- Tags: anidride-carbonica, borse, clima, ecologia, emissioni, Polonia, Silvio-Berlusconi, ue
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Il premier Silvio Berlusconi a Bruxelles
L’Italia è pronta a mettere il veto in sede europea sul pacchetto energia contro il cambiamento climatico perché in piena crisi finanziaria mondiale “non è il momento di fare i Don Chisciotte”, dice il premier Silvio Berlusconi a Bruxelles. Il capo del governo ha fatto riferimento in particolare alla borsa delle emissioni di C02, uno degli strumenti previsti dal Protocollo di Kyoto per regolare il ‘diritto ad inquinare’ delle aziende: quelle altamente inquinanti possono sforare i tetti imposti comprando i diritti degli altri Paesi che emettono meno gas serra. “È una clausola ridicola, perché si creerebbe un nuovo mercato economico su titoli derivati che sarebbero tossici”, ha osservato il premier. “È un aspetto che abbiamo rifiutato e sul quale c’è la preoccupazione di Paesi come Francia, Germania e Polonia. Ho anche detto di essere pronto a mettere un veto su questa clausola e la Polonia si è subito schierata al nostro fianco”, ha aggiunto il premier.
La posizione italiana si è ulteriormente irrigidita rispetto alle previsioni della vigilia che annunciavano la richiesta di “una pausa di riflessione” e di un “impatto di valutazione sui costi” delle misure per industrie ed economia ritenuti “insostenibili” soprattutto alla luce delle conseguenze della crisi finanziaria mondiale. Poco prima del capo del governo italiano, era stato il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski a minacciare il veto. “È una partita a poker nella quale la Polonia è pronta a mettere il suo veto se ci sarà il tentativo di imporci un accordo sul pacchetto climatico da qui a dicembre”, ha detto Sikorski, spiegando le ragioni che hanno portato Varsavia a promuovere a sorpresa un mini-vertice a nove che ha riunito i premier dei paesi Ue dell’est (con la sola eccezione della Slovenia), poco prima dell’avvio dei lavori del Summit a 27.
L’annuncio italiano e l’iniziativa polacca hanno rimesso in discussione la tabella di marcia per l’applicazione del pacchetto di misure proposte dalla Commissione Ue, articolate in quattro direttive, che nella bozza di conclusioni del Vertice viene ancora confermata per dicembre prossimo. Con l’insieme delle misure, Bruxelles intende applicare le decisioni assunte all’unanimità dai 27 nel marzo dello scorso anno e che prevedono, entro il 2020, una riduzione del 20 per cento di emissioni di gas nocivi rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 20 per cento di consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20 per cento dell’efficienza energetica. A differenza dei target, la decisione sulle singole direttive può essere presa con la sola maggioranza qualificata degli Stati membri e in co-decisione con l’Europarlamento. L’obiettivo della Polonia e degli altri paesi dell’est è di prendere tempo per portare il dossier al prossimo semestre, quando a presiedere la Ue sarà la Repubblica ceca. Il rinvio gioverebbe alle richieste italiane per una maggiore flessibilità, consentendole di negoziare deroghe ed emendamenti, soprattutto a vantaggio di alcuni settori industriali particolarmente colpiti. Il premier Silvio Berlusconi ha citato in particolare l’industria dell’auto: “Le nostre imprese automobilistiche avrebbero addirittura 100 milioni di euro di spesa l’anno, 160/180 miliardi di vecchie lire, e tutto il resto dell’economia dovrebbe pagare il prezzo di 25 miliardi di gravame all’anno”.
