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La crisi sgonfia il pallone: il calcio inglese è sull’orlo del crack

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  • Tags: calcio, calcio-inglese, inghilterra, Regno-Unito
  • 7 commenti

Calcio inglese

Assieme alla Liga spagnola, la Premier League inglese è probabilmente il campionato più appassionante del pianeta calcio. Noi italiani ne sappiamo qualcosa. Dopo i trionfi degli anni ‘80 e ‘90, le nostre squadre hanno visto progressivamente i campioni più pregiati del mercato europeo e internazionale disertare la Serie A per conquistare i tifosi di Arsenal, Manchester United, Chelsea o Liverpool. E’ trascorso un decennio da quando Gianfranco Zola regalò le prime magie calcistiche alla Premier League, ma ora che la crisi finanziaria si sta abbattendo come una furia sull’Europa, il club inglesi rischiano di pagare molto caro le logiche commerciali con cui sono riusciti a stracciare i loro concorrenti europei.

“Il calcio sull’orlo del crack“. E’ il titolo di un’inchiesta pubblicata ieri da Le Monde nella quale il quotidiano francese si sofferma sulle conseguenze devastanti dello tsunami finanziario nella Premier League. “La crisi dei sbubprime e la probabile recessione economica del Regno Unito stanno minacciando l’equilibrio finanziario della maggioranza dei club inglesi” sostiene Le Monde, secondo il quale alcune delle società calcistiche più ricche del campionato appartengono a magnati (spesso americani) sommersi dai guai. Tra i casi più eclatanti citiamo il proprietario del Manchester United, lo statunitense Malcolm Glazer, incapace di trovare i fondi necessari per rimborsare il prestito colossale contratto durante l’acquisto dei Red Devils nel 2005. Oggi, “le banche d’affari della City sarebbero alla ricerca di un acquirente”. Ma i disagi della squadra più titolata della Premier League sono soltanto la punta dell’iceberg. Presi alla gola dalle loro obbligazioni finanziarie, Tom Hicks e George Gillett, proprietari texani del Liverpool F.C., hanno rimandato alle calende greche la costruzione di un nuovo stadio destinato a sostituire il mitico Anfield Road. Ma i tifosi di capitano Steve Gerrard possono consolarsi: molto peggio è andato al club rivale dell’Everton, ormai ufficialmente in vendita. E che dire dell’agonia in cui rischia di sprofondare il Tottenham Hotspur in seguito al miliardo di euro persi dal suo principale azionista, il magnate britannico Joe Lewis, con il fallimento di Bear Stearns? La lista purtroppo non si ferma qui. Il collasso dell’economia islandese sta mettendo nei guai il presidente del West Ham, l’imprenditore Bjorgolfur Gudmandsson, già in difficoltà dopo il fallimento della compagnia aerea low-cost XL (sponsor principale del West Ham), mentre la caduta libera delle vendite di Sports Direct, una catena di dsitribuzione specializzata negli articoli sportivi, ha costretto Mike Ashley a mettere in vendita il Newcastle.

“È giunta l’ora di risparmiare” scrive Le Monde, “in particolar modo sugli stipendi dei calciatori. Per i bambini viziati del boom, le tariffe non saranno più quelle di prima. I trasferimenti del calciomercato previsto a gennaio dovrebbero rappresentare un giro d’affari nettamente inferiore rispetto ai record raggiunti nell’estate scorsa (650 milioni di euro)”. Ma la situazione non è cosi’ drammatica. “Il valore dei club sono talmente bassi da offrire opportunità enormi alle grandi fortune e ai fondi di investimenti delle economie emergenti. Dopo un primo tentativo fallito nel 2007″ ricorda il quotidiano francese, “l’emiro di Dubai spera che i guai del duo texano gli consentirà di mettere le mani sul Liverpool”. A ruota, dopo le voci di un possibile acquisto dell’Everton da parte di un gruppo di investitori arabi, un consorzio asiatico si starebbe aggirando come un avvoltoio attorno ai dirigenti del Tottenham, mentre nonostante l’implosione della borsa di Mosca, l’oligarca russo Abramovich avrebbe firmato un assegno in bianco per l’acquisto di un nuovo centravanti per il Chelsea. Delle due l’una: o i tifosi fanno appello alla Regina per salvare il salvabile oppure dovranno accettare l’idea di dover fare i conti con nuovi padroni.
Il VIDEO servizio:

