Di Anna Jannello
Da quando è salito all’Eliseo, nel maggio 2007, Nicolas Sarkozy non perde occasione, durante visite all’estero o incontri con capi di stato, per piazzare uno dei prodotti d’eccellenza della “république”, le centrali nucleari. L’ultimo accordo di cooperazione lo ha firmato martedì 30 settembre a Parigi con il primo ministro indiano Manmohan Singh. New Delhi, che ora importa il 76 per cento del fabbisogno energetico, intende stanziare nei prossimi anni 70 miliardi di euro per potenziare la propria autonomia energetica e mantenere al 9 per cento il tasso di crescita economica. E fra i primi acquisti dovrebbero esserci due reattori Epr (European pressurised reactor) di terza generazione a tecnologia francese. Mercoledì 24 settembre l’Électricité de France ha messo a punto l’acquisizione della British energy, che fornisce il 19 per cento dell’energia agli inglesi. Un acquisto da 15,7 miliardi di euro, con la previsione di costruire quattro nuovi reattori in sostituzione di vecchi impianti. “C’è un ritorno del nucleare e puntiamo ad avere la leadership” ha dichiarato Pierre Gadonneix, patron dell’Edf. Con 58 reattori in funzione in 19 centrali sparse su tutta la Francia, l’azienda pubblica soddisfa oltre l’80 per cento dei consumi di energia e detiene di gran lunga il primato europeo e mondiale. La scelta strategica in favore dell’atomo ha origini lontane: il generale Charles De Gaulle nell’ottobre 1945 creò la Cea (Commissariat à l’énergie atomique) per la ricerca scientifica e lo sviluppo del nucleare in campo militare e civile. Nel 2001 la filiale Cea industrie si è fusa con due aziende e ha formato l’Areva, al 90 per cento proprietà dello stato, colosso del nucleare francese: 11,9 miliardi di euro il fatturato 2007, 65.600 dipendenti in tutto il mondo. Un contratto da 8 miliardi di euro venne sottoscritto il 26 novembre 2007 fra l’Areva e la società cinese Cgnpc per la costruzione di due reattori a Taishan, nella provincia di Guangdong; migliaia di persone hanno assistito lo scorso 26 agosto alla cerimonia d’inizio lavori.
Per Anne Lauvergeon, presidente del direttorio del gruppo Areva, Sarkozy è diventato il migliore dei suoi rappresentanti all’estero. “Il nucleare è l’energia del futuro: ogni nuovo reattore costruito al posto di una centrale a carbone significa 11 milioni di tonnellate in meno di CO2 immesse nell’atmosfera” ricorda “Sarko”, che è riuscito a persuadere anche gli Emirati Arabi Uniti, fra i principali produttori di petrolio, ad adottare il nucleare. Nell’agenda di accordi di cooperazione firmati dal presidente francese sono presenti paesi arabi come Algeria, Egitto, Tunisia, Marocco, Libia, Qatar, Giordania. Oltre a sanare la bilancia commerciale, il polo d’eccellenza francese viene anche usato come strumento per rafforzare le relazioni internazionali. Meno entusiasti del proselitismo presidenziale, i verdi sostengono che la Francia sta diventando “uno showroom nucleare” per Sarkozy: il 3 luglio ha deciso l’avvio di un secondo reattore Epr (il primo è in costruzione a Flammanville, sulla costa della Normandia). Mossa politica inutile e costosa, affermano gli eredi di Daniel Cohn-Bendit: i 3 miliardi di euro necessari sarebbe meglio impiegarli in energie rinnovabili. Che i reattori di ultima generazione siano costosi lo dimostra il “numero uno” in corso di fabbricazione a Olkiluoto in Finlandia. Sarebbe dovuto partire nel 2009 ma la fine dei lavori è stata rinviata al 2011. Nel frattempo i costi sono lievitati da 3 a 4,5 miliardi (e l’Areva li coprirà solo in parte).
Anche il prezzo del combustibile delle centrali nucleari, l’uranio, è in salita. Però l’Areva ha le spalle coperte: a inizio 2008 ha rinnovato l’accordo con il governo del Niger e si è aggiudicata lo sfruttamento della nuova miniera di Imouraren, da cui dovrebbe ricavare 5 mila tonnellate l’anno. Negli ultimi 40 anni i francesi, in posizione di monopolio, hanno estratto 100 mila tonnellate di uranio dal suolo della loro ex colonia pagandolo un prezzo molto più basso di quello di mercato.
- Domenica 12 Ottobre 2008

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Commenti
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Il 12 Ottobre 2008 alle 21:25 carlo.tosi ha scritto:
Evidentemente sono stati più avveduti di noi, nelle scelte di politica energetica. Hanno creduto nel nucleare, investito in questa tecnologia ed ora ne raccolgono i frutti. In tempi di alti costi dei combustibili e del problema CO2, loro riescono con le loro centrali nucleari ad ottenere due risultati in un colpo solo. Energia pulita e ad un costo di produzione ragionevole. Noi invece dopo aver investito una montagna di soldi nelle nostre centrali, le abbiamo fermate con il referendum, sull’onda di Cernobyl e di una cattiva informazione. Risultato: Dipendenza quasi totale dai combustibili fossili per la produzione di elettricità, con alti costi ed alto inquinamento. E le nostre centrali vengono spesso o fermate o tenute al minimo mentre viene acquistata energia all’estero, prodotta da centrali nucleari. Centrali che in molti casi sono vicine alle nostre frontiere, quindi pericolose allo stesso modo di quelle che noi abbiamo fermato (e che ci costano tuttora molti soldi). Adesso si ricomincia a parlare del nucleare in Italia, ma probabilmente è tardi, fra studio, progetti, battaglie con la gente dei siti proposti, costruzione e messa a regime passeranno decine di anni, mentre servirebbero già da ora per i bisogni di energia dei prossimi anni.
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