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di Ignazio Ingrao, inviato in Francia
Il Papa chiude ai divorziati risposati e apre ai lefebvriani. Domenica 14 settembre, alla vigilia della sua partenza dalla Francia, il pontefice ha voluto incontrare i 170 vescovi e cardinali francesi, dopo la Messa solenne celebrata di fronte a 150 mila pellegrini riuniti presso il santuario di Lourdes. Il discorso di Benedetto XVI ai vescovi francesi avrà l’effetto di una doccia fredda per conviventi e divorziati risposati. Il Papa ha fatto implicito riferimento alla legge francese sui Pacs (Patti civili di solidarietà) denunciando che “le leggi sulla famiglia hanno relativizzato in molti Paesi la sua natura di cellula primordiale della società. Spesso le leggi cercano più di adattarsi ai costumi e alle rivendicazioni di particolari individui o gruppi, che non di promuovere il bene comune della società”. La famiglia, invece, ha scandito Benedetto XVI, “è lo zoccolo solido sul quale poggia l’intera società”. Per questo motivo, ha proseguito il Papa, oggi “una questione particolarmente dolorosa è quella dei divorziati risposati”. La Chiesa, ha detto Ratzinger, “conserva con fedeltà il principio dell’indissolubilità del matrimonio, pur circondando di grande affetto gli uomini e le donne che, per ragioni diverse, non giungono a rispettarlo”. Perciò, ha precisato Benedetto XVI, “non si possono ammettere le iniziative che mirano a benedire le unioni illegittime”. Da questo momento in poi i parroci francesi non potranno più compiere i riti di benedizione per le seconde nozze dei divorziati risposati che desiderano continuare a frequentare la Chiesa cattolica. Riti che si vanno sempre più diffondendo oltralpe.
Rivolgendosi ai cardinali e ai vescovi francesi Benedetto XVI ha quindi affrontato i problemi interni della Chiesa francese, in particolare quei punti che in questi anni sono stati motivo di frizione con il Vaticano. A cominciare dal massiccio ricorso ai laici per l’attività pastorale nelle parrocchie.La Chiesa francese è alle prese con una drastica diminuzione della pratica religiosa (i cattolici sono il 65% della popolazione francese, ma solo il 5% di questi sono praticanti regolari) e una pericolosa crisi delle vocazioni sacerdotali (negli ultimi dieci anni i sacerdoti sono scesi da 27.200 a 20.500 e l’età media ha superato i 70 anni). Per far fronte a questa drammatica situazione la Chiesa francese ha modificato la sua organizzazione facendo ampio ricorso ai laici ma il Papa ha richiamato i vescovi all’ordine: “I sacerdoti non possono delegare le loro funzioni ai fedeli in ciò che concerne i loro propri compiti”, ha raccomandato Ratzinger. Grande apertura del Papa invece sul fronte dei rapporti con i cattolici tradizionalisti e con i lefebvriani che in Francia sono sempre più numerosi. Fino all’ultimo i vescovi francesi hanno cercato di fermare la pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum” con il quale un anno fa il Papa ha liberalizzato l’uso della Messa in latino secondo l’antico rito tridentino che risale al XVI secolo. Ora che il Motu Proprio è diventato legge per la Chiesa, il pontefice raccomanda ai vescovi francesi di non ostacolarne l’applicazione. Ratzinger auspica inoltre che questo documento favorisca “l’indispensabile pacificazione degli spiriti”, poiché “nessuno è di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire a casa sua e mai rifiutato. Sforziamoci di essere sempre servitori dell’unità!”. Parole che suonano anche come un appello rivolto ai lefebvriani, che nel mese di giugno hanno rifiutato una proposta di accordo con il Vaticano, affinché colgano l’opportunità che viene loro offerta di tornare in comunione con la Chiesa di Roma. Conversando con i giornalisti sul volo che lo stava portando in Francia, Ratzinger aveva già spiegato che il “Motu proprio” per la liberalizzazione dell’antica Messa in latino è stato un “atto di tolleranza, ai fini pastorali per persone che sono state formate in quella liturgia, la amano, la conoscono e vogliono vivere con quella liturgia”. Perciò “non c’è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata dal Concilio Vaticano II e questa liturgia”. Anzi è possibile “un arricchimento da ambedue le parti”, fermo restando che “la liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria del nostro tempo”.
Catechismo, educazione dei giovani, ruolo della religione nello spazio pubblico e dialogo ecumenico, sono stati gli altri temi toccati da Benedetto XVI nel suo discorso ai vescovi francesi. Un intervento severo e preciso che non mancherà di far discutere anche fuori della Chiesa francese.
- Domenica 14 Settembre 2008

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