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Archivio di Settembre, 2008

Liberi tutti gli ostaggi rapiti in Egitto

OkNotizie

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  • Tags: Egitto, El-Cairo, sudan, turisti-rapiti
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Turisti italiani rapiti in Egitto, proseguono le trattative per la liberazione
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Sono stati tutti liberati gli undici turisti, tra cui cinque italiani (Mirella De Giuli, Walter Barotto, Lorella Paganelli, Michele Barrera e Giovanna Quaglia) e i loro otto accompagnatori egiziani rapiti venerdì 19  nel sud dell’Egitto. La conferma è arrivata dal ministro degli Esteri Franco Frattini dopo un annuncio da parte della tv di Stato egiziana. Si stanno effettuando verifiche , ma sembrerebbero tutti in buone condizioni di salute. Ora stanno per essere trasferiti al Cairo a bordo di un elicottero militare. Secondo il numero uno della Farnesina, ora a Belgrado per un incontro bilaterale, il rilascio degli ostaggi (tra cui cinque nostri connazionali) è ”il risultato di una collaborazione internazionale della quale dobbiamo essere davvero grati alle autorità degli altri paesi che hanno lavorato con noi”. “Un ringraziamento enorme al ministro Frattini, all’unità di crisi e a tutta la Farnesina” ha dichiarato Giuseppe Paganelli, il fratello della signora Lorella, una delle rapite, a nome di tutti gli ostaggi.

La cronistoria. L’incubo per i turisti aveva avuto inizio il 19 settembre scorso, quando il convoglio su cui viaggiavano, composto da tre o quattro fuoristrada, fu bloccato dai rapitori nel deserto del Sahara, al confine tra Egitto e Sudan, a sud-ovest di Assuan. Tre giorni dopo il ministro degli Esteri egiziano, da New York, annuncia: “Sono liberi e stanno tutti bene”. Ma è un’illusione che dura poco. Poco dopo arriva la smentita dell’agenzia ufficiale egiziana “Mena” e della Farnesina. I rapitori chiedono, per il loro rilascio, un riscatto tra i 6 e gli 8 milioni di euro: gli ostaggi, secondo Khartoum, si trovano in Sudan. Frattini chiede il silenzio stampa, mentre proseguono le trattative tra i governi interessati (tedesco, italiano ed egiziano) e i rapitori. Giovedì 25 settembre gli ostaggi - il cui covo era stato individuato dalle autorità di Khartoum - vengono trasferiti in Libia dai rapitori, secondo il Sudan un gruppo di ribelli del Darfur. Sabato 27 settembre gli ostaggi sono avvistati di nuovo in Sudan, diretti verso l’Egitto. Si diffonde la notizia che siano a “corto di cibo”. Domenica 28 ottobre fallisce il blitz delle forze di sicurezza sudanesi che comunque uccidono sei rapitori e ne catturano due. Fino a oggi, quando l’annuncio ufficiale della Farnesina scioglie i dubbi sul loro rilascio.

  • redazione
  • Lunedì 29 Settembre 2008

No all’Ue e no agli immigrati: ecco perché in Austra ha vinto l’estrema destra

OkNotizie

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  • Tags: austria, Heinz-Christian-Strache, joerg-haider
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Joerg Haider

Un terremoto politico. Una scossa sismica profonda, ancora più squassante, se si pensa che non è la prima volta che la destra populista si afferma in Austria. Ma questa volta, la vittoria dei due partiti degli ex amici Joerg Haider, leader della Bzoe, la sua nuova creatura, e Heinz-Christian Strache, numero uno della Fpoe, sembra segnare un momento di passaggio, l’inizio di una nuova fase politica, con l’inizio della decadenza delle forze politiche tradizionali, i socialdemocratici e i popolari.