Premiership schiacciata dai debiti

Il monte ingaggi della Serie A inglese è cresciuto in un anno del 12%

  • joshua.massarenti
  • Mercoledì 8 Ottobre 2008
L’African National Congress ha i giorni contati »
« Obama vince ai punti. McCain non sferra il colpo del Ko

Commenti

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Il 8 Ottobre 2008 alle 12:44 Fontan Blog » Il calcio inglese è sull’orlo del crack - Il blog degli studenti. ha scritto:

[...] tuttoqua: [...]

Il 8 Ottobre 2008 alle 15:13 Fontan Blog » by: Fontan Blog » Il calcio inglese è sull’orlo del crack - Il … - Il blog degli studenti. ha scritto:

[...] tuttoqua: [...]

Il 8 Ottobre 2008 alle 17:29 davide.sher ha scritto:

Bell’articolo. In effetti una situazione del genere era prevedibile, un po’ come è successo in Italia quando i furti di Cirio e Parmalat (necessari per contrastare l’egemonia Moggi-Galliani) hanno portato Moratti a scialacquare milioni e i Sensi a contrarre debiti insostenibili, e il tutot ha fatto lievitare inesorabilmente i costi di cartellini e ingaggi, con il risultato, però, che giocatori del calibro di Crespo e Veron erano in forza a squadre di seconda e terza fascia come Parma e Lazio e il nostro campionato era il più ricco di campioni in assoluto (con anche un paio di anni di predominanza a livello europeo e tre squadre in semifinale di Champions nel 2003). Poi tutto è crollato e ora la stessa sorte (più in grande) colpirà gli inglesi che sono diventati il campionato più ricco del mondo negli ultimi 4-5 anni indebitandosi (vedi Glazer e Hicks) e ora andranno incontro a guai economici. Però loro potrebbero essere salvati dai soldi degli arabi anche se non so quanto questa possibilità possa essere considerata realmente allettante. (Certo… i soldi sono soldi)

