FORUM: Chi vincerà le presidenziali? - Lo speciale elezioni americane
Barack Obama ha il vento in poppa. Tutti i sondaggi lo danno in vantaggio rispetto al suo rivale. Nonostante John McCain si sia battuto meglio rispetto alle precedenti due occasioni, il senatore afro-americano è uscito vincente anche dal terzo dibattito televisivo. Anche gli Swing States, gli stati in bilico, sembrano averlo scelto: lo scrive l’ultima rilevazione fatta dalla rivista on line Politico.com, secondo la quale il candidato democratico guida la corsa in Missouri, Ohio, Pennsylvania e Virginia. “La grande novità è che Obama riesce a raccogliere i consensi della maggioranza degli indipendenti” ha detto Matt Towery, il direttore di InsiderAdvantage, la società che ha effettuato il sondaggio. La ricerca evidenzia come diverse contee chiave dei quattro stati che nelle elezioni del 2000 e del 2004 avevano votato per George W. Bush ora invece siano indirizzate verso Obama. Per lui, la strada verso la Casa Bianca sembra essere spianata. Sembra, appunto. Perché la gara è ancora carica di incognite. E di ostacoli. Il più importante si chiama effetto Bradley. Un modo elegante per dire: fattore razziale. Conterà il colore della pelle di Obama?
Bradley: la storia
Molti analisti pensano che continui ad avere un peso. Tom Bradley, dopo essere stato per anni sindaco di Los Angeles, nel 1982 si candidò per diventare governatore della California. I sondaggi alla vigilia lo davano avanti di 9 punti rispetto al suo avversario, il repubblicano George Deukmejian. Alla fine, vinse quest’ultimo. Bradely perse di mezzo punto. Cosa era successo? Perché il risultato era stato ribaltato? I sondaggi non avevano sbagliato. Semplicemente, la gente interpellata dagli istituti di ricerca aveva mentito: aveva detto che avrebbe votato per Bradley, ma nel segreto dell’urna avevo scelto il suo rivale. Perché il sindaco era afro-americano e l’altro no. L’effetto Bradley si potrebbe chiamare anche Wilder o Dinkinsks, dal nome di altri amministratori, favoriti in elezioni locali, ma poi bocciati perché neri. “Il problema esiste e io penso che ci sarà sicuramente un effetto Bradley nelle urne. La questione è: di quale dimensione sarà?”. Michael Frauntroy, docente universitario della George Mason University, autore di un volume sul partito repubblicano e l’elettorato nero, non ha molti dubbi.
Secondo il giovane analista, opinionista ascoltato da molti media statunitensi, il fattore razziale potrebbe incidere in modo significativo sul voto. “Lo farà anche negli stati in bilico, dove molti elettori democratici e indipendenti, ora affermano di volere appoggiare Barack Obama, ma che, poi, potrebbero abbandonarlo”. Numeri esatti, Frauntroy non vuole farle, anche se lascia scappare che la percentuale potrebbe aggirarsi attorno al 5,6 per cento. Cifre importanti. Che se fossero esatte potrebbero mettere in dubbio quello che appare, ora, una vittoria scontata da parte del senatore dell’Illinois. Nessun allarmismo, continua il docente della GM University, ma neppure nessuna sottovalutazione. “Scommetterei che in molte contee di stati come la Virginia, dove Obama è dato in vantaggio, in realtà, alla fine potrebbe vincere Maccain”. Chi è poco convinto che il fattore Bradley esista ancora - come il responsabile dei sondaggi della Abc - cita recenti elezioni locali o nazionali del 2006, quando diversi candidati afro-americani sono stati eletti.
“Michelle Obama in una recente intervista alla Cnn ha gettato acqua sul fuoco. Dal 1982, questo paese è molto cambiato”, ha detto la moglie del candidato democratico. “Se questo fattore esistesse ancora, Barack non avrebbe ottenuto la nomina dal parte del partito, non avrebbe vinto le primarie. Questa nazione è diversa che in passato. È cresciuta ed è in progresso” ha detto la possibile, futura, first lady. Michael Frauntroy è meno ottimista, più realista. Usa un’immagine per spiegare i suoi dubbi e le sue preoccupazioni. “Nella politica statunitense, la questione razziale è paragonabile un po’ alla figura di un bullo nel cortile della scuola. Tutti lo evitano, fanno finta che non esista, ma poi se il bullo vuole, ti viene a disturbare. Devi fare i conti con lui. Spero solo che questa campagna elettorale sia foriero di un vero cambiamento della nostra cultura politica”. Che qualche cosa si sia mossa nelle recente storia americana lo si capisce anche dai posti di responsabilità coperti da afro-americani nell’amministrazione Bush: l’attuale segretario di Stato Condoleeeza Rice. E prima di lei, Colin Powell. L’ex numero uno della diplomazia statunitense sembra essere intenzionato a dare un segnale. Nonostante abbia militato tra le fila repubblicane fino a ora, Colin Powell potrebbe annunciare il suo appoggio a Obama. Lo si è capito nei giorni scorsi quando, durante un ‘occasione pubblica, l’ex capo di stato maggiore all’epoca della prima guerra del Golfo, ha offerto un ragionamento sul ruolo degli afroamericani nella storia americana: “Molti mi dicono, visto che sei diventato segretario di Stato bisogna ancora dire che sei nero? Vi rispondo di sì, è necessario: ci sono volute molte battaglie per arrivare a questo punto nella Storia”. Chissà che la storia di Tom Bradley sia ormai superata.
