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	<title>Mondo &#187; Yemen, la nuova frontiera di Al Qaeda </title>
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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Yemen, la nuova frontiera di Al Qaeda</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 12:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.zurleni</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L'attentato  che ha colpito l'ambasciata americana provocando  una ventina di morti dimostra che la rete di Al Qaeda, indebolita altrove, è forte e radicata in quel paese. Intervista a Jean Charles Brissard, massimo esperto di terrorismo internazionale. <strong>LEGGI ANCHE</strong>: <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2008/09/17/attacco-allambasciata-usa-in-yemen-16-morti/">L'attentato all'ambasciata</a>    ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/09/17/48d0f56a79101_zoom.jpg" alt="Yemen, attacco all'ambasciata Usa" border="0" width="500" /></p>
<p>Il terrorismo islamico è tornato per bussare alle porte della campagna elettorale americana. <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2008/09/17/attacco-allambasciata-usa-in-yemen-16-morti/">Un attentato come quello che colpito l&#8217;ambasciata americana in Yemen</a> non veniva realizzato da tempo e dimostra come gli Stati Uniti siano ancora nel mirino del network del terrore. Rivendicato da un gruppo integralista che si definisce <em>Jihad islamica nello Yemen</em>, l&#8217;attacco - una battaglia, secondo le prime ricostruzioni, attuato con un&#8217;autobomba e con razzi - ha provocato una ventina di morti, tra cui sei assalitori, sei soldati yemeniti che difendevano la sede diplomatica, e quattro civili.</p>
<p>L&#8217;attentato sarebbe stato annunciato nei giorni scorsi sui siti fondamentalisti e conferma quanto la  minaccia fondamentalista sia ancora grave, soprattutto in quel paese della penisola arabica. Lo dice a <em>Panorana.it</em> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jean-Charles_Brisard" target="blank">Jean Charles Brisard</a>, esperto di terrorismo internazionale, autore di un famoso libro su Al Qaeda, &#8220;La verità negata&#8221;, e in seguito, capo del pool di investigatori reclutato dalle associazioni dei famigliari e delle vittime dell&#8217;11 settembre per fare piena luce sulle responsabilità dell&#8217;attacco alle Torri Gemelle.</p>
<p>&#8220;L&#8217;attentato a Sanaa dimostra che lo Yemen rimane una roccaforte del terrorismo islamico. Già in passato, gli Usa avevano subito attacchi in quel paese. Nel 2000, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/USS_Cole_bombing" target="blank">17 marinai americani vennero uccisi quando la loro nave, la Uss Cole</a>, venne colpita mentre si trovava nel porto di Aden. Dopo l&#8217;11 settembre, dopo la scoperta che molti componenti del commando guidato da Mohamed Atta (il capo del commando dell&#8217;11 settembre, <em>ndr</em>) provenivano proprio dallo Yemen, la Casa Bianca ha focalizzato la sua attenzione sulle cellule locali di Al Qaeda. Ha fatto pressioni sul governo di Sanaa affinché moltiplicasse gli sforzi contro i terroristi. Molti capi dell&#8217;organizzazione sono stati uccisi con operazioni coperte della Cia, utilizzando i droni carichi di esplosivo. Insomma, lo Yemen è diventato uno dei teatri più importanti della <em>War on Terror</em>, la guerra lanciata dal presidente George W. Bush. Ma, l&#8217;attentato contro l&#8217;ambasciata Usa conferma come, in questo caso, gli sforzi fatti non siano stati sufficienti&#8221;.</p>
<p>Già, perché, racconta Jean Charles Brissard, negli ultimi tre anni le autorità yemenite hanno compiuto decine e decine di arresti di militanti che erano coinvolti nell&#8217;assalto alla Uss Cole e nell&#8217;attentato all&#8217;ambasciata statunitense a Nairobi nel 1998. Gli inquirenti pensavano di avere tagliato la testa dell&#8217;Idra. Ma la battaglia di Sanaa ha fatto comprendere che il network è stato ricostruito. Se lì e vivo e vegeto, spiega l&#8217;esperto francese, in altre zone del pianeta, la salute di Al Qaeda non è certo delle migliori. Ormai, la base, la roccaforte è nella zona al confine tra il Pakistan e l&#8217;Afghanistan, anche se alcuni gruppi sono presenti in Africa. &#8220;<a href="http://www.terrorfinance.org/the_terror_finance_blog/2007/11/index.html" target="blank">Tutti queste cellule continuano a ricevere finanziamenti</a>&#8221; denuncia Brisard. &#8220;Certo, meno che in passato, ma il fiume di soldi scorre ancora, attraverso gli stessi canali: e cioè, le organizzazioni caritatevoli e i singoli, ricchi o benestanti sceicchi che gravitano attorno al mondo del fondamentalismo islamico. E che ne hanno sposato la causa.</p>
<p>In passato, le mie denunce, anche con un rapporto consegnato all&#8217;Onu, sono state molto circostanziate. Ora - racconta ancora l&#8217;analista parigino - esiste un fenomeno nuovo rispetto a questo tema: nelle zone tribali a cavallo tra Afghanistan e Pakistan, la raccolta di fondi è praticamente libera&#8230; si va di casa in casa, di istituzione in istituzione liberamente&#8221;.</p>
<p>Ma, l&#8217;attentato in Yemen è solo una fiammata o è inizio di una nuova stagione di bombe e attacchi, magari contro obiettivi statunitensi per influenzare la campagna elettorale americana? A questa domanda, Jean Charles Brisard, risponde con prudenza. Le bombe di Sanaa sembrano far parte di una strategia locale e non di una più ampia offensiva contro l&#8217;Occidente. &#8220;Anche in Europa il pericolo sembra essere inferiore. Ci sono molti europei musulmani di seconda o terza generazione che partono per combattere in Pakistan perchè le cellule da cui provengono non sono in grado di creare seri pericoli nel Vecchio Continente&#8221;. Ma questo panorama non impedisce di pensare che i prossimi mesi non vedranno altre bombe firmate Al Qaeda.</p>
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