
Un’imbarcazione di pirati si affianca alla nave ucraina. Photo: Ap
Sale la tensione a bordo del mercantile Faina sequestrato dai pirati somali con il suo carico di armi e carri armati russi e 20 uomini di equipaggio. Almeno tre pirati sarebbero rimasti uccisi in uno scontro a fuoco notturno tra opposte fazioni, probabilmente in disaccordo su come gestire un sequestro che ha già provocato il coinvolgimento di alcune navi da guerra europee, di un cacciatorpediniere americano e di un altro russo in arrivo nella regione. L’arrivo della nave americana ormeggiata a poche miglia dal Faina avrebbe scatenato il panico tra i pirati anche per il timore che Washington autorizzi un raid notturno delle forze speciali della marina (i Navy Seal) che potrebbe spazzare via i pirati e liberare nave ed equipaggio.
Alla compagnia ucraina Kaalbye Shipping che gestisce la bave battente
bandiera del Belize i pirati hanno chiesto 20 milioni di dollari minacciando di vendere il carico di 33 carri armati T-72, armi e munizioni al miglior offerente. Un’ipotesi improbabile perché nessuno stato africano potrebbe acquistare mezzi rubati senza inimicarsi tutti i paesi fornitori di armi. I carri e le armi destinate al Kenya ben difficilmente potranno essere vendute ad altri stati anche considerando che lo sbarco di mezzi così pesanti dal Faina richiederebbe l’utilizzo di un molo in un porto attrezzato dove non sfuggirebbe all’osservazione satellitare e all’intelligence. Una manovra inattuabile nel villaggio di pescatori utilizzato dai pirati che infatti hanno sempre riconsegnato navi e carico ai legittimi proprietari dopo il pagamento del riscatto.
Anche la vendita dei T-72 a gruppi guerriglieri e terroristi che abbondano in Africa Orientale e nella stessa Somalia non sembra ipotizzabile anche perché la gestione di mezzi pesanti così complessi richiede una struttura logistica del tutto assente presso le Corti Islamiche o altri gruppi insurrezionali. Non a caso tutti i movimenti di guerriglia impiegano al massimo jeep civili armate ma non certo carri armati, armi ritenute troppo impegnative anche dalla maggior parte degli eserciti regolari africani.
Per questo i pirati somali,alle prese con una preda rivelatasi troppo grossa per loro, hanno ben poche carte da giocare: sperare che venga pagato il riscatto rischiando nel frattempo un blitz delle forze speciali americane oppure liberare subito equipaggio e navi rinunciando al bottino.
- Martedì 30 Settembre 2008
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Commenti
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Il 11 Novembre 2008 alle 12:47 Una flotta europea contro i pirati del Golfo di Aden » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Una nave cisterna, bandiera filippina, piena di materiale chimico: è l’ultima preda dei pirati che dominano i mari del Golfo di Aden, estensione su acqua di quel territorio senza legge che è da un decennio la Somalia. A bordo del cargo, sequestrato questa mattina, ci sono 23 membri dell’equipaggio. L’ attacco è stato sferrato nel Golfo da pirati muniti di armi automatiche e razzi. Non deve stupire, se si pensa che solo il 30 settembre scorso, un altro gruppo armato aveva preso possesso di una nave ucraina contenente un vero e proprio arsenale militare, carri armati inclusi. Dall’inizio dell’anno sono 83 gli attacchi registrati nelle acque africane, tra cui 33 navi sequestrate. Noel Choong dell’International Maritime Bureau ha detto che nelle mani dei pirati rimangono 12 navi e oltre 200 membri di equipaggi. [...]
Il 30 Gennaio 2009 alle 11:45 I pirati somali sequestrano una petroliera tedesca » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Da oltre 4 mesi è ancora nelle mani dei pirati, invece, la Faina, nave da carico ucraina che trasportava carri armati, munizioni e lancia granate destinati, forse, al Sudan, per la quale sono stati chiesti 20 milioni di dollari. L’attacco alla petroliera tedesca, smorza le speranze che l’intensa attività militare nel golfo di Aden potesse aver frenato il fenomeno, come i dati di gennaio dimostravano. In quel tratto di mare passa il 20 per cento del traffico commerciale del mondo e attualmente sono presenti navi della marina americana, cinese, russa, saudita e indiana, oltre a quelle della missione europea Atalanta lanciata a dicembre dell’anno scorso con il compito di contrastare la pirateria. [...]
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