Il vedovo di Benazir Bhutto, Asif Ali Zardari, ce l’ha fatta. Per ottenere la maggioranza delle preferenze tra i rappresentanti delle due Camere e dei quattro Assemblee Provinciali sarebbero bastati 352 voti, ma Zardari si ne è assicurati 481 su 702. L’unica provincia in cui Zardari ha un po’ traballato è il Punjab, da sempre la roccaforte del rivale Nawaz Sharif. Il Partito Popolare Pachistano (PPP) ha definito le elezioni di oggi una netta vittoria per la democrazia, oltre che una conferma delle capacità di Zardari di guidare il principale partito politico pachistano, di cui molti avevano dubitato quando il vedovo della Bhutto prese in mano le redini del PPP subito dopo l’assassinio della moglie, a dicembre 2007.
Da domani Zardari dovrà fare i conti con due gravi problemi che affliggono il Paese: una sempre più evidente crisi economica e l’ulteriore radicalizzazione dei movimenti fondamentalisti, che anche oggi hanno insanguinato la giornata con un attentato suicida nei pressi della città di Peshawar in cui sono rimaste uccise almeno sedici persone. Tuttavia, sembra che il suo asso nella manica sia un’agenda politica stesa proprio da Benazir Bhutto prima di rientrare in Pakistan a fine 2007. Secondo alcune indiscrezioni, tale programma prevederebbe anzitutto un accordo con i militari, che restano l’istituzione più forte nel Paese: Zardari dovrebbe riuscire a tutelare le esigenze del Capo di Stato Maggiore, prendere in considerazione le preoccupazioni strategiche dell’esercito e assicurare che la fetta di finanziamenti pubblici delle forze armate non venga toccata. Ancora, in cambio della promessa di incrementare i fondi destinati alla lotta al fondamentalismo, il PPP si potrebbe assicurare non solo la simpatia degli Stati Uniti, ma anche aiuti concreti di carattere militare che gli farebbero guadagnare punti con i vertici dell’esercito e che tornerebbero utili nel faccia a faccia con il vicino gigante indiano. Sulla questione dei poteri del Presidente, Zardari ha dichiarato oggi che “una loro limitazione sarebbe controproducente per il futuro sia del partito che del Paese”. I pachistani, invece, sperano che nel cercare la simpatia degli Stati Uniti e quella dei generali Zardari non si dimentichi della stabilità economica.
- Sabato 6 Settembre 2008
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