
Si può raggiungere la semifinale di Champions League pur essendo una squadra perennemente in bolletta, che non ha neanche i soldi per organizzare le trasferte e pagare i giocatori? Possibilissimo, se la Coppa dei Campioni non è quella organizzata dall’Uefa, bensì dalla più povera Confederazione africana, e se la squadra in questione proviene dallo Zimbabwe. Unico motivo di orgoglio per una nazione distrutta da una crisi economica senza precedenti, i giocatori della Dynamos Football Club hanno un solo obiettivo: portare il loro Paese ai vertici del calcio internazionale.
Quella della Dynamos è una favola calcistica da raccontare ai nipotini: una squadra quotata in patria (con 18 titoli e 5 coppe nazionali vinti) ma non all’estero, che tenta la scalata alla vetta del calcio africano, assaporata finora solo nella finale di Coppa dei Campioni persa nel 1998. Ma se fare il calciatore in Africa già è difficile, giocare nello Zimbabwe attuale è quasi impossibile. Il Paese deve fare i conti con la più grave crisi economica della sua storia, con un’inflazione schizzata al 231.000.000 percento e una disoccupazione che colpisce otto abitanti su dieci. Secondo una barzelletta in voga nello Zimbabwe, tra quando ci si mette in coda per acquistare il biglietto di una partita e il momento in cui si raggiunge il botteghino il prezzo è raddoppiato.
Così, i giocatori della Dynamos ricevono stipendi che diventano carta straccia dopo un giorno. Spesso la società non ha i soldi per organizzare le trasferte internazionali, e si affida al buon cuore dei tifosi che lanciano periodiche sottoscrizioni per sostenere la squadra. In un paio di occasioni la Dynamos ha rischiato di non presentarsi sui campi da gioco ed essere squalificata dalla competizione. Ma le difficoltà fanno gettare il cuore oltre l’ostacolo e così i Glamour Boys, come sono soprannominati i suoi giocatori, hanno inanellato una serie di prestazioni incredibili, battendo gli egiziani dello Zamalek e i quotatissimi tunisini dell’ Etoile du Sahel , prendendosi lo sfizio di eliminare anche gli ivoriani dell’ Asec Mimosas , che li avevano sconfitti nella finale di dieci anni fa.
Le loro prestazioni hanno colpito anche il presidente Robert Mugabe, il padre padrone che domina il Paese dal 1980, anno della sua indipendenza. Commosso dalle imprese della Dynamos e toccato dalle lamentele dei giocatori, il presidente ha assicurato i soldi per le prossime trasferte durante un recente incontro con la squadra, in cui non sono mancati gli incidenti diplomatici. Pare infatti che allo staff del presidente non sia piaciuto il regalo portatogli dalla squadra: una maglietta personalizzata con la scritta Mugabe sulla schiena e un numero, l’84, pari a quello dei suoi anni… Ma impedire alla Dynamos di proseguire il suo sogno potrebbe causare una rivolta nazionale, molto più pericolosa per il presidente dei colloqui di pace in corso da mesi con l’opposizione.
Il 5 ottobre, per la disperazione dei fans locali, la Dynamos ha perso in casa la semifinale di andata contro i camerunensi del Coton Sport . I maestri africani del pallone hanno portato a casa la vittoria (1-0) con una tattica da far invidia al peggior allenatore italiano di serie C: un tiro in porta e catenaccio. Per continuare il sogno, tra due settimane i Glamour Boys dovranno battere una squadra che, nelle sei partite di Coppa giocate in casa, ha sempre vinto senza mai concedere un gol. Ma che sogno sarebbe, se non fosse una mission impossible come quelle superate in precedenza? Sullo sfondo ci sono la finale, e magari un biglietto per il Mondiale per club del prossimo anno in programma negli Emirati Arabi, dove poter sfidare gli squadroni europei e sudamericani. E a quel punto, l’aereo fino a Dubai chi lo paga?
- Giovedì 9 Ottobre 2008

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