Il 9 Ottobre 2008 alle 19:42 La crisi globale fa paura anche al mondo dello sport » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] “Il calcio italiano sta attraversando un momento difficile, ma nell’immediato stiamo assistendo ad un allarmismo eccessivo perché i contratti di sponsorizzazione stipulati sono quasi tutti pluriennali e non si può rescindere da un giorno all’altro, a meno che le società non dichiarino fallimento”. Lo sottolinea a Panorama.it, Giovanni Palazzi, presidente di Stage Up sport & leisure business, la prima società italiana di consulenza in business dello sport. Che aggiunge: “E’ chiaro che un rallentamento si avrà se gli effetti della crisi saranno a lunga scadenza, ma sono certo che il sistema di banche in Italia sia garantito, anche per il mondo dello sport”. Che succederà dunque alle squadre italiane? Ieri la Roma ha dovuto affrontare una giornata molto pesante in borsa a seguito dei “rumors”, poi smentiti in un comunicato congiunto della società e di Italpetroli, secondo cui Unicredit avrebbe negato alla stessa Italpetroli, società della famiglia Sensi che controlla il club giallorosso e che è esposta per 365 milioni con l’istituto bancario, una deroga al pagamento entro il 31 dicembre della prima tranche del debito, da 130 milioni di euro, prevista dal piano di rientro concordato la scorsa estate. Secondo La Gazzetta dello Sport, il finanziere egiziano, di origine libica, Roger Tamraz, è l’uomo che intende comperare la Italpetroli. Interpellata da Panorama.it, la società giallorosa dice che la situazione è “sotto controllo e che non sono in corso trattative per la cessione della società”. Lo dice, di fatto, anche il comunicato stampa ufficiale. Ma sussurri raccontano una verità univoca: la trattativa va avanti spedita. Il magnate del petrolio, fondatore della Tamoil, ha già avuto due incontri per la Italpetroli, l’ultimo a metà della scorsa settimana con tutte le sorelle Sensi. In attesa di offerte ufficiali, l’unica cosa certa è che per arrivare a quota 130 milioni nei prossimi tre mesi potrebbe non essere sufficiente liberarsi di tutte le attività di Italpetroli. Sono già in vendita i terreni di Torrevecchia il cui valore si attesta intorno ai 100 milioni. Ma l’edificabilità di quegli spazi, condizionata alla costruzione della cittadella dello sport, potrebbe arrivare solo a fine anno. Fino ad allora i potenziali acquirenti temporeggeranno. Anzi, l’advisor Banca Finnat teme che in questa situazione i candidati all’acquisto, come il gruppo Caltagirone (creditore nei confronti della Roma in qualità di socio Mps che detiene la Antonveneta con cui la Roma è esposta per 50 milioni), rallentino i tempi per abbassare il prezzo. Lo stato di salute della banca guidata da Alessandro Profumo viene però seguito con attenzione anche dal lato biancazzurro della Capitale. Colpa di 13,6 milioni di fidejussioni rilasciate per conto della Lazio Events di Claudio Lotito da Unicredit in favore della Figc per l’iscrizione al campionato della Lazio. In Borsa, il titolo della Lazio negli ultimi tre mesi è rimasto stabile intorno a 0,35 euro per azione, ma dal 29 settembre, quando era arrivata a 0,50, ha subito una forte caduta, ritornando a 0,37 euro. Stessa sorte per il titolo della Juventus in forte calo da gennaio, quando era a 1,4 euro, mentre oggi ogni azione vale 0,7695 (in rialzo dopo una settimana di forti ribassi). La crisi potrebbe colpire anche la Fiorentina: le quotazioni della Tod’s, l’azienda di famiglia dei Della Valle, hanno perso quasi la metà del valore, scivolando dai 64 euro di inizio anno ai 32,09 di oggi pomeriggio. “La Borsa sconta in anticipo la previsione di minori utili, ma il patrimonio dei Della valle e solido e non credo avranno particolari ripercussioni”, spiega Palazzi. Tifosi tranquilli che Mutu e compagni resteranno in maglia viola? L’esperto non si sbilancia. Altro esempio, la Erg dei Garrone. Anche in questo caso, malgrado i prezzi del petrolio, il titolo è sceso da 16,9 euro a 10,03 euro in un anno. I conti