Di Francesco Pavati Disseminata l’ascia di guerra la campagna elettorale american per la Casa bianca va avanti a colpi di sciabola. In confronto gli attacchi tra Hillary e Obama durante le primarie erano battute tra amici al bar. E più ci si avvicinerà al 4 novembre, giorno delle elezioni, più la campagna sarà agguerrita e piena di colpi bassi. Hanno cominciato i repubblicani il valzer degli attacchi diretti ai limiti dell’insulto. Ha esordito Sarah Palin, la candidata vicepresidente che divide il ticket con McCain, proprio nel suo discorso d’esordio, prima di essere catapultata nell’olimpo delle star della politica americana. “Mi accusano di inesperienza ma io sono governatore dell’Alaska (per diciotto mesi ndr) e sono stato sindaco di una cittadina, Barack Obama è stato solo leader di una comunità e questo non vuol dire avere nessun tipo di responsabilità, guidare una cittadina implica molte più responsabilità di essere un “community leader”, ha detto la Palin riscuotendo enorme successo tra la platea dei delegati repubblicani. Quel discorso ha segnato una linea tra una campagna dai toni soft e il successivo drammatizzarsi degli attacchi tra le due parti.
Già Barack Obama e Biden puntavano su una frase ripetuta alla noia in ogni convention “non è che McCain non conosce i problemi del popolo e dell’economia americana, è solo che non li capisce (he doesn’t get it: non ci arriva)” riferendosi al fatto che l’ex eroe di guerra è troppo lontano dalla realtà quotidiana delle famiglie americane a causa dei suoi 26 anni di presenza a Washington e delle infinite ricchezze della moglie. Ma è stata la Palin a forzare la mano cavalcano l’onda di entusiasmo generato dalla sua elezione. O meglio è stato lo staff di McCain a farlo per lei accusando Obama di sessismo, perché in una conferenza in Virginia avrebbe detto (riferendosi alla governatrice secondo i repubblicani): “Se metti un rossetto a un maiale sempre di un maiale si tratta”.
Il maiale di Obama
http://www.youtube.com/watch?v=FPd4yk0x-…
Quella frase accompagnata dall’accusa ha fatto il giro del mondo finendo sulle prime pagine dei giornali, soprattutto italiani ed esteri. Ad ogni persona di buon senso è apparso chiaro che Obama non potesse, come non ha fatto, riferisi alla Palin. Tanto più che ha usato la frase riferendosi a McCain e alla sua politica economica ritenuta troppo simile a quella di Bush. Insomma almeno stavolta la Palin non c’entra. Mettere il rossetto a un porco per sperare che cambi è infatti una tipica espressione americana usata da tutti dal politico all’uomo comune. Anzi era stato proprio McCain a usarla riferendosi alla Clinton, non a lei naturalmente, ma in particolare alla sua poltica sanitaria dicendo che non aveva niente di innovativo.
Nessuno, in particolare dai democratici, ha mai pensato o insinuato che l’espressione di McCain si riferisse ad Hilary Clinton. E così è stato per Obama, tranne che per i sempre attenti giornali italiani, la notizia non ha mai avuto alcuna presa sui media e sull’opinione pubblica americana se non quella di allertare sulla nuova aggressiva campagna repubblicana. In molti ricordano bene quanto hanno pesato le bugie su Kerry e sulla sua carriera militare, lui eroe di guerra come McCain, nelle precedenti elezioni. E in molti, tanti supporter negli ultimi incontri, hanno chiesto direttamente ad Obama di reagire. “Non è il mio stile non dirò mai bugie sul senatore McCain” ha detto il senatore rispondendo a un supporter che gli aveva chiesto maggiore aggressività durante una conferenza in New Hampshire.
Ma i repubblicani non hanno evidentemente desistito e sono ritornati alla carica con un nuovo spot televisivo in cui si afferma (falsamente come è stato rivelato) che Obama da senatore aveva firmato una legge per insegnare l’educazione sessuale ai bambini dai 5 agli 8 anni. Lo spot dice testualmente: “insegnargli il sesso prima di insegnargli a leggere”, falso anche questo come confermato dale fonti legislative. “A parte che come padre di due bambine sarei felice che qualcuno gli insegnasse come difendersi da persone malate - ha detto Obama in New Hampshire - non ho mai firmato niente del genere”.
In un altro spot recentemente lanciato si accusa Obama di voler fermare la riforma delle leggi sull’immigrazione, anche questa notizia smentita dallo staff del candidato. Il sangue amaro tra le due coalizioni si è creato anche e soprattutto perché da Obama sono rimasti sorpresi e impreparati alla nomina della Palin, giustificando l’effetto dicendo: “L’avevamo esclusa perché non ha nessuna esperienza per fare la vicepresidente”. La frase di Axelrod, stratega della campagna democratica, ha fatto infuriare la Palin che è partita a gamba tesa ed è stata addirittura al centro di uno spot televisivo che chiama Obama irrispettoso per le accuse mosse ala governatrice. Ci sono poi la serie infinita di scheletri nell’armadio scoperti sia dagli inviati di Obama, di questo è stato accusato a ragione pare abbia formato uno staff di avvocati e giornalisti per indagare sulla palin, sia dai giornalisti che si sono precipitati in Alaska. Le accuse sono arcinote in diciotto mesi di governo la Palin ha fatto tutto il contrario, fondi federali lobby favoritismi nell’assumere amici e parenti, di quello che va dicendo in giro per l’America.
- Lunedì 15 Settembre 2008

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