I risultati usciti dalle urne delle elezioni anticipate premiano l’estrema destra come mai era successo in passato. Il partito del governatore della Carinzia ha triplicato i suoi consensi rispetto al 2006, passando dal 4.11% al 11%. In due anni, Joerg Haider è ritornato ai fasti e alla caratura del leader nazionale, dopo il periodo di dorato esilio in provincia. La Fpoe, invece, ha conquistato il 18% degli elettori, sette punti in più rispetto alle precedenti elezioni. A farne le spese sono stati i socialdemocratici. La Spoe rimane il primo partito, ma la sua emorragia di voti è forte. Ancora più grave la crisi dei popolari, partner di governo nella “Grande Coalizione” che ha governato finora Vienna. La Oevp è scesa al al 25,6%, perdendo quasi il 10 punti in percentuale rispetto al 2006. Per la destra una vittoria che appare una vera e propria valanga.

“Tutti i sondaggi del ultimo mese davano in discesa socialdemocratici e popolari. Tutti sapevano che, di conseguenza, sarebbero stati i partiti di destra ad avvantaggiarsi di questa perdita di appeal” dichiara a Panorama.it Conrad Seild, capo della redazione interni del quotidiano viennese Der Standard.

Antieuropeisti e antiimmigrati. Per il notista politico di uno dei più prestigiosi giornali austriaci, le due formazioni al governo hanno pagato la forte disillusione provocata nel loro elettorato dalle promesse non mantenute in questi due anni di governo, ma, soprattutto hanno perso consenso a causa della loro difficoltà a governare una fase così delicata della storia di questo paese, con la crisi economica incombente e le mille paure - dalla mancanza di sicurezza al timore nei confronti delle ondate migratorie - emerse nella società austriaca. I due partiti di estrema destra sono stati premiati dalla “pancia” degli elettori. “In questo paese c’è sempre stata una forte tendenza anti europeista e un discreta paura dello straniero. La campagna elettorale della Bzoe e della Fpoe è stata tutta incentrata su questi temi, con la promessa di una politica fortemente restrittiva nei confronti degli immigrati, e l’assicurazione di garantire più sicurezza, con una maggiore presenza di polizia nelle strade. Gli austriaci li hanno premiati”. Li hanno resi molto più forti che in passato. Come mai.

Per questo, Heinz-Christian Strache ha chiesto subito di essere nominato cancelliere. Ma il leader della Fpoe sa benissimo di non avere i numeri necessari per poter formare il nuovo governo. “Potrebbe esserci solo una possibilità per i liberali di entrare nell’esecutivo” - afferma Conrad Seild. “Che i socialdemocratici facciano un’offerta al partito di Strache. Anche i popolari hanno subito strizzato l’occhiolino al leder liberale. Ma per alzare la posta con socialdemocratici. E’ probabile, infatti, che si torni ad un’alleanza socialdemocratici- popolari, con a capo, il leader della Spoe Werner Faymann”.

L’estrema destra, nonostante la vittoria, quindi, potrebbe rimanere fuori dalla stanza dei bottoni. Non ci entrerà Strache. Non lo farà Jeorg Heider. Lo storico leader populista rimarrà nella sua Carinzia. Sa bene che, nonostante l’affermazione elettorale, non è ancora il momento. Non solo perché all’estrema destra mancano i seggi parlamentari necessari per avere la maggioranza, ma anche perché Bzoe e Fpoe non collaboreranno tra di loro. E questo a causa delle divergenze personali tra i loro due leader. Il 39enne Heinz-Christian Strache, nuovo volto della destra, è l’ex pupillo di Jeorg Heider., quando questi era il leader della Fpoe. Ma come spesso accade in politica, il delfino poi prende le distanze dal suo monarca. La lotta intestina inizia nel 2000, quando i liberali vanno al governo con i popolari. L’Europa impone sanzioni a causa della presenza nell’esecutivo di una formazione politica ritenuta xenofoba. Anche per questo, le posizioni della Fpoe. Vengono temperate dall’alleanza con la Oevp. Strache inizia a criticare il “nuovo” moderatismo di Haider. La guerra finisce nel 2005 con l’uscita dal partito del governatore della Carinzia e la fondazione della sua creatura, la Bzoe. “Non lavoreranno insieme” dice Conrad Seild. “Almeno nel prossimo futuro. Tra i due non scorre buon sangue. Anzi. “Nonostante queste divisioni, gli austriaci hanno comunque creduto nelle loro ricette. L’ondata di estrema destra non è mai stata così forte. Strache e Haider, insieme o separati, saranno i king-maker della prossima stagione politica viennese.

