
Lourdes
Un momento della cisita di Ratzinger in Francia
da Lourdes
Con lo stile pacato e gentile di sempre, Benedetto XVI ha messo sull’attenti tanto la Chiesa quanto il governo francese. Un viaggio breve con ritmi quasi wojtyliani: in meno di quattro giorni (dal 12 al 15 settembre) Ratzinger ha visitato Parigi e Lourdes. Tre i discorsi principali: all’Eliseo, di fronte al presidente Nicolas Sarkozy, sull’importanza di una laicità positiva che valorizzi il contributo della Chiesa alla vita pubblica; al College des Bernardins, di fronte a 700 intellettuali di Francia, sul rapporto tra fede e ragione, antidoto a fanatismo e fondamentalismo; infine a Lourdes, di fronte ai vescovi francesi, per richiamarli all’ordine sul magistero della Chiesa.
Un filo rosso ha unito questi interventi del Papa: il richiamo forte all’identità della Chiesa e della fede cristiana unito alla richiesta di valorizzare la tradizione, come unica garanzia per il futuro dei cattolici. E, contro ogni previsione, il successo di Benedetto XVI è stato eccezionale sia sulle piazze, sia sui giornali. Nelle visite del 1996, per il XV centenario del battesimo della Francia, e nel 1997 per la Giornata mondiale della Gioventù, Giovanni Paolo II aveva riempito le piazze (più di Benedetto XVI) ma era stato contestato e criticato dalla Francia laica e razionalista. Ratzinger invece ha affascinato e incuriosito. Merito, probabilmente, del suo curriculum da intellettuale e «maitre à penser». Ma soprattutto ha colpito il suo messaggio chiaro, il richiamo forte all’identità della Chiesa. Un messaggio che, anzichè allontanare, ha avvicinato, persino i giovani.
È stata una sorpresa anche per i vescovi francesi, tradizionalmente sostenitori della chiesa del dialogo in contrapposizione alla Chiesa dell’identità. Per loro, e forse per tutta la Chiesa europea, si tratta di cambiare strategia. Lo ha riconosciuto il cardinale André Vingt-Trois che, al termine del severo discorso del Papa alla conferenza episcopale, malcelando un certo imbarazzo, ha osservato che «il Papa non è un amministratore delegato che va a visitare una filiale della sua impresa per dettare le linee di comportamento. Ma certamente dovremo trovare insieme gli stili e le modalità più giuste per rispondere alle sfide di oggi». Gli ha fatto eco monsignor Claude Dagens, vescovo di Angouleme e accademico di Francia, dopo il discorso al mondo della cultura: «Benedetto XVI ci richiama alle radici della fede cristiana e del pensiero occidentale. E’ un invito a ripartire dall’essenziale».
Insomma, se la Chiesa francese, modello di dialogo e apertura, anche dal punto di vista delle questioni etiche, si trova ridotta al 5% della pratica religiosa in Francia e a una drammatica crisi delle vocazioni, forse è ora di cambiare strada. Il Papa sollecita il dialogo con il mondo della cultura, della politica, con le altre religioni ma per farlo invita a riscoprire la propria identità forte. Complice il clima di paura e di incertezza che attraversa l’Europa dopo l’11 settembre. Nel frattempo Benedetto XVI in Francia è apparso anche molto più aperto e rilassato nel rapporto con la gente, a suo agio di fronte alla folla, allegro con i giovani. «Sta imparando a fare il Papa» ha commentato la stampa francese. E in effetti è dal viaggio negli Usa in aprile e in Australia in luglio che Ratzinger appare più disinvolto negli «abiti» del Papa. Lo ha reso più sicuro anche la sua squadra di collaboratori ormai rodati: il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il maestro delle cerimone, Guido Marini, il portavoce Federico Lombardi, l’organizzatore dei viaggi, Alberto Gasbarri.
- Lunedì 15 Settembre 2008

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Commenti
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Il 15 Settembre 2008 alle 16:17 informazione ha scritto:
Lo stile di questo papa non è affatto “pacato e gentile”, bensì “arrogante ed intollerante”.
Se le vocazioni in Francia sono così esigue, è perché la gente, fortunatamente, ha imparato a ragionare sulle cose, a non prendere tutto come oro colato, e a calibrare il giusto peso da dare a quelli che vengono proposti come “dogmi da seguire” da certi ricconi in tunica.
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