeranno.
Va detto, però, che la Thailandia è oggi un Paese diviso: la maggior parte dei sostenitori del PAD è concentrata nella capitale, mentre le campagne restano fedeli al Partito per il Potere del Popolo (PP). Condizione che non permette di azzardare alcuna previsione.
- Giovedì 4 Settembre 2008
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Commenti
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Il 18 Settembre 2008 alle 12:57 Thailandia, crisi politica senza fine » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Per settimane i militanti dell’Alleanza Popolare per la Democrazia (Apd) hanno occupato le sedi governative chiedendo le dimissioni del primo ministro Sundaravej, considerato un pupazzo nelle mani di Thaksin. Sundaravej dapprima non ha ceduto, ha proposto di interpellare direttamente i cittadini con un referendum e infine è stato costretto alle dimissioni insieme all’intero gabinetto dall’Alta Corte della Thailandia, che lo ha accusato di aver violato la Costituzione partecipando a una trasmissione televisiva di cucina: il tutto sulla base dell’articolo 267 della Costituzione che vieta di svolgere attività extra retribuite a coloro che ricoprono un ruolo pubblico. [...]
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