  • michele.zurleni
  • Lunedì 29 Settembre 2008

Ecuador: stravince il bolivariano Correa

OkNotizie

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  • Tags: Chávez, Ecuador, politica
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Ecuador

Con quasi il 70% di voti favorevoli, domenica 28 settembre 9,7 milioni di ecuadoregni hanno approvato tramite un referendum la nuova Costituzione voluta dal presidente Rafael Correa, considerata la base per la nascita nel paese andino del “Socialismo del XXI secolo”, una formula - dalle declinazioni, tuttavia, alquanto fumose - introdotta dal leader venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías.
I dati, annunciati poco dopo le 17 di domenica alla chiusura dei seggi in Ecuadordalla televisione privata Ecuavisa, non lasciano dubbi sull’esito. La vittoria del “sì” è un successo netto (circa il 70% dei voti) che rafforza notevolmente Correa in vista delle elezioni politiche che si terranno il prossimo anno.

Nel celebrare il trionfo il presidente ha affermato che “l’Ecuador ha scelto un nuovo paese, sconfiggendo le vecchie strutture” mentre il sindaco di Guayaquil, Jaime Nebot, l’oppositore più coriaceo del presidente nei giorni immediatamente precedenti al voto, ha riconosciuto che si tratta di “un risultato democratico che bisogna rispettare”.
Nonostante Correa abbia fatto rifernimento in più occasioni al “Socialismo del XXI secolo”, se si analizzano attentamente gli articoli della Costituzione approvata si nota come non solo la frase “Socialismo del XXI secolo” ma neanche la parola “socialismo” sia mai citata nei nove Titoli e nei 444 articoli che la compongono. Ciò che invece dice la nuova Costituzione è che l’economia dell’Ecuador sarà “sociale e solidaristica”, oltre ad attribuire alle imprese statali il controllo di settori strategici quali il petrolio, l’elettricità, le miniere, i trasporti e le telecomunicazioni. Naturalmente chi si oppone a Correa teme che queste siano solo differenze di “metodo” ma che la “sostanza” sarà una “deriva socialista” e un rafforzamento dei legami con il governo della repubblica bolivariana del Venezuela.

  • paolo.manzo
  • Lunedì 29 Settembre 2008

Libano: esplosione su un pullman, almeno 4 morti

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  • Tags: Libano
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Libano, esplosione su un pullman

Almeno quattro persone, tra cui tre soldati, sono morte e almeno una ventina di altre sono rimaste ferite questa mattina nella città di Tripoli, nel Nord del Paese, in seguito all’esplosione di un ordigno.
Le vittime, ha riferito l’emittente Tv Lbc, erano a bordo di un pullman militare, che era con ogni probabilità l’obiettivo dell’attentato, e sul quale viaggiavano circa 24 soldati. Il bilancio, hanno affermato fonti della sicurezza, è ancora “provvisorio”, mentre altre fonti forniscono cifre più gravi. Secondo l’emittente radio Voce del Libano, l’attentato è stato messo a segno con un’autobomba, apparentemente una Renault, esplosa poco dopo le 07:30 nel quartiere Bohsas.
L’intera zona è stata immediatamente isolata dalle forze di sicurezza ma le emittenti tv locali hanno comunque potuto cominciare a mostrare le prime immagini del pullman investito dall’esplosione, che appare seriamente danneggiato, con tutti i finestrini infranti, ma non completamente distrutto. Il ministro degli interni Ziad Baroud ha frattanto convocato per le prossime ore una riunione di emergenza del Consiglio per la sicurezza, che raggruppa tutte le agenzie della polizia e dell’esercito impegnate nella sicurezza.
Il 13 agosto scorso almeno 10 soldati e cinque civili sono morti a Tripoli per un attentato che aveva investito un autobus civile sul quale viaggiavano però numerosi militari. Tripoli è stata per numerose settimane nei mesi scorsi al centro di violenze tra gruppi musulmani sunniti e alawiti rivali, che hanno causato oltre 20 morti e che si sono placati quando i leader sunnita Saad Hariri e quello alawita Ali Eid hanno raggiunto un accordo all’inizio di settembre.