Il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso ha invece martellato anche oggi sul fatto che la lotta al cambiamento climatico “non è un optional”, neppure con la crisi dei mutui. Al suo fianco il premier britannico Gordon Brown è stato ancora più netto: “Non è assolutamente tempo di abbandonare l’agenda sui cambiamenti climatici perché le argomentazioni a favore non sono solo ambientali ma riguardano anche l’energia”, ha detto Brown. Anche la Spagna ha confermato il suo impegno. “Appoggiamo al 100% la proposta della Commissione”, ha riferito un diplomatico spagnolo. Sui target indicati neppure l’Italia ha da ridire. Il cambiamento climatico “è chiaro che è un problema importante che ci deve preoccupare e che deve vederci impegnati affinché si possano raggiungere i risultati previsti nel 2020″, ha detto il capo del governo italiano, aggiungendo: “Ma le nostre imprese non sono assolutamente nella misura di sopportare i costi della regolamentazione proposta. Non crediamo che sia il momento di fare i Don Chisciotte, di andare soli quando i paesi grossi produttori di C02 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione”.
- Mercoledì 15 Ottobre 2008

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Il 17 Ottobre 2008 alle 16:15 L’Ue contro l’Italia: “Sul clima dà cifre sbagliate” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] “Le cifre fornite dal governo italiano sui costi del pacchetto climatico europeo sono completamente al di fuori di ogni proporzione”. All’indomani della due giorni di Bruxelles sul clima, il commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas si dice “sbalordito di fronte agli argomenti avanzati dall’Italia”: contrariamente a quanto sostenuto da Roma, l’eventuale approvazione del piano Ue contro l’effetto serra non costerebbe al sistema economico italiano 18 o 25 miliardi di euro come dichiarato in due diverse riprese da Berlusconi, ma “una cifra che oscilla tra i 9,5 e i 12,3 miliardi”. Ma c’è di più: secondo Stavros l’Italia avrebbe tutto da guadagnare da un’approvazione rapida del piano Ue contro l’inquinamento atmosferico e per le energie rinnovabili. “E’ uno dei Paesi - ha dichiarato - che ne uscirà meglio. Non capisco perché veda le cose così pessimisticamente, considerando che ha le competenze necessarie per l’innovazione e grandi possibilità in materia di energie rinnovabili”. E poi, ha aggiunto Stavros con tono professorale rispondendo alla domanda di una giornalista, “il costo supplementare non significa perdita netta, perché i soldi restano nelle casse dello Stato”. [...]
Il 20 Ottobre 2008 alle 14:58 Clima: l’Unione europea è divisa. Berlusconi: non siamo soli » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nel meeting di lunedi l’Italia proporrà una clausola di revisione al pacchetto 20-20-20: 20 per cento riduzioni di anidride carbonica, 20 per cento in più di energia rinnovabili e di efficienza energetica entro il 2020. L’ipotesi è di dare il via libera al pacchetto nel summit europeo di dicembre, ma permettendo aggiustamenti alla luce della valutazione dell’impatto costi-benefici del piano, da effettuare nel corso del 2009. Capofila dei nove Paesi (Repubblica ceca, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Slovacchia) è la Polonia: si tratta di uno schieramento che ricorda l’appoggio dell’Est europeo alla coalizione multinazionale degli Stati Uniti nella missione in Iraq del 2003. Varsavia ha già fatto sapere che presenterà una sua controproposta ai ministri europei per consentire “ai paesi piu poveri di sopravvivere”, come ha indicato il primo ministro polacco Donald Tusk. Sul fronte dei sostenitori del piano Ue si è collocata decisamente la presidenza di turno francese, che ha più volte ribadito il suo impegno a chiudere la partita entro il dicembre di quest’anno, così come ha fatto la Commissione europea. La Spagna si dichiara pronta economicamente e tecnologicamente a rispettare gli impegni di riduzione di Co2 e a investire massicciamente sulle energie rinnovabili mentre la Germania, all’epoca presidente di turno dell’Ue che diede impulso al pacchetto anti riscaldamento climatico, vuole l’accordo entro dicembre, ma è anche consapevole delle esigenze della sua forte industria. Per questo il cancelliere Angela Merkel ha sottolineato come gli interessi tedeschi siano stati tutelati dal riferimento alla “specificità” dei singoli paesi Ue nelle conclusioni del consiglio europeo di questa settimana. [...]
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