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Per gli Stati Uniti è stato uno dei giorni più lunghi e drammatici della loro Storia. Con un voto shock, la Camera dei Rappresentanti ha bocciato il piano da 700 miliardi di dollari per il salvataggio di Wall Street varato dall’amministrazione Bush. Il clamoroso voto ha fatto crollare la Borsa di New York: in chiusura di contrattazioni, il Dow Jones ha toccato il suo minimo storico, arrivando a perdere il 6%. Il mondo politico e finanziario americano ha vissuto ore in preda al panico e al caos. Subito dopo l’esito (per lui) disastroso della votazione, il presidente si è detto molto contrariato e ha riunito d’urgenza i suoi più stretti consiglieri.
Il voto di Capitol Hill ha fatto riesplodere la polemica tra i due candidati alla Casa Bianca. Colpiti di sorpresa dal colpo di maglio del Congresso, i due hanno reagito in modo diverso: Barack Obama ha invitato alla calma, dicendosi convinto che, alla fine, la nuova legge passerà. John McCain, invece, si è scagliato contro il suo rivale e i democratici, accusandoli di aver voluto l’affossamento del pacchetto. In realtà, il piano da 700 miliardi di dollari è stato bocciato da uno schieramento bipartisan di deputati contrari, dove, però, in maggioranza, si registrano i congressmen del Grand Old Party. Per George W. Bush un doppio schiaffo. Il suo partito si è rivoltato contro di lui. “Quel piano rappresenta il maggior intervento del governo federale in economia da decenni a questa parte, almeno dalla Grande Depressione del ‘29. Molti deputati conservatori hanno giudicato eccessivo il ruolo interventista che si sarebbe attribuito l’esecutivo nel tentativo di regolamentare il Mercato. E, quindi, hanno votato contro - dice Darrell M. West, vice presidente del prestigioso Brookings Institution di Washington, esperto di politica interna americana.

“Ma tra i repubblicani, continua il politologo, c’era anche chi ha pensato che il piano fosse troppo costoso per i contribuenti. Sono le stesse motivazioni che hanno spinto decine di deputati democratici a ribellarsi all’accordo raggiunto dai loro leader. “Molti deputati degli Stati del Sud - spiega West - hanno fatto lo stesso ragionamento dei loro avversari politici”. I numeri parlano chiaro. La bocciatura è arrivata con 228 voti contro e 205 a favore.
133 repubblicani hanno detto no. Solo 65 lo hanno appoggiato. 94 sono stati, invece, i voti contrari democratici, mentre 140 quelli a favore.
Con queste cifre, le possibilità che il piano venga ripresentato alla Camera dei Rappresentanti appaiono remote, ma non impossibili. Una prossima votazione potrebbe essere tenuta giovedì prossimo. “Il pacchetto potrebbe essere resuscitato? “È una domanda da un milione di dollari” - risponde Darrell M. West. “I leader dei democratici e dei repubblicani cercheranno di ricostruire un consenso attorno ai provvedimenti. Il quesito però rimane quello: riusciranno a convincere i deputati repubblicani a votarlo?” Secondo il numero due del Brookings Institution ci saranno altre lunghe e difficili trattative, ma la legge non potrà essere snaturata. I principi base rimarranno gli stessi. Probabilmente, tra le pieghe, verranno rivisti alcuni meccanismi di controllo del mercato per permettere ai conservatori più riottosi di accettare il compromesso. Per il politologo, il pacchetto di misure avrà una seconda chance. E alla fine, dovrebbe passare. La Casa Bianca, però, dovrà muoversi in modo ben diverso rispetto a quanto fatto finora.
Prima della Gran Rifiuto della Camera, prima dell’apertura dei mercati, George W. Bush era apparso in televisione per fare pressione sui deputati affinché approvassero il pacchetto di misure. La nuova legge - aveva detto - va “alle radici della crisi” e manda il messaggio che gli Stati Uniti “vogliono seriamente riportare forza e fiducia nei mercati”. Le sue parole non avevano convinto le Borse, tanto che Wall Street aveva aperto in calo. E neppure, come poi si sarebbe visto, i membri del Congresso. La dichiarazione del presidente era stato il primo atto della lunga, difficilissima giornata della depressa economia statunitense. Nelle prime ore della mattina, sull’andamento della Borsa di New York avevano pesato anche le notizie relative a Wachovia, una delle maggiori banche statunitensi. Per salvarla è dovuto intervenire ancora una volta lo Stato americano. Citigroup, importante società finanziaria globale, ha deciso di rilevare le attività bancarie di Wachovia. Nell’ambito di questa operazione, la Fdci, l’organismo federale di assicurazione dei depositi, ha invece stabilito di assorbire 42 miliardi di dollari di debiti. “Il fallimento di Wachovia avrebbe posto un rischio sistemico” ha detto il segretario al Tesoro Henry Paulson.
