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Un’imbarcazione di pirati si affianca alla nave ucraina. Photo: Ap
I corsari del Corno d’Africa hanno colpito ancora. Solo che stavolta l’hanno combinata più grossa del solito. Famosi per aver reso le acque del golfo di Aden le più pericolose del mondo, lo scorso giovedì i pirati somali hanno sequestrato una nave ucraina che trasportava 33 carri armati e altro materiale bellico destinato all’esercito keniano. Il colpo più grande nella recente storia della pirateria potrebbe però segnare una svolta nella lotta internazionale al fenomeno.
Non è chiaro se i pirati sapessero cosa trasportava l’imbarcazione ucraina Faina, ma per dei cacciatori di taglie come loro poco importa. La richiesta di riscatto è di 20 milioni di dollari per nave ed equipaggio, composto da 20 uomini, uno dei quali sarebbe morto domenica. La minaccia che le armi finiscano in mano ai miliziani somali è così grave che perfino Usa e Russia hanno deciso di collaborare. La nave da guerra Neustrashimy sta facendo rotta verso le acque somale, mentre domenica l’americana USS Howard avrebbe avvistato la nave tra i porti di Harardheere e Hobyo, lungo le coste orientali della Somalia, e la starebbe tenendo d’occhio aspettando l’arrivo di rinforzi. I pirati non sembrano preoccupati dello spiegamento di forze, e hanno avvertito di essere pronti a combattere fino alla morte per respingere qualsiasi attacco nei loro confronti.
Nati in quel laboratorio bellico che è la Somalia, ormai in guerra permanente dal 1991, i pirati hanno prosperato approfittando del disinteresse della comunità internazionale e della debolezza delle istituzioni somale. Nella regione autonoma del Puntland hanno creato un’organizzazione sempre più sofisticata, che ora ha addirittura un portavoce per i rapporti con la stampa. Come ha riferito a Panorama.it Andrew Mwangura, dell’East African Seafarers Association i corsari si spostano in gruppi di piccole imbarcazioni a motore, estremamente veloci e facili da manovrare. Coordinati generalmente da una nave-madre dotata di gru per poter controllare il mare in lontananza, sono equipaggiati di armi pesanti, cellulari e impianti Gps, e riescono a operare fino a 300 km di distanza dalla costa. I pirati attaccano qualsiasi tipo di imbarcazione passi attraverso il golfo di Aden: nelle loro mani sono caduti pescherecci, navi-cargo, imbarcazioni del World Food Program e yacht di lusso. Nel solo 2008, gli attacchi al largo delle coste somale registrati dall’International Maritime Bureau sono stati 24.
Nonostante la minaccia per una rotta così importante come quella che, attraverso il Mar Rosso, collega il Mediterraneo all’ Oceano Indiano, finora la comunità internazionale non si è mossa. Lo scorso giugno il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione che autorizza i Paesi alleati della Somalia a intervenire militarmente nelle acque del golfo di Aden. Ma a parte la spettacolare cattura di un gruppo di pirati per mano dell’esercito francese avvenuta la scorsa estate e qualche pattugliamento, nulla è stato fatto a livello di coordinamento degli sforzi. L’episodio di giovedì potrebbe rappresentare uno spartiacque importante: c’è infatti il pericolo che le armi sequestrate dai pirati finiscano in mano agli insorti somali vicini alle Corti islamiche, che dall’inizio 2006 cercano di rovesciare il governo di Mogadiscio. Una minaccia che potrebbe favorire la creazione di una “coalizione di volenterosi” per risolvere il problema.
- Lunedì 29 Settembre 2008
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Il 30 Settembre 2008 alle 11:53 Bottino ingombrante per i pirati somali » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Sale la tensione a bordo del mercantile Faina sequestrato dai pirati somali con il suo carico di armi e carri armati russi e 20 uomini di equipaggio. Almeno tre pirati sarebbero rimasti uccisi in uno scontro a fuoco notturno tra opposte fazioni, probabilmente in disaccordo su come gestire un sequestro che ha già provocato il coinvolgimento di alcune navi da guerra europee, di un cacciatorpediniere americano e di un altro russo in arrivo nella regione. L’arrivo della nave americana ormeggiata a poche miglia dal Faina avrebbe scatenato il panico tra i pirati anche per il timore che Washington autorizzi un raid notturno delle forze speciali della marina (i Navy Seal) che potrebbe spazzare via i pirati e liberare nave ed equipaggio. [...]
