
Deciso a chiarire chi è il traditore della Rivoluzione Arancione, cauto sulla Russia, ingombrante e potentissimo vicino, il presidente ucraino Viktor Yushchenko ha sottolineato durante un’intervista rilasciata a Panorama e altri media occidentali, l’importanza che Kiev entri nella Nato. Nonostante molti analisti abbiano definito piuttosto vago l’impegno assunto dall’Ue nei confronti dell’Ucraina durante il vertice di martedì 9 settembre, Yushchenko si è detto felice del successo. E ottimista sul futuro europeo del suo paese.
La coalizione tra il suo partito e quello del primo ministro Yulia Timoshenko è recentemente naufragata. Pensa che ci sia la mano della Russia dietro gli eventi che hanno portato alla crisi?
Non so assolutamente cosa abbia spinto il primo ministro a immettere input propri nell’agenda politica del governo, tradendo l’accordo della coalizione e alleandosi il 2 settembre con i comunisti e il Partito delle regioni (guidato da Viktor Yanukovych, il leader filo russo sconfitto dalla rivoluzione arancione del 2004 ndr). Negli ultimi due mesi ha introdotto leggi che violano tutti gli equilibri costituzionali, ha voluto istituire una commissione per arrivare all’impeachement del presidente, ma perché non è stata presa una posizione chiara sul conflitto in Caucaso, la flotta russa sul Mar Nero, la Nato? Tutte questioni indicate nel patto che avevamo firmato 9 mesi fa, dopo le elezioni. Gli eventi del 2 settembre erano volti a smantellare i valori democratici della nazione.
E dietro questo scenario non c’è soltanto l’operato dei politici nazionali. Questo è il momento della verità, della battaglia per i nostri valori. Ma ritengo che l’Ucraina abbia sufficienti risorse per risolvere la crisi attraverso. L’Ucraina non abbandonerà il percorso democratico.
Nell’accordo finale del summit tra Unione Europea e Ucraina di martedì 9 settembre è stato posto l’accento sull’integrità territoriale dell’Ucraina. Pensa che sia a rischio? Soprattutto alla luce delle voci secondo le quali la Russia starebbe distribuendo passaporti in Crimea, dove i sentimenti a favore di Mosca sono molto forti?
Concordo con questa analisi. L’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina è ancora sotto esame. Non perchè sia discutibile, ma perché ci sono ancora minacce e alcune sono le tradizionali minacce tradizionali. L’indipendenza non è stata facile per noi. Nell’ultimo secolo l’abbiamo dichiarata sei volte e in cinque casi l’abbiamo perduta. La penisola della Crimea è il punto più sensibile sulla mappa dell’Ucraina. Ma in quell’area ci sono difficoltà che non abbiamo scatenato con l’indipendenza (nel 1991 ndr), esistevano da prima. La presenza della flotta russa sul Mar Nero è un problema, non solo dal punto di vista militare. C’è tutta una serie di questioni da risolvere, a cominciare dagli accordi sull’affitto e l’occupazione di immobili, di spazi sulla terraferma e in mare, la definizione delle frequenze radio e altro. E quella delle minoranze nazionali non è una questione facile, ma il miglior modo per risolverla è trattare la cosa apertamente, parlando con franchezza delle tematiche relative alla lingua, all’educazione e alla sicurezza.
Dopo lo scoppio del conflitto in Georgia lei ha introdotto alcune limitazioni nel movimento della flotta russa a Sebastopoli, non teme che questo sfoci in un deterioramento delle relazioni con la Russia?
No. I problemi nascono perché mancano accordi precisi. Rispettiamo il contratto (siglato nel 1997 ndr) che prevede la presenza temporanea della flotta russa nel Mar Nero. Ma il numero, le caratteristiche, i movimenti delle forze russe sul territorio ucraino devono essere regolati. Non è possibile che vengano costruiti immobili per la marina russa senza permesso, o che carri armati russi attraversino tre regioni del nostro paese senza avvertire nessuno. Questo ha a che fare con gli interessi nazionali dell’Ucraina e con il rispetto reciproco.
Vista la posizione di Mosca, contraria all’adesione dell’Ucraina e Georgia alla Nato, entrare a far parte del Patto Atlantico rappresenta ancora un interesse nazionale per il suo paese?