  • redazione
  • Lunedì 29 Settembre 2008

Sudan, uccisi sei rapitori dei turisti sequestrati in Egitto

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  • Tags: Egitto, italiani, sudan
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Turisti italiani rapiti in Egitto, proseguono le trattative per la liberazione

Con un blitz delle forze di sicurezza sudanesi hanno ucciso sei rapitori degli ostaggi sequestrati nove giorni fa in Egitto, tra cui cinque italiani che al momento “si trovano in Ciad”. Altri due rapitori sono stati arrestati. Lo ha riferito Mahjoub Fadl Badri, consigliere del presidente sudanese Omar el Bashir, specificando che “i sequestratori (catturati) hanno riferito che gli ostaggi sono ancora in Ciad, li hanno nascosti in un rifugio e stanno ancora negoziando. Non sappiamo se l’esercito ciadiano stia per intervenire”. “Le forze sudanesi seguendo le tracce dei sequestratori nell’area (al confine tra Sudan, Libia e Egitto)di Jebel Uweinat li hanno trovati vicino alla frontiera con il Ciad. Qui ne hanno uccisi 6 e arresto due, incluso il comandante di un gruppo ribelle Darfur”, ha riferito Badri. Durante lo scontro sono intervenuti in soccorso dei sequestratori altri 35 uomini armati provenienti dal vicino Ciad dove hanno portato via i 19 ostaggi. Secondo il comando delle forze armate sudanesi, i turisti rapiti al momento si trovano nella zona di Tabbat Shajara, a 30 chilometri dalla frontiera con il Sudan.

Secondo la prima ricostruzione le truppe di Khartum hanno intercettato un veicolo con otto uomini armati a bordo che procedeva ad altissima velocità nei pressi del confine libico. I soldati hanno intimato l’alt, ma il fuoristrada non si è fermato: a quel punto è iniziato un concitato inseguimento durante il quale è scoppiato un conflitto a fuoco in cui sono rimasti uccisi sei rapitori. Tra questi anche il presunto leader del gruppo, identificato con il nome di Bakheet, indicato da Khartum come il capo dell’ Esercito di liberazione del Sudan (Sla), una delle formazioni ribelli che combattono le truppe governative in Darfur. Un portavoce dello Sla da Londra ha smentito che il gruppo non è coinvolto in alcun modo nel rapimento. Altri due uomini armati sono stati fermati e hanno confessato ai militari sudanesi di essere coinvolti nel sequestro. Un soldato sudanese, ha riferito l’agenzia egiziana Mena, è rimasto ferito nell’azione.

  • redazione
  • Domenica 28 Settembre 2008

Austria, vittoria simbolica dell’estrema destra

OkNotizie

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  • Tags: austria, fpoe, oevp, spoe
  • Un commento