Ecco chi è Joe l’idraulico bianco simbolo dei repubblicani del GOP
- Sabato 18 Ottobre 2008

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Commenti
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Il 19 Ottobre 2008 alle 0:06 vincenzod ha scritto:
ANCH’IO CONDIVIDO CHE VINCERA’McCcain per un soffio mi chiedo come mai nè Condoleeza Rice o Colin Powell non si sono presentati questi secondo me avrebbero avuto più chance,ma fra qualche giorno vedremo la fine. Vincenzo Alias Il Contadino
Il 19 Ottobre 2008 alle 10:30 clator ha scritto:
Non capisco perchè il fattore razziale debba contare per Obama ( i neri votano tutti per lui perchè è nero )e non per i bianchi . Chi sono i razzisti ?
Il 19 Ottobre 2008 alle 11:15 vincenzod ha scritto:
PER CLATOR. Chi sono i razzisti? Hai presente quando il computer s’inceppa? Ecco questi hanno il cervello non connesso! Molte volte sono imbecille che il loro e solo pensiero è verace! Seconda versione che più “ a me piasce” sarebbe quelle testoline rapate o ricciolute che sono connessi al Server di Marx visto come il PD che come prefisso ha la “D” come Democrazia, poi vedi travisare fatti e pensieri, non vero? Allora cosa dire del Di Pietro er Schiavettones che straparla di barzelletta, anzichè di parabole? Forse, delle parabole convergenti alla De Mita? Sic! Cosa dire di Weltromarx che ha perso come Politico e come Amministratore che ospitava esseri umani sotto i Ponti di Tor di Quinto, sotto la città e nei loculi cimiteriali e straparla che il PDL sia il contrario di quello che fa? Credimi, il loro Server è in stallo! Così negli USA come già sappiamo seppure patrioti molto più di noi esisto ahimé questo aspetto del passato doloroso, ma non nascondiamoci dietro un dito di quei mostri di Klukus Klan o dei sterminatori di Harlem.
Pensi che un mio compaesano ha vissuto lì o come mio nonno Michelangelo nel periodo 1899 al 1908!Ora so che ce il mio più caro amico degli anni delle elementari dicono che sia un affermato musicista, ma di cui non ho notizie, ma che mi prometto che, con internet farò ricerche. Ciao Vincenzo
P. S. Non dimentichiamo che siamo tutti fratelli e, se McCain ha scheletri nel ‘800, e…se si facesse lo screen a tutti?
Il 19 Ottobre 2008 alle 12:16 Obama trionfa in Missouri con un bagno di folla » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Ma nella corsa alla Casa Bianca il vantaggio di Barack Obama su John McCain è sceso a tre soli punti percentuali. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio Zogby che assegna al candidato democratico il 48 per cento di preferenze tra i probabili elettori contro il 45 per cento del rivale repubblicano. Il senatore dell’Arizona ha così rosicchiato un altro punto rispetto al rilevamento diffuso sabato, che lo dava quattro punti indietro. Il margine di errore stimato è del 2,9 per cento. L’istituto di sondaggio ha osservato che McCain ha superato per la prima volta nei suoi rilevamenti sistematici il 45 per cento e questo dimostra che “indubbiamente qualcosa è accaduto”. In particolare McCain sembra aver ottenuto un rimbalzo dal terzo e ultimo duello tv di mercoledì notte: ha consolidato i consensi tra i repubblicani - 9 su 10 sono ora con lui - e sta recuperando terreno tra gli indipendenti. Ora il vantaggio di Obama tra gli elettori non schierati è di soli otto punti percentuali dopo aver raggiunto un picco di 16 punti. LEGGI ANCHE: Fattore razziale, quanto conta veramente in America [...]
Il 21 Ottobre 2008 alle 9:41 Il Kenya che cambia volto nel mito di Barack Obama » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dall’inizio della campagna elettorale, la sua casa nel villaggio di Nyangoma è stata visitata da decine di reporter che volevano sapere se la nonna stesse seguendo le gesta del nipote, e se i due fossero rimasti in contatto. Tramite interprete però, visto che la donna non parla inglese e Obama non mastica il kiswahili. Ma bastano le parentele a spiegare tale devozione per un politico che ha più volte ribadito di essere americano e non keniano? “L’appoggio che Obama riceve in Kenya ha un aspetto più profondo”, riferisce a Panorama.it Peter Wanyande, preside del Dipartimento di Scienze Politiche presso l’Università di Nairobi. “Gli Stati Uniti si sono sempre vantati di essere la più grande democrazia del mondo, ma in Africa questa rivendicazione è stata macchiata dal passato razzista del Paese. Questa elezione è vista come un test di democrazia. Gli Usa sono pronti a eleggere un leader nero, o saranno sempre governati da bianchi?” [...]
Il 5 Novembre 2008 alle 4:44 Obama è a un passo dalla Casa Bianca » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Come votano i tassisti di Ny - Chiunque vinca, l’America è già cambiata - La lunga maratona notturna su tv, radio e web - La valanga Obama travolgerà anche il Congresso? - Fattore razziale: i democratici temono l’effetto Bradley - I dieci Stati che decideranno la corsa alla Casa Bianca [...]
Il 5 Novembre 2008 alle 17:44 SuccedeOggi » Obama è a un passo dalla Casa Bianca ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Rockfeller Plaza diventa Election Plaza a Ny - Come votano i tassisti di Ny - Chiunque vinca, l’America è già cambiata - La lunga maratona notturna su tv, radio e web - La valanga Obama travolgerà anche il Congresso? - Fattore razziale: i democratici temono l’effetto Bradley - I dieci Stati che decideranno la corsa alla Casa Bianca [...]
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