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Cristiani d’Iraq: cacciati dalla loro terra

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  • Tags: haider, joerg-haider, Yonadam-Kanna
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Iraq

È un allarme, un grido di dolore, un’accorata richiesta di aiuto, un appello affinché la comunità internazionale si faccia carico del dramma che stanno vivendo i cristiani iracheni. Dopo decenni di (forzata) convivenza pacifica, sotto il tallone di ferro di Saddam, ora i cristiani devono fronteggiare violenze e persecuzioni. Che li costringono a lasciare i loro luoghi di residenza, i villaggi e le città dove abitano. Che li inducono a partire dal loro paese, dove vivono da anni, da secoli. L’ultima offensiva, la più dura dopo quella del 2003, è stata lanciata contro i cristiani di Mosul.

Chi era l’arcivescovo ucciso


Negli ultimi giorni, dopo che dal 28 settembre almeno 11 persone sono state uccise per strada a causa della loro fede religiosa, migliaia di cristiani hanno deciso di lasciare la città situata nella parte settentrionale dell’Iraq. Una fuga di massa dal centro abitato che già nel marzo scorso era stato teatro di un efferato crimine: il rapimento e l’uccisione dell’arcivescovo caldeo Paulos Faraj Rahho. “Gli abitanti di Mossul sono sempre convissuti in pace. Ora, è tutto cambiato. Ci sono agenzie straniere che vogliono mandarci via a causa del nostro credo religioso.

Yonadam Kanna a Detroit


“Yonadam Kanna è una delle più importanti voci della comunità cristiana irachena. Presidente del Movimento Democratico Assiro, (partito che siede nel parlamento di Baghdad e che rappresenta le istanze dei cristiani), ex membro del Consiglio di Governo, l’esecutivo provvisorio instaurato dagli Usa subito dopo la vittoria contro Saddam Hussein nel 2003, Kanna accetta di rispondere ad alcune domande di Panorama.it sulla condizione dei cristiani iracheni. Il dirigente politico è molto preoccupato. Mai, in passato, si erano registrate soprusi simili. “Non ci sono stati mai scontri religiosi in quella città, solo conflitti politici, come per esempio tra nazionalisti e comunisti, ma mai violenze religiose. Quello che sta succedendo è terribile” - aggiunge Kanna. “Ed è anche facilita dalla debolezza delle autorità locali, che sono intervenute in ritardo contro i crimini nei confronti dei cristiani”.

Duraid Kashmula, il governatore della regione di Ninive, di cui Mosul è il capoluogo, ha accusato Al Qaeda di essere dietro gli attacchi. La lettura fornita dal leader del Movimento Democratico Assiro è un poco più sfumata, ma contempla, come responsabili della mattanza, settori fondamentalisti sunniti. “Nel 2005, le forze governative e gli americani riuscirono a battere i gruppi terroristi che si trovano nella province occidentali. I superstiti si trasferirono nella zona di Mosul. Non sono sicuro che siano proprio loro gli autori delle violenze, ma non credo che dobbiamo andare troppo lontano per capire chi siano i colpevoli.” Loro ci vogliono cacciare. Con la complicità delle fazioni sunnite più vicine ai guerriglieri di Al Qaeda.

La denuncia di Yonadam Kanna, in questo caso, è precisa: “Non è un mistero per alcuno che in città è stato aperto un ufficio per l’immigrazione in Europa e in Usa dei cristiani. Insieme alle violenze è un modo per dirci: andatevene”. Alla fine degli anni ‘90, i cristiani iracheni erano oltre un milione, sparsi in tutto il Paese e soprattutto al Nord. Ora sono meno di 500 mila Un drastico calo, che si è registrato soprattutto negli anni dopo il 2003, dopo la guerra. Le violenze di questi giorni sono stati condannate dal Papa — che ha espresso “allarme e grande sofferenza” e ha chiesto protezione per i cristiani. Contro la persecuzioni ha preso la parola anche il rappresentante speciale in Iraq del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, Staffan de Mistura, e il Dipartimento di Stato statunitense. Dopo questi interventi, il governo di Baghdad si è mosso. Il gabinetto retto dal premier Nuri al Maliki si è riunito e ha annunciato una serie di provvedimenti per difendere i cristiani nella zona di Mosul. Soddisfatto, lo stesso Yonadam Kanna spiega che “il governo ha deciso di mandare due brigate dell’esercito regolare nei quartieri cristiani della città e le chiese sono sotto sorveglianza. Spero - continua il presidente del Movimento Democratico Assiro - che in poco tempo, la situazione si stabilizzi e la nostra gente possa tornare nelle loro case”.

È un gioco sporco, dice il leader politico cristiano iracheno. “Un gioco al massacro, per cacciarci dal paese. Ma io sono sicuro che non ci riusciranno”. Più che un auspicio, una promessa fatta anche a se stesso. Che arriva proprio nel giorno in cui, in Vaticano, il Patriarca di Babilonia dei Caldei Emmanuel Delly rilanciava il suo grido di dolore. “Vivere la parola di Dio” ha detto il patriarca ai vescovi riuniti a Roma per il sinodo sulla Bibbia “significa per noi testimoniarla anche a costo della propria vita”. Una condizione che i fedeli di Mossul conoscono bene. Sulla propria pelle.

  • michele.zurleni
  • Mercoledì 15 Ottobre 2008

Vedi anche:

  • Strage dei cristiani a Baghdad, cresce il numero dei morti
La famiglia di Haider: “Non vogliamo nostalgici e neofascisti al funerale” »
« Polveriera Somalia

Commenti

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Il 15 Ottobre 2008 alle 12:57 shift ha scritto:

L’Iraq, nazione falsamente democratica, dopo l’estremizzazione islamica, o meglio sarebbe dire un ritorno del tutto normale alla fonte “religiosa” del Corano, libro che ispira tutte le nefandezze musulmane passate ed attuali, era inevitabile che accadesse.
Fin tanto che i musulmani erano in un torpore storico e un normale tran tran quotidiano, hanno lasciato correre e vivere in santa pace anche chi considerano inferiore a loro, ma quando entrano nell’ambito della Jihad spinti da eventi e da personaggi tribali, allora per i cristiani non c’e’ piu’ spazio, nemmeno standosene buoni e sottomessi.
E’ inutile illudersi, i cristiani iracheni farebbero meglio a fare le valigie perche’, una volta andati via gli americani o diminuita la loro influenza militare sul territorio, per loro non ci sara’ piu’ scampo.
La democrazia in Iraq durera’ un bel niente senza gli USA dietro.
Le nazioni islamiche non hanno ne’ potranno mai avere un sistema democratico, perche’ semplicemente non fa parte della loro cultura e soprattutto della loro “religione”.
Prima o poi ci sara’ un nuovo dittatore, magari travestito da democratico, come in Iran, ma la sostanza sara’ sempre identica.
Tutto dipendera’ solo dalla personalita’ del nuovo futuro dittatore, come nel caso di Saddam, cioe’ se agire o non agire contro i crisitiani presenti in Iraq.

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