Il Parlamento austriaco

Il Parlamento austriaco

Vittoria numerica dei socialdemocratici della Spoe, ma vittoria politica e simbolica dell’estrema destra alle elezioni oggi in Austria. Ha già reclamato la poltrona di cancelliere nel nuovo governo federale Heinz-Christian Strache, leader della Fpoe, ex partito di Joerg Haider. Secondo le prime proiezioni della tv pubblica Orf (qui la diretta), una valanga di voti per l’estrema destra ha permesso alla Fpoe di passare dall’11,4 per cento nelle precedenti consultazioni al 17,9 per cento. E la Bzoe di Joerg Haider addirittura triplica rispetto al 2006, schizzando dal 4,11 per cento all’11,9 per cento. La Spoe perde sette punti: arriva al 28,6 per cento rispetto al 35,3 per cento che aveva nel 2006. In calo anche la Oevp (popolari, alleati finora della Spoe al governo): scende al 25,1 per cento contro il 34,3 per cento nel 2006. I Verdi scendono invece al 10,5 per cento. Se le previsioni saranno confermate, in termini di seggi la Spoe ne otterrebbe 56 (-12), la Oevp 49 (-17), la Fpoe 35 (+14), la Bzoe 23 (+16), i Verdi 20 (-1).

I media austriaci titolano tutti sul trionfo elettorale dell’estrema destra e sul crollo dei due maggiori partiti della Grosse Koalition uscente. Il Kurier titola “estrema destra a valanga” e sottolinea che il Partito socialdemocratico scende al minimo storico pur conservando il primo posto. Per la Kronenzaitung, “la Spoe perde ma rimane il numero uno, grave disfatta della Oevb, fortissimo progresso dell’estrema destra”. Die Presse titola “Valanga dell’estrema destra, popolari al minimo storico, mentre per il quotidiano Oesterreich “La Spoe vince le elezioni anche se crolla”. Il quotidiano Der Standard: “Fpoe e Bzoe insieme al 30% - Spoe davanti a Oevp”.

Militanti della Fpoe a Linz

  • redazione
  • Domenica 28 Settembre 2008

I taleban uccidono la poliziotta più celebre dell’Afghanistan

OkNotizie

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  • Tags: Afghanistan, Kandahar, malalai-kakar, omicidi, poliziotti, talebani
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Due donne in Afghanistan

Due donne in Afghanistan

Malalai Kakar dirigeva il dipartimento dei crimini contro le donne: più volte i taleban l’avevano minacciata. È stata assassinata questa mattina in un agguato davanti a casa sua, a Kandahar. Era la poliziotta più celebre del Paese: 40 anni circa d’età, madre di sei figli, era un simbolo nazionale. “È stata presa di mira da uomini armati questa mattina mentre si apprestava ad andare al lavoro in macchina. È morta sul colpo e uno dei suoi figli, che era con lei, è rimasto ferito” ha raccontato Zalmay Ayubi, portavoce del governatore di Kandahar. Un medico dell’ospedale di Mirwais, a Kandahar, ha poi detto che la donna è stata colpita alla testa: il figlio, in gravi condizioni, è in coma. La poliziotta aveva ricevuto più volte avvertimenti dai taleban ed era già scampata a tentativi di assassinio. La rivendicazione dell’omicidio non si è fatta attendere: “Kakar era uno dei nostri bersagli e siamo riusciti a eliminarla” ha dichiarato un portavoce dei taleban, Yusuf Ahmadi.

Kakar è entrata nella polizia nel 1982: erano già agenti suo padre e i fratelli. Ma all’arrivo al potere dei taleban è fuggita dal paese: i miliziani avevano proibito alle donne di lavorare. Poi riprende le sue funzioni dopo la caduta del loro regime, alla fine del 2001. Di lei si era parlato in numerosi articoli della stampa afghana e internazionale. Aveva preso parte anche ad operazioni di sequestro di armi e di droga nella zona di Kandahar. Una fonte di polizia locale, che ha richiesto l’anonimato, ha detto che la collega “era stata la prima donna ad essere assoldata in polizia dopo la caduta dei taleban. Era molto rispettata a Kandahar, non girava mai senza armi ed era sempre in compagnia di un uomo della sua famiglia”.