Il 2 Ottobre 2008 alle 15:31 SuccedeOggi » Blog Archive » Bottino ingombrante per i pirati somali ha scritto:
[...] Sale la tensione a bordo del mercantile Faina sequestrato dai pirati somali con il suo carico di armi e carri armati russi e 20 uomini di equipaggio. Almeno tre pirati sarebbero rimasti uccisi in uno scontro a fuoco notturno tra opposte fazioni, probabilmente in disaccordo su come gestire un sequestro che ha già provocato il coinvolgimento di alcune navi da guerra europee, di un cacciatorpediniere americano e di un altro russo in arrivo nella regione. L’arrivo della nave americana ormeggiata a poche miglia dal Faina avrebbe scatenato il panico tra i pirati anche per il timore che Washington autorizzi un raid notturno delle forze speciali della marina (i Navy Seal) che potrebbe spazzare via i pirati e liberare nave ed equipaggio. [...]
Il 27 Ottobre 2008 alle 17:17 Pirati somali: contractors nel Golfo di Aden » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] A mali estremi, estremi rimedi. La drammatica crescita registrata dal fenomeno della pirateria in Somalia ha provocato un aumento sostanziale dei costi di spedizione, costringendo le compagnie di trasporto marittimo a sondare nuove strade per proteggere i preziosi carichi dai bucanieri del Corno d’Africa. Così, a fianco della flotta Nato che pattuglia il Golfo di Aden, presto potrebbero essere schierati anche contractors privati. Tra questi c’è anche la Blackwater, la compagnia di sicurezza americana accusata di aver ucciso in maniera indiscriminata 17 civili iracheni in una sparatoria avvenuta nel settembre 2007 a Baghdad. [...]
Il 28 Ottobre 2008 alle 2:31 SuccedeOggi » Pirati somali: contractors nel Golfo di Aden ha scritto:
[...] A mali estremi, estremi rimedi. La drammatica crescita registrata dal fenomeno della pirateria in Somalia ha provocato un aumento sostanziale dei costi di spedizione, costringendo le compagnie di trasporto marittimo a sondare nuove strade per proteggere i preziosi carichi dai bucanieri del Corno d’Africa. Così, a fianco della flotta Nato che pattuglia il Golfo di Aden, presto potrebbero essere schierati anche contractors privati. Tra questi c’è anche la Blackwater, la compagnia di sicurezza americana accusata di aver ucciso in maniera indiscriminata 17 civili iracheni in una sparatoria avvenuta nel settembre 2007 a Baghdad. [...]
Il 28 Ottobre 2008 alle 10:35 Pirati e schiavi « Orybal’s weblog ha scritto:
[...] Sono tornati i pirati a solcare i mari nel golfo di Aden. Nella regione autonoma del Puntland hanno creato un’organizzazione sempre più sofisticata, che ora ha addirittura un portavoce per i rapporti con la stampa. [...]
Il 4 Novembre 2008 alle 12:45 Golfo di Guinea: rapiti dai pirati dieci membri di una nave francese » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dalla Somalia al Camerun. I pirati sono ormai i nuovi padroni dei mari africani. Dopo i corsari nel Corno d’Africa (contro i quali si sta mobilitando anche la Comunità internazionale) si sta aprendo nel Golfo di Guinea un altro fronte di guerra, altrettanto inquietante. L’ultimo colpo è stato inferto il 31 ottobre scorso al largo della penisola di Bakassi, dove dieci membri di una nave appartenente alla società di servizi marittimi francese Bourbon sono stati sequestrati da un gruppo ribelle denominato Bakassi Freedoms Fighters (BFF). Tra gli ostaggi, si contano sei francesi, due camerunensi, un tunisino e un senegalese. Sin qui ignoto ai servizi anti-terroristici internazionali, i Bakassi Freedoms Fighters (BBF) erano già stati protagonisti nei mesi di giugno e luglio 2008 di due attacchi costati la vita a sette soldati dell’esercito camerunense e a un vice-prefetto. Di sicuro, si sa che il BBF appartiene al Niger Delta Defence and Secutiry Council (NDDSC), uno dei tanti gruppi armati che gravitano attorno alla regione petrolifera nigeriana del Delta del fiume Niger. Situata lungo il confine tra il Camerun e la Nigeria, la penisola di Bakassi è una regione bagnata da acque piene di petrolio e di gas naturale. Non a caso, la nave francese operava su un terminale petrolifero. Rimasta per 15 anni al centro di un contenzioso territoriale tra i governi camerunense e nigeriano, Bakassi era stata concessa al Camerun in seguito a un verdetto pronunciato il 14 agosto scorso dalla Corte internazionale di Giustizia dell’Aia. [...]
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