Sarà probabilmente Tzipi Livni, 50 anni, ministro degli esteri del governo Olmert, il prossimo premier israeliano. Dopo aver vinto con un vantaggio risicatissimo (42% vs 42) le primarie di Kadima, inizierà le consultazioni per formare una nuova maggioranza che vada oltre il Labour di Barack. Ma l’esigua vittoria ottenuta dentro il partito centrista sul rivale Shaul Mofaz, ministro dei Trasporti, non facilita certo un esito positivo della crisi politica: il partito laburista, in questi anni il più importante partner di maggioranza della maggioranza Olmert, avrebbe intenzione di chiedere le elezioni anticipate e Benjamin Netanyahu, il superfalco dell’opposizione di destra del Likud (che tutti i sondaggi indicano come il politico più popolare di Israele) non ha attualmente alcun interesse a entrare in una nuova maggioranza di unità nazionale. Insomma, per la Livni, il compito di far uscire Israele dalla crisi e formare un nuovo governo che porti il paese alla scadenza naturale (2011) si annuncia tutto in salita. Anche perché i numeri alla Knesset, il parlamento israeliano, indicano che la riproposizione attuale maggioranza di centrosinistra sarebbe sotto ricatto dei piccoli partiti religiosi come lo Shas, un rischio troppo alto con tutte le questioni ancora calde sul tavolo.
La Livni (che dovrà attendere l’incarico da parte di Shimon Peres) avrà 42 giorni di tempo per trovare una soluzione. E sul tavolo ci sono questioni intricate, dal dossier nucleare iraniano allo scambio di prigionieri con i palestinesi e con Hezbollah fino alla prosecuzione delle trattative per la restituzione alla Siria delle Alture del Golan in cambio dell’acquisizione da parte israeliana del controllo delle acque del fiume Tiberiade, la più grande risorsa idrica della regione. Impegni che richiederebbero un coinvolgimento trasversale di tutte le forze politiche.
L’affluenza al voto delle primarie nei cento seggi distribuiti in tutto il Paese è stata di quasi il 50 per cento tra i circa 70.000 iscritti al partito Kadima. La Livni, figlia di due eroi di Irgun, la più dura formazione della guerriglia anti-inglese sotto il Mandato britannico, viene dalle fila del Likud, ha un passato da agente del Mossad a Parigi, e ha vinto anche grazie alla sua fama di donna onesta e senza macchia. In questi mesi non ha mai perso occasione di ricordare al suo compagno di partito Olmert che non si può governare con l’ombra di ben due inchieste per corruzione a suo carico. Attacchi che l’hanno resa molto popolare nel paese, ma meno dentro Kadima dove il più “grigio” Mofaz - sostenuto da Olmert - continua ad avere un largo seguito. Un altro problema in più per quella che vorrebbe essere l’erede di Golda Meir, il primo premier donna della storia d’Israele.
- Giovedì 18 Settembre 2008

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