Un reportage sulla vita di Malalai Kakar nella roccaforte dei taleban

  • redazione
  • Domenica 28 Settembre 2008

Il vero uomo forte del Pakistan

OkNotizie

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  • Tags: Pakistan, Pervez-Musharraf
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Pakistan

Di Fausto Biloslavo

Il generale Ashfaq Parvez Kayani, capo delle forze armate pachistane, dev’essere stato il primo a capire che si era salvato per un pelo. Il 20 settembre la cena ufficiale per la sospensione del Ramadan, il digiuno islamico, avrebbe dovuto tenersi all’hotel Marriott di Islamabad. Gli invitati erano il primo ministro, Raza Gilani, il nuovo capo dello stato, Asif Ali Zardari, e le alte sfere militari. Poi c’è stato un repentino cambio di programma “che ha evitato la catastrofe”, secondo il ministro degli Interni Rehman Malik. I generali e i politici hanno cenato nella residenza del premier a poche centinaia di metri dal Marriott. Erano a tavola quando un camion, imbottito con 600 chili di esplosivo, ha scatenato l’inferno nell’albergo a cinque stelle (53 morti e 266 feriti).

Il generale Kayani, vero uomo forte del Pakistan, è il nemico numero uno dei terroristi. Accanito fumatore e giocatore di golf, 56 anni, ha appreso l’arte militare nelle accademie Usa. Con Cia e Fbi ha catturato Abu Faraj al-Libbi, numero tre di Al Qaeda. Nel 2004 l’allora uomo forte del Pakistan, Pervez Musharraf, lo nominò a capo dell’Isi, il potente servizio segreto. Lo scorso novembre ha sostituito Musharraf al vertice delle forze armate e gestito con abilità la transizione, tenendo i militari fuori dagli scontri politici.
Su Kayani puntano gli americani, anche se nelle ultime settimane è in atto un pericoloso braccio di ferro con Washington. La Casa Bianca ha emesso una direttiva segreta che permette ai corpi speciali operazioni antiterrorismo nelle aree tribali fra Pakistan e Afghanistan senza il consenso di Islamabad. Il debole governo pachistano avrebbe chiuso un occhio, ma Kayani è insorto. Con un comunicato ha ribadito che “la sovranità e l’integrità territoriale del paese saranno difese a tutti i costi”. Militari pachistani avrebbero già sparato a elicotteri americani che avevano passato il confine a caccia di terroristi e talebani.
Non a caso, tre giorni prima dell’attentato al Marriott, il capo degli stati maggiori americani, l’ammiraglio Mike Mullen, era volato a Islamabad per incontrare Kayani. La visita era stata il seguito della riunione che doveva rimanere segreta del 27 agosto a bordo della portaerei Abraham Lincoln nell’Oceano Indiano. Da una parte Mullen e il generale David Petraeus, reduce dall’Iraq, dall’altra Kayani. Si era parlato non solo di terrorismo, ma dell’imminente elezione di Zardari a capo dello Stato. Il nuovo presidente, soprannominato “Mister 10 per cento” per storie di mazzette, è il vedovo di Benazir Bhutto, l’ex premier uccisa in un attentato lo scorso dicembre.
In Pakistan il capo dello Stato ha l’ultima parola sull’arsenale nucleare. E con Zardari gli americani nutrono timori per la stessa stabilità del paese. Kayani è visto come il tutore del presidente. A fine anni Ottanta era il vicesegretario militare di Benazir Bhutto, al suo primo incarico a capo del governo (precedente grazie al quale conosce tutti i maneggi di Zardari). E l’anno scorso era stato scelto dall’allora presidente Musharraf per mediare il rientro in patria di Bhutto e del marito. L’ex generale Talat Massod, ora analista politico, sostiene che “se Kayani tenta di promuovere la democrazia e ne diventa protettore, il Pakistan ha una possibilità di farcela”. Ecco perché molti pensano che l’uomo forte con le stellette può diventare il futuro leader del paese.

  • redazione
  • Domenica 28 Settembre 2008
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