del primo semestre però vanno bene: 56 milioni di utile al 30 giugno, contro i 40 dei primi sei mesi dello scorso anno. Il presidente del Torino, Urbano Cairo, qualche grattacapo in più ce l’ha. Il titolo della sua Cairo Communication ha perso il 50 per cento nell’ultimo anno, ma in questo caso si sono ristretti anche gli utili, scesi a 4,6 milioni dai 7,2 dello scorso anno. E la serie B non sta meglio. Ieri l’assemblea di Lega calcio ha deliberato che i club di seconda serie riceveranno una “mutualità” di 65 milioni di euro dalla serie A, molto meno rispetto ai 90 milioni richiesti. “Questo costringerà molte società a rivedere i propri costi e per qualcuna di essa forse ci sarà difficoltà ad arrivare a Natale per pagare stipendi e spese di gestione”, dicono a Panorama.it fonti vicine ad alcuni presidenti di serie B. L’imprenditore marchigiano Roberto Benigni, ad esempio, ha scoperto a 74 anni il significato della parola “credit crunch”. La finanziaria alla quale si era rivolto per avere un prestito e pagare gli stipendi dell’Ascoli Calcio, da lui presieduto in serie B, ha avuto problemi di liquidità con i crac bancari americani e così niente prestito e niente stipendi ai calciatori. La crisi finanziaria rischia di abbattersi anche sull’organizzazione delle olimpiadi londinesi, rallentando i lavori per la costruzione di stadi ed infrastrutture. Il Daily Telegraph teme che possano verificarsi gravi ritardi sulla scadenza di consegna (luglio 2012), oltre che un aumento incontrollato dei costi. Finora l’organo pubblico responsabile per la costruzione degli impianti, è riuscito a limitare i contraccolpi economici, riorganizzando l’agenda dei lavori. Ma restano grossi interrogativi circa il finanziamento complessivo dei Giochi, un investimento da oltre 13 miliardi di euro che dovrà essere coperto dalla vendita dei diritti tv, sponsorizzazioni private e contributi statali. E anche la ricca “Premiership” inglese comincia a fare i conti con i problemi economici (leggi il post pubblicato da Panorama.it). Il presidente della Football Association, Lord Triesman, lancia un attacco frontale nei confronti dei magnati stranieri che hanno invaso la Premier negli ultimi anni accusandoli di contribuire alla crescita dei costi e delle esposizioni debitorie. “L’indebitamento della Premier league è sicuramente forte, ma ancora non drammatico. Le squadre investono e hanno in piedi molti contratti di sponsorizzazione, gestiscono gli impianti direttamente e la composizione dei ricavi è molto variegata – sostiene Palazzi – In Italia la situazione potrebbe essere più difficile perché i ricavi sono meno diversificati, il business è meno ricco e le tv pagano meno”. In Spagna, Racing di Santander, Almeria, Betis, Deportivo La Coruna, Malaga e Maiorca (quest’ultima anche a rischio di amministrazione controllata) hanno le magliette senza sponsor, mentre il Valencia un mese fa ha denunciato pubblicamente il suo patrocinatore “Valencia Expirience”, perché non gli aveva pagato i 6 milioni di euro previsti nel contratto sottoscritto a maggio. Real Madrid, Siviglia e Espanyol hanno optato per firmare contratti con agenzie di scommesse, che non saranno certo gli sponsor più ortodossi per una squadra di calcio, ma almeno sono i più solventi. Al di là delle sponsorizzazioni, è stata la crisi immobiliare, che in Spagna ha anticipato di alcuni mesi la tempesta sui mercati finanziari internazionali, a produrre pesanti ripercussioni, dato che fino a poco tempo fa gli immobiliaristi erano i padroni della Liga spagnola. Ora la domanda ricorrente in Spagna è: quando arriveranno gli stranieri a prendersi i club nostrani? Ai vertici della Liga assicurano però che il “modello inglese” non è importabile. La ragione? “La vicinanza e l’identificazione con il club, che sono valori pretesi dalla gran parte dei presidenti delle società”. Non si immagina un presidente del Bilbao che non parli basco o uno del Barça che non sappia difendere la catalanità della frase “mes que un club” (più di un club). [...]