Una dichiarazione che conferma come, ormai, l’economia statunitense stia cambiando - almeno parzialmente - rotta.
“Certo, se passa il piano di salvataggio, ci troveremmo di fronte ad un massiccio intervento statale, come non era mai accaduto nella recente storia americana - commenta Darrell M. West. “Gli Stati Uniti lascerebbero, in parte, la filosofia di un mercato scarsamente regolato per avviarsi verso un sistema più controllato dalle leggi e dalle normi dello Stato. Indubbiamente, una grossa novità”.
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- Martedì 30 Settembre 2008

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Il 30 Settembre 2008 alle 17:46 Appello di Bush al Congresso: senza piano anti-crisi, conseguenze gravi » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Capitol Hill affonda le borse: doppio schiaffo a Bush [...]
Il 30 Settembre 2008 alle 17:46 Gli effetti della crisi finanziaria americana sulle nostre tasche » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Capitol Hill affonda le borse, doppio schiaffo a Bush e Appello di Bush al congresso, senza piano anti crisi conseguenze gravi [...]
Il 1 Ottobre 2008 alle 11:29 Il piano salva Wall Street alla prova del Senato Usa » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Ci sono una serie di novità rispetto al piano bocciato lunedì dalla Camera nel provvedimento per il salvataggio di Wall Street su cui il Senato americano dovrà esprimersi quando in Italia sarà pomeriggio inoltrato. Il piano include la possibilità per l’Fdic, l’agenzia federale che garantisce i depositi bancari, di far salire da 100.000 a 250.000 la copertura assicurativa garantita dallo stato su ogni deposito: una richiesta congiunta in questo senso era arrivata dai due candidati alla Casa Bianca, Barack Obama e John McCain, dopo consultazioni con il presidente George W. Bush. I democratici, in cambio dell’appoggio, hanno ottenuto di aggiungere al piano da 700 miliardi di dollari del ministro del Tesoro, Henry Paulson, anche un provvedimento che obblighi le imprese a garantire la copertura assicurativa per le patologie mentali dei dipendenti, al pari degli infortuni sul lavoro. È stato un accorgimento procedurale a permettere al Senato di votare su un provvedimento bocciato dalla Camera. In pratica, il maxi-piano da 700 miliardi di dollari è stato agganciato a un provvedimento già in via di votazione per incentivi fiscali sulle fonti di energia rinnovabili. Questo darà ora la possibilità all’assemblea del Senato - compresi Obama e McCain - di approvare un piano prima ancora che sia stato varato dalla Camera. [...]
Il 2 Ottobre 2008 alle 9:53 Il Senato approva il piano Paulson. Domani vota la Camera » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Preceduto da una fitta serie di consultazioni e da appelli al senso di responsabilità comune da parte anche dei senatori Joe McCain e Barack Obama, il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari predisposto dal Tesoro americano è stato approvato questa notte dal Senato statunitense (74 voti favorevoli, 25 contrari) . Una prima trance da 250 miliardi sarà usata subito, a garanzia dei risparmiatori, per l’acquisto dei titoli ’spazzatura’ come richiesto da entrambi i candidati alla presidenza. A convincere i senatori più riottosi, presenti in tutt’e due gli schieramenti, è stata una pioggia di emendamenti e di regalie a lobby e risparmiatori, assenti nel piano bocciato lunedì dalla Camera. Regalie ed emendamenti che hanno fatto lievitare il provvedimento dalle tre pagine originarie a circa 450. Il segno di una lunga trattativa condotta sul filo della tensione: innalzata da 100 mila a 250 mila dollari la copertura assicurativa sui depositi bancari, consistenti sgravi fiscali in favore della classe media e del business. E non solo. Il tutto ad aggravare un debito pubblico, quello americano, già zavorrato e fermo già all’ottanta per cento circa del Prodotto Interno Lordo (l’Italia è al sessanta). [...]
