Preoccupati dal carobenzina? Prendete esempio dall’Africa. Gli abitanti del continente nero, che da alcuni mesi si ritrovano con scorte di carburante sempre più scarse a causa dell’alto prezzo del petrolio, si sono ingegnati per modificare le proprie auto e farle andare a olio da cucina, di cocco o burro di cacao. Una rivoluzione che potrebbe far risparmiare al continente miliardi di dollari.
Se il calo del prezzo del petrolio ha dato un po’ di respiro agli automobilisti europei, la stessa cosa non si può dire dell’Africa. Negli scorsi mesi, il carobenzina aveva provocato disordini in mezzo continente, costringendo i governi a dissanguare le proprie casse sovvenzionando i prezzi alla pompa per mantenere un minimo di pace sociale. Ma anche così il sollievo è stato di breve durata. Il costo della benzina continua a incidere in maniera pesante su stipendi che, spesso, non superano le poche decine di dollari al mese. Così, gli africani hanno fatto di necessità virtù, riadattando le loro auto a olio. Il Sudafrica si è lanciato nel nuovo business. Da Johannesburg a Città del Capo, numerose ditte offrono di installare nelle auto un semplice dispositivo per far andare la macchina a olio vegetale. “Funziona con tutti i tipi di olio. D’oliva, di semi, di cocco”, assicura a Panorama.it Roy Dibley, uno dei pionieri del settore. Se si hanno buone relazioni con i ristoranti, se ne possono ottenere litri senza spendere un centesimo. L’unico problema è l’odore non proprio gradevole degli oli esausti, ma se si ha il naso delicato si può ripiegare su quello fresco del supermercato, come fanno in Malawi. Dove il settore sta diventando ancora più fiorente visto il basso costo della materia prima. Il modello africano sta già facendo proseliti fuori del continente. A fine agosto, il Grease to Greece, un rally a cui hanno partecipato otto squadre, ha percorso le 2.500 miglia tra Londra e Atene in automobili alimentate da combustibile ad olio per promuoverne l’utilizzo. L’ideatore dell’iniziativa, il giornalista Andy Pag, aveva fatto notizia l’anno scorso per aver guidato dalla Gran Bretagna a Timbuctù, in Mali, un camion alimentato a burro di cacao, per poi donare l’unità che produceva il combustibile a una Ong africana.
Secondo gli ambientalisti, una macchina ad olio è molto meno inquinante del diesel, perché brucia il combustibile in maniera più efficiente ed emette meno gas serra e meno scorie nell’ambiente. Danni al motore? Nessuno, assicurano gli esperti. “E le prestazioni sono uguali a quelle dei combustibili tradizionali”, prosegue Dibley. “Bisogna solo mantenere l’olio a una certa temperatura. In climi troppo freddi il sistema non funziona”. Un problema che buona parte dell’Africa non ha.
- Lunedì 6 Ottobre 2008

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Commenti
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Il 6 Ottobre 2008 alle 21:34 gianberta ha scritto:
L’Africa ha scoperto l’acqua fredda!
Qualche anno fa…………. circa 25, pressato (!!!!) dal mio capo, ho deciso di smaltire l’olio esausto prodotto………. in estate nel mio diesel e in inverno nel mio impianto di riscaldamento!!!!!!!!
COME FILAVA IL MIO DIESEL IN ESTATE!!!!!!!!!
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