Il 9 Ottobre 2008 alle 20:09 Fontan Blog » La crisi sgonfia il pallone: il calcio inglese è sull’orlo del … - Il blog degli studenti. ha scritto:

[...] sconosciuto: [...]

Il 10 Ottobre 2008 alle 2:46 SuccedeOggi » Blog Archive » La crisi globale fa paura anche al mondo dello sport ha scritto:

[...] E la serie B non sta meglio. Ieri l’assemblea di Lega calcio ha deliberato che i club di seconda serie riceveranno una “mutualità” di 65 milioni di euro dalla serie A, molto meno rispetto ai 90 milioni richiesti. “Questo costringerà molte società a rivedere i propri costi e per qualcuna di essa forse ci sarà difficoltà ad arrivare a Natale per pagare stipendi e spese di gestione”, dicono a Panorama.it fonti vicine ad alcuni presidenti di serie B. L’imprenditore marchigiano Roberto Benigni, ad esempio, ha dovuto fare i conti con un “credit crunch” (cioè calo significativo - o inasprimento improvviso delle condizioni - dell’offerta di credito). La finanziaria alla quale si era rivolto per avere un prestito e pagare gli stipendi dell’Ascoli Calcio, di cui è presidente, ha avuto problemi di liquidità con i crac bancari americani e così niente prestito e niente stipendi ai calciatori. Ma la crisi finanziaria rischia di abbattersi anche sull’organizzazione delle olimpiadi londinesi, rallentando i lavori per la costruzione di stadi ed infrastrutture. Il Daily Telegraph teme che possano verificarsi gravi ritardi sulla scadenza di consegna (luglio 2012), oltre che un aumento incontrollato dei costi. Finora l’organo pubblico responsabile per la costruzione degli impianti, è riuscito a limitare i contraccolpi economici, riorganizzando l’agenda dei lavori. Ma restano grossi interrogativi circa il finanziamento complessivo dei Giochi, un investimento da oltre 13 miliardi di euro che dovrà essere coperto dalla vendita dei diritti tv, sponsorizzazioni private e contributi statali. E anche la ricca Premier League inglese, sponsorizzata dalla Barclays, comincia a fare i conti con i problemi economici. Il presidente della Football Association, Lord Triesman, lancia un attacco frontale nei confronti dei magnati stranieri che hanno invaso la Premier negli ultimi anni accusandoli di contribuire alla crescita dei costi e delle esposizioni debitorie. “L’indebitamento della Premier League è sicuramente forte, ma ancora non drammatico. Le squadre investono e hanno in piedi molti contratti di sponsorizzazione, gestiscono gli impianti direttamente e la composizione dei ricavi è molto variegata” sostiene Palazzi. “In Italia la situazione potrebbe essere più difficile perché i ricavi sono meno diversificati, il business è meno ricco e le tv pagano meno”. E in casa spagnola, come sono messe le talentuose squadre della Liga? Racing di Santander, Almeria, Betis, Deportivo La Coruna, Malaga e Maiorca (quest’ultima anche a rischio di amministrazione controllata) hanno le magliette senza sponsor, mentre il Valencia un mese fa ha denunciato pubblicamente il suo patrocinatore “Valencia Expirience”, perché non gli aveva pagato i 6 milioni di euro previsti nel contratto sottoscritto a maggio. Real Madrid, Siviglia e Espanyol hanno optato per firmare contratti con agenzie di scommesse, che non saranno certo gli sponsor più ortodossi per una squadra di calcio, ma almeno sono i più solventi. Al di là delle sponsorizzazioni, è stata la crisi immobiliare - che in Spagna ha anticipato di alcuni mesi la tempesta sui mercati finanziari internazionali - a produrre pesanti ripercussioni, visto che fino a poco tempo fa gli immobiliaristi erano i padroni di molte squadre della Liga. Ora la domanda che più si sente fare negli stadi della Spagna è: quando arriveranno gli stranieri a prendersi i club? Ai vertici della Liga assicurano però che il “modello inglese” non è importabile. La ragione? “La vicinanza e l’identificazione con il club, che sono valori pretesi dalla gran parte dei presidenti delle società”. Non si immagina un presidente del Bilbao che non parli basco o uno del Barça che non sappia difendere la catalanità della frase: “mes que un club” (più di un club). [...]

Il 17 Gennaio 2009 alle 22:54 [OT calcio] che ne pensate? | hilpers ha scritto:

[...] [OT calcio] che ne pensate? http://blog.panorama.it/mondo/.....del-crack/ ——————————– Inviato via http://arianna.libero.it/usene.....t/ [...]

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