No all’estradizione in Italia di Marina Petrella, ex membro delle Brigate Rosse, attualmente detenuta in Francia. Il presidente Nicolas Sarkozy ha deciso di non applicare il decreto sulla sua estradizione per “ragioni umanitarie”, come ha comunicato l’avvocato della Petrella, Irene Terrel. Un decreto del governo francese dello scorso 3 giugno, autorizzava l’estradizione verso l’Italia, dove una sentenza del 1992 condannava Petrella all’ergastolo per omicidio. Un comitato di sostenitori dell’ex brigatista, ora 54enne, aveva domandato al presidente francese Sarkozy l’applicazione della “clausola umanitaria” prevista dalla convenzione sull’estradizione franco-italiana del 1957.
Marina Petrella aveva depositato un ricorso al Consiglio di Stato contro il decreto che autorizza la sua estradizione. Il ricorso sarà esaminato mercoledì alle 14 dalla seconda e settima sotto-sezione riunite. Ex dirigente della “colonna romana” delle Br, rifugiatasi in Francia dal 1993, Marina Petrella è stata arrestata nell’agosto del 2007 a Val-d’Oise, dove lavorava come assistente sociale. Il suo stato fisico e mentale non ha cessato di peggiorare per un anno e l’ex brigatista è restata in carcere fino a quando la Corte d’appello di Versailles ha autorizzato da agosto la libertà sotto controllo giudiziario per permetterle di ricevere delle cure senza essere detenuta. Marina Petrella è ricoverata presso l’ospedale parigino Sainte-Anne, dove è nutrita attraverso un sondino che consente “la sua sopravvivenza con un’alimentazione minima”, secondo la Lega dei Diritti dell’Uomo.
- Domenica 12 Ottobre 2008
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Commenti
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Il 13 Ottobre 2008 alle 12:45 shift ha scritto:
Estradandola in Italia non vuol dire che venga ad avere un trattamento inumano, non siamo rimasti alle “mie prigioni” del Pellico.
Detenzione con cure mediche le avra’ anche in Italia, che ha diritto a punirla per quello che ha fatto nel passato qui da noi, non in Francia.
E’ un problema che non solo riguarda il diritto dell’Italia e degli italiani d’essere assicurati che chi ha fatto delitti venga assicurato alla giustizia italiana e ne riceva il giusto castigo, soprattutto come monito a chiunque altro volesse incamminarsi nel futuro a commettere reati,ma anche il diritto dell’Italia a non vedersi sottratti e gestiti da altre nazioni i suoi colpevoli, come se avessero una superiorita’ sovranazionale alla nostra, cosa che l’Italia deve rifiutare sempre per la dignita’ stessa sia della nazione che dei suoi cittadini.
Non considerando che, dando un simile esempio a chi vuol fare reati, si finirebbe che i colpevoli si sceglierebbero la loro destinazione carceraria all’estero, cosa inammissibile perche’ si verrebbe a delineare la mancanza di sovranita’ dell’Italia sui suoi stessi cittadini.
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