
Un piano per la middle class; un passepartout per la Casa Bianca. A tre settimane dalle elezioni, con il vento in poppa nei sondaggi, Barack Obama ha lanciato la sua proposta per il salvataggio della classe media, colpita dalla crisi economica, afflitta dalla paura per il futuro. Lo ha fatto durante un comizio tenuto a Toledo, in Ohio, uno degli Stati chiave nella corsa per la presidenza.
Con un lungo discorso, interrotto da diversi applausi, il candidato democratico ha voluto dare la sua impronta agli ultimi, decisivi 20 giorni di campagna elettorale. Lo ha fatto, precedendo sul tempo il rivale John McCain, che aveva preannunciato la presentazione di un suo piano per far uscire l’America dalla disastrosa situazione economica in cui si trova. Lo ha fatto, Obama, a due giorni dal prossimo, ultimo faccia a faccia televisivo con il candidato repubblicano. Già in grave difficoltà , McCain rischia ora di affondare. Il suo gradimento nei sondaggi è in forte calo. Il suo partito lo ha criticato per la confusione dei messaggi offerti all’elettorato negli ultimi giorni. L’establishment del Grand Old Party, nello scorso week end, aveva chiesto al senatore dell’Arizona una svolta nella strategia anti Obama, presagendo una possibile batosta il prossimo 4 novembre. Il candidato repubblicano aveva passato due giorni chiuso nella sua casa di Arlington per discutere con i suoi più fedeli consiglieri le mosse da attuare. Avevano deciso di puntare sull’economia. Ma con molti dubbi, visto il timore che questo tema possa essere per lui un boomerang.
Da lì, l’annuncio in un’intervista che, presto, sarebbe stata presentata la sua proposta. Poche ore dopo, McCain ha tenuto un discorso in Virginia, ma non ha parlato della crisi, non ha svelato le sue carte. Ha solo affermato di avere un piano, e che presto l’ avrebbe esposto. Per Barack Obama è stato quindi facile batterlo sul tempo. Poche ore dopo, è comparso di fronte ad alcune centinaia di suo sostenitori, e, con aria sobria e preoccupata per un difficile periodo che - ha affermato - potrebbe “durare mesi o forse anni”, ha iniziato a snocciolare cifre e provvedimenti. Alcuni dei quali già conosciuti. Altri nuovi di zecca. Ma tutti con un unico scopo: rassicurare la middle class che, se lui sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca: gli interessi dell’Americano Medio verranno curati, come - dicono i democratici - non accade da tempo negli Usa. Secondo il consigliere economico della campagna democratica, Jason Furman, l’intervento “costerà alle casse federali 60 miliardi di dollari nell’arco di due anni”.
Barack Obama ha focalizzato il suo impegno sul fronte dell’occupazione. Ha promesso che ci sarà uno sgravio fiscale di tremila dollari per ciascun nuovo posto di lavoro creato - ha scandito con solennità - ”qui negli Stati Uniti d’America”. Sempre per dare “benzina all’occupazione” - così ha detto - il senatore democratico intende abolire le tasse di capital gain sugli investimenti in piccole imprese. Infine, ha annunciato che il suo governo attuerà una proroga temporanea dei sussidi di disoccupazione per gli americani che - ha sottolineato durante il comizio a Toledo - “hanno perso il lavoro e fanno fatica a trovarne uno nuovo in questo clima di economia debole”. L’altro grande pilastro di questo piano destinato alla Classe media riguarda la casa. Un tema fondamentale in un paese dove migliaia di migliaia di persone hanno perso, da un giorno con l’altro, la propria abitazione a causa della crisi dei mutui. Obama ha promesso una moratoria di 90 giorni sui pignoramenti delle case i cui proprietari hanno ricevuto mutui dalle banche garantite dallo Stato. Un piccolo passo, una boccata di ossigeno, per chi, rischia di trovarsi in mezzo a una strada. Con il discorso di Toledo, Barack Obama rischia di dare un’ulteriore accelerazione e staccare nettamente il suo avversario nella gara. In un situazione economica così difficile, gravida di ulteriori sofferenze per i portafogli degli americani, gli elettori statunitensi chiedono una sola cosa: risposte concrete dal prossimo inquilino della Casa Bianca.
Lo afferma un sondaggio commissionato dall’ AbcNews/Washington Post, secondo il quale il il 90 per cento degli intervistati ritiene che il Paese sia “fuori rotta” . E chiede interventi urgenti. E Barack Obama (dato, dallo stesso sondaggio, avanti di 10 punti rispetto a McCain, 53 contro 43 per cento), così attento a essere in sintonia con l’umore dell’elettorato, ha subito cercato di dare la sua risposta. Con tempismo. Se non dovesse accadere nulla di rilevante nei prossimi giorni, qualcosa in grado di cambiare il corso della campagna elettorale, un guizzo del rivale, il comizio di Toledo rischia di essere una delle tappe fondamentali per la strada verso la Presidenza degli Stati Uniti.
- Martedì 14 Ottobre 2008

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Commenti
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Il 14 Ottobre 2008 alle 11:31 ale_sphere ha scritto:
Argomento di sicuro interesse. Su http://www.memesphere.it/obama.....-usa-2008/ abbiamo approfondito l’argomento con buzz e curiosità : quanto si parla dell’uno o dell’altro, chi dei due è il più popolare, trend di popolarità e… molto altro.
Il 17 Ottobre 2008 alle 16:36 Il Washington Post si schiera ufficialmente con Obama « Alessandro Ingegno blog ha scritto:
[...] Il Piano Economico di rilancio degli Usa di Barack Obama [...]
Il 30 Ottobre 2008 alle 20:32 Sondaggi Elezioni: Obama va | e-potion | blog ha scritto:
[...] Lo stesso Obama ha esorcizzato il Fattore Bradley con lo storico Discorso sulla Razza, tenuto a Philadelphia il 18 Marzo 2008. In quella data, il senatore nero invitò tutti i cittadini americani, indistintamente, a confrontarsi con la diffidenza che ognuno, nel chiuso della propria famiglia e protetto dai muri di casa, prova nei riguardi del diverso, di chi ha la pelle di un altro colore. Non solo i bianchi, ma anche i neri, secondo il pensiero di Obama, dovranno superare tutte le paure che dividono i cittadini degli Stati Uniti d’America. Si sconfigge il razzismo se lo si considera un problema universale, e non esclusivo di un gruppo piuttosto che di un altro. Allora, e solo in quel caso, un candidato nero potrà essere giudicato per il suo valore, e non per il colore della pelle. [...]
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