C’è solo un modo per garantire l’integrità, l’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina: aderire al sistema collettivo di sicurezza europeo. Dobbiamo fare ciò che altri paesi che appartenevano all’Unione sovietica hanno già fatto. La partecipazione dell’Ucraina al sistema di sicurezza europeo è la miglior risposta alle sfide attuali. Ed è anche un vantaggio per la Nato. L’espansione della pace e della stabilità a est dovrebbe essere una priorità dell’Alleanza atlantica e il coinvolgimento dell’Ucraina la logica conseguenza. Spero di ricevere un segnale positivo dal summit della Nato di dicembre.
Molti ucraini sono contrari all’adesione alla Nato, indirà un referendum?
Sì, ma soltanto quando Ucraina riceverà un invito ufficiale a far parte del Patto Atlantico. Per ora parliamo solo del primo stadio delle relazioni. Sono sicuro che il Map (Membership action plan) sia un’ottima opportunità per informare la gente dei benefici che derivano dall’adesione della Nato. Ma le posso assicurare che dopo gli eventi in Georgia il numero delle persone favorevoli all’Alleanza è in crescita.
Il presidente russo Dmitrij Medvedev ha detto che Mosca si ritirerà dalla Georgia ma manterrà una presenza in Abkhazia e Ossezia del sud, come giudica questa decisione?
Penso che l’alfa e l’omega delle odierne relazioni internazionali, di quelle basate sugli sviluppi recenti, ma anche di quelle forgiate negli ultimi 30 anni debba esssere il sostegno dell’integrità e della sovranità territoriale. Se questo principio viene ignorato non si può parlare di alcuna soluzione delle crisi. Mettere in discussione l’integrità territoriale della Georgia significa dar vita a un conflitto lunghissimo nella regione.
È soddisfatto dall’esito del vertice con l’Unione Europea di martedì 9 settembre a Parigi? O si aspettava di più?
È stato un successo. Abbiamo concordato che le nostre future relazioni non saranno soltanto di vicinato. L’intesa è di arrivare alla firma di un accordo di associazione dell’Ucraina all’Unione europea. E considerando quelli che altri stati hanno firmato a partire dagli anni Novanta, pochi hanno i punti di forza del nostro. Abbiamo avviato negoziati sull’area di libero scambio e sulla questione dei visti per i cittadini ucraini. Ma ad essere particolarmente importante è la parte politica dell’accordo: è a Parigi che l’Ucraina è stata per la prima volta identificata politicamente come uno stato europeo.
Sul fronte energetico l’Ucraina e l’Unione europea hanno in comune una forte dipendenza dalla Russia, come si potrebbe incrementare la cooperazione su questo punto?
L’Europa deve capire che in molte sfide, compresa quella energetica, deve parlare con una voce sola. Ma mi preme sottolineare il ruolo chiave Ucraina. Circa l’80 per cento delle risorse energetiche russe arrivano all’Europa attraverso l’Ucraina. Questa è la più grossa area di transito di tutto il continente. Ed è importante per noi il modo attraverso il quale viene portata avanti la politica di transito, che tipo di scelte riguardo alla tecnologia, alla sicurezza dell’approvvigionamento e alle condizioni finanziarie vengono attuate. Vogliamo un dialogo internazionale su questo. I produttori russi e i consumatori europei devono capire che il nostro ruolo è centrale. Per questo con il presidente della commissione europea, José Manuel Durão Barroso e con il presidente francese Nicolas Sarkozy abbiamo discusso della necessità di organizzare una conferenza internazionale sulla ricostruzione della nostra rete di trasporto del gas, che necessita di investimenti economici e tecnici.
Presidente siamo di fronte a una nuova guerra fredda e teme per il suo paese?
Ci sono elementi che lo fanno pensare, ma non mi spingerei fino a definirla guerra fredda. Noi siamo per il dialogo con la Russia: è nostro dovere di vicini e di partner di accordi strategici. Ma faremo il possibile affinché le relazioni e il dialogo tra le superpotenze si sviluppino in modo positivo. Se ciò accadrà dipende in molta parte anche dalle decisioni che saranno prese riguardo al Caucaso, dove l’accordo non è ancora completo. È importante notare, però, che è stato attraverso un intenso lavoro diplomatico che si è arrivati al cessate il fuoco, e a 40 giorni dal conflitto c’è un buon piano di risoluzione dalla crisi. Non è frequente. Purtroppo rimangono ancora divergenze sul concetto di integrità territoriale.
- Sabato 13 Settembre 2008

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