Il 2 Ottobre 2008 alle 15:31 SuccedeOggi » Blog Archive » Appello di Bush al Congresso: senza piano anti-crisi, conseguenze gravi ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Capitol Hill affonda le borse: doppio schiaffo a Bush [...]
Il 2 Ottobre 2008 alle 16:29 SuccedeOggi » Blog Archive » Gli effetti della crisi finanziaria americana sulle nostre tasche ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Capitol Hill affonda le borse, doppio schiaffo a Bush e Appello di Bush al congresso, senza piano anti crisi conseguenze gravi [...]
Il 3 Ottobre 2008 alle 3:11 SuccedeOggi » Blog Archive » Il Senato approva il piano Paulson. Domani vota la Camera ha scritto:
[...] Preceduto da una fitta serie di consultazioni e da appelli al senso di responsabilità comune da parte anche dei senatori Joe McCain e Barack Obama, il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari predisposto dal Tesoro americano è stato approvato questa notte dal Senato statunitense (74 voti favorevoli, 25 contrari) . Non ha votato soltanto il senatore Ted Kennedy, in cura per un cancro al cervello. C’è stato solo un attimo di tensione, a rovinare il clima bipartisan che ha regnato al Senato, quando Obama si è diretto tra le file dei banchi repubblicani per salutare McCain, che ha risposto guardando torvo il rivale e stringendogli la mano per pochi secondi. Una prima trance da 250 miliardi sarà usata subito, a garanzia dei risparmiatori, per l’acquisto dei titoli ’spazzatura’ come richiesto da entrambi i candidati alla presidenza. A convincere i senatori più riottosi, presenti in tutt’e due gli schieramenti, è stata una pioggia di emendamenti e di regalie a lobby e risparmiatori, assenti nel piano bocciato lunedì dalla Camera. Regalie ed emendamenti che hanno fatto lievitare il provvedimento dalle tre pagine originarie a circa 450. Il segno di una lunga trattativa condotta sul filo della tensione: innalzata da 100 mila a 250 mila dollari la copertura assicurativa sui depositi bancari, consistenti sgravi fiscali in favore della classe media e del business. E non solo. Il tutto ad aggravare un debito pubblico, quello americano, già zavorrato e fermo già all’ottanta per cento circa del Prodotto Interno Lordo (l’Italia è al sessanta). [...]
Il 12 Dicembre 2008 alle 14:02 No al piano sava-auto: uno schiaffo a Obama » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Mitch McConnel, senatore del Kentucky, uno dei capofila della rivolta agli aiuti di stato è stato molto esplicito: “Nessuno di noi vuole il fallimento dell’industria americana, ma nessuno di noi ha niente a che fare con le politiche che hanno fatto cadere le Tre Grandi fino a questi livelli”. Così, nonostante le lunghe trattative notturne, il cerchio non si è chiuso. La mancata intesa al Senato di martedì, equivale alla bocciatura da parte del Congresso, nei mesi scorsi (ricordate?) del pacchetto di 700 miliardi di dollari che George W. Bush e il Segretario al Tesoro Henry Paulson. Allora, dopo concessioni a destra e a manca, il piano venne ripresentato e approvato. Come allora, anche il no di oggi, è uno schiaffo al presidente uscente Bush (e uno al neo eletto Obama). Ma se allora, dopo il crollo di Wall Street, i negoziatori dell’amministrazione e della Camera dei Rappresentanti riuscirono a raggiungere la loro meta, questa volta, la via d’uscita sembra essere molto, ma molto più complicata. General Motors ha già fatto sapere che senza quei 14 miliardi di aiuti, sarà costretta a portare i libri in tribunale, a dichiarare bancarotta. La Chrysler potrebbe fare la stessa fine. Solo la Ford si è detta un poco più sicura della sua stabilità. Secondo i Top Manager delle Tre Grandi - e secondo i sindacati dell’auto - non c’è più tempo. Non si può aspettare l’insediamento di Barack Obama e del nuovo Congresso, il prossimo 20 gennaio. I soldi finiranno prima. La Speaker della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi ha chiesto un intervento ulteriore del Presidente Usa. Ha proposto a Bush di destinare all’auto parte dei 700 miliardi del pacchetto federale di aiuti per l’economia, ma dalla Casa Bianca hanno fatto sapere che il piatto piange, che i pochi soldi rimasti sono già stati destinati a altri progetti. Anche la strada di un intervento della Federal Reserve, della banca centrale Usa è stato scartato. La Fed ha già fatto sapere che non intende supportare le fabbriche di Detroit. [...]
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