Rivoluzione internettiana nella politica britannica. Il partito conservatore di Sua Maestà (il Tory Party) ha annunciato ai sostenitori l’imminente lancio di un nuovo servizio: The Blue Blog. Stando a quanto ha riferito nel fine settimana la stampa locale, si tratterà di un vero e proprio diario online dove i fautori della destra britannica potranno scambiarsi opinioni e avere un punto di osservazione privilegiato su ciò che accade nelle stanze del potere del partito. Ma non solo, attraverso il Blue Blog i leader conservatori si propongono anche di rendere i propri sostenitori più attivi e partecipi. Come? Ad esempio chiedendo loro opinioni e suggerimenti che potrebbero essere presi in considerazione ad alti vertici. Secondo la BBC, il lancio del nuovo servizio rientra in un più ampio progetto di restyling del sito dei Tory che costerà più o meno 250mila sterline (un po’ più di 315mila euro).
RSF cambia direttore
Cambio di guardia ai vertici di Reporters sans frontières (RSF). Stando a quanto hanno annunciato da Parigi, il primo ottobre Robert Ménard (il fondatore della più conosciuta organizzazione che da oltre 20 anni si batte per garantire la libertà di stampa nel mondo) lascerà il posto a un nuovo segretario generale: Jean-François Julliard. 35 anni, dieci dei quali passati dietro una scrivania di RSF, Monsieur Julliard rimpiazza un leader storico. Già, perché Robert Ménard ha contribuito a fare la storia del giornalismo europeo (e non solo). Nato nel 1953 a Oran (l’allora Algeria francese), Robert Ménard ha iniziato la sua carriera negli anni ’70 e nel 1985 ha fondato RSF sul modello di Médecins sans frontières. Obiettivo della nuova organizzazione (che da sempre vive grazie a donazioni e vendita di gadget) è la denuncia degli attentati alla libertà di informazione. Nel mirino di Reporters sans frontières finiscono quindi i governi di Paesi che non esitano a imbavagliare la stampa locale (obiettivi frequenti sono Cuba, Siria, Tunisia). Celebri quest’anno sono poi state le numerose battaglie contro la censura in Cina in occasione delle Olimpiadi.
Nessuno tocchi Mubarak
Al giornalista egiziano che ha osato mettere in dubbio la salute del presidente Hosni Mubarak non è bastato il ricorso in appello. Domenica 28 settembre un tribunale del Cairo ha confermato il giudizio di colpevolezza e ha stabilito che Ibrahim Eissa (questo il nome del direttore del quotidiano indipendente al-Dustor) dovrà essere imprigionato per due mesi. Tutto è cominciato nell’agosto dello scorso anno, quando il giornale diretto da Ibrahim Eissa aveva pubblicato un articolo in cui si ipotizzava che il presidente fosse malato. Che insolenza… Nel marzo del 2008 una corte egiziana aveva quindi condannato il giornalista a sei mesi di carcere con l’accusa di avere pubblicato false notizie in grado di creare disturbo all’ordine pubblico, all’economia e alla sicurezza nella nazione. Nello specifico, i magistrati avevano accusato Eissa di aver provocato con i suoi articoli la fuga di oltre 350 milioni di dollari dalla borsa del Cairo. La pena inflitta al giornalista è stata quindi condannata dalle principali organizzazioni per la tutela dei diritti umani, tra cui Amnesty International e la Arabic Network for Human Rights Information.
- Martedì 30 Settembre 2008

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