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“Le cifre fornite dal governo italiano sui costi del pacchetto climatico europeo sono completamente al di fuori di ogni proporzione”. All’indomani della due giorni di Bruxelles sul clima, il commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas si dice “sbalordito di fronte agli argomenti avanzati dall’Italia”: contrariamente a quanto sostenuto da Roma, l’eventuale approvazione del piano Ue contro l’effetto serra non costerebbe al sistema economico italiano 18 o 25 miliardi di euro come dichiarato in due diverse riprese da Berlusconi, ma “una cifra che oscilla tra i 9,5 e i 12,3 miliardi”. Ma c’è di più: secondo Stavros l’Italia avrebbe tutto da guadagnare da un’approvazione rapida del piano Ue contro l’inquinamento atmosferico e per le energie rinnovabili. “E’ uno dei Paesi - ha dichiarato - che ne uscirà meglio. Non capisco perché veda le cose così pessimisticamente, considerando che ha le competenze necessarie per l’innovazione e grandi possibilità in materia di energie rinnovabili”. E poi, ha aggiunto Stavros con tono professorale rispondendo alla domanda di una giornalista, “il costo supplementare non significa perdita netta, perché i soldi restano nelle casse dello Stato”.
Assieme alla Polonia, l’Italia è il Paese europeo che più di tutti a insistito per limare il peso finanziario di un pacchetto sul clima il cui costo il ministro Prestigiacomo ha definito “proibitivo”. Anche perché il costo complessivo, sostiene il ministro, non è modulato a seconda del numero di abitanti di ogni Stato membro. Su questo punto Roma è arrivata persino a minacciare il veto ottenendo in cambio un rinvio sul calendario che avrebbe voluto il presidente di turno Ue, Nicolas Sarkozy. Dopo l’esternazione odierna del commissario Ue, il ministro Prestigiacomo ha ribaltato le accuse piovute sull’esecutivo del nostro Paese: “Prima di sbalordirsi Dimas dovrebbe rileggere il documento diffuso dalla commissione Ue (non del Governo Italiano) ‘Model-based Analysis of the 2008 EU Policy Package on climate change and renewables‘ che è stato reso noto solo a fine settembre, nonostante l’Italia chiedesse da mesi una verifica dei costi del pacchetto clima-energia senza ottenere risposta”. La questione del contendere, secondo Bruxelles, è però un’altra: dalla cifra dei 18 miliardi citati da Roma e contenuti nel piano citato dalla Prestigiacomo, bisognerebbe sottrarre il guadagno che l’economia europea incasserà grazie alla rivoluzione verde. Un guadagno, secondo Roma, tutto da dimostrare. Per l’Italia, che sa che l’Ue può procedere all’approvazione del piano anche senza l’unanimità di tutti i 27, il problema è anche quello di ottenere il sì della Confindustria. Un ostacolo - strategico - perché il piano (che entro il 2020 punta a ottenere un taglio del 20% delle emissioni di Co2) possa avere successo.
- Venerdì 17 Ottobre 2008

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Il 19 Ottobre 2008 alle 19:36 Clima: l’Unione europea è divisa. Berlusconi: non siamo soli » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Le trattative nell’Unione europea sulle misure contro il riscaldamento globale sono ancora aperte. “La richiesta italiana di avere più tempo per approfondire il tema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica è stata condivisa da altri 9 Stati” ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi “non c’è quindi nessun isolamento dell’Italia in Europa, ma solo la continuazione di un costume deteriore dell’opposizione e cioè quello di fare polemiche anche contro il proprio Paese”. Domani il consiglio dei ministri dell’Ambiente in Lussemburgo farà il punto sugli orientamenti dei capi di Stato e di governo che riguardano il cambiamento climatico e le energie rinnovabili. “La linea sarà quella di chiedere di rinviare e di rinegoziare il protocollo di Kyoto” ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, precisando che “il problema non sarà nell’accordo del 2009, dove sicuramente si troverà un’intesa, il problema sarà la scadenza del 2012″. [...]
Il 19 Ottobre 2008 alle 19:40 Clima: l’Unione europea è divisa. Berlusconi: non siamo soli » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Le trattative nell’Unione europea sulle misure contro il riscaldamento globale sono ancora aperte. “La richiesta italiana di avere più tempo per approfondire il tema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica è stata condivisa da altri 9 Stati” ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi “non c’è quindi nessun isolamento dell’Italia in Europa, ma solo la continuazione di un costume deteriore dell’opposizione e cioè quello di fare polemiche anche contro il proprio Paese”. Domani il consiglio dei ministri dell’Ambiente in Lussemburgo farà il punto sugli orientamenti dei capi di Stato e di governo che riguardano il cambiamento climatico e le energie rinnovabili. “La linea sarà quella di chiedere di rinviare e di rinegoziare il protocollo di Kyoto” ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, precisando che “il problema non sarà nell’accordo del 2009, dove sicuramente si troverà un’intesa, il problema sarà la scadenza del 2012″. [...]
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