
Manca meno di un mese alle elezioni presidenziali negli Usa ma in Kenya, alla faccia della scaramanzia, già si festeggia la vittoria di Barack Obama (che ha appena annunciato una pausa di due giorni nella campagna elettotrale per volare nelle Hawaii ed essere al fianco della nonna malata, l’86enne Madelyn Dunham che con il marito Stanley ha aiutato Ann, madre single del senatore, a crescerlo).
Il senatore dell’Illinois, portavoce del “nuovo sogno” americano, da tempo è il nuovo idolo del Paese africano, che gli ha dedicato birre, scuole, musical e canzoni rap. E che ora vuole ingrandire il piccolo aeroporto di Kisumu, ai confini con l’Uganda dove la famiglia Obama ha le sue origini, per permettere al prossimo presidente di far visita ai suoi parenti a bordo dell’Air Force One.
Il fenomeno Obama ha contagiato ormai da mesi l’intero continente. Nessuna elezione americana aveva mai suscitato così tanta attenzione in Africa, ma in Kenya l’evento si è trasformato in un vero fenomeno di massa: sui matatu, i coloratissimi autobus di Nairobi, le immagini del cestista NBA Le Bron James e del rapper Puff Daddy sono state sostituite da quelle del senatore americano, a cui sono dedicate anche scuole e strade. L’Obamamania ha fatto nascere una birra a basso costo (chiamata “Obama”, o “Senator beer”) che in pochi mesi si è diffusa in tutto il Paese, e ha ispirato il cantante Tony Nyadundo, che nel 2006 ha pubblicato un album intitolato, manco a dirlo, “Obama”. Una delle canzoni, in cui Tony riferisce di un immaginario incontro tra lui e il politico nero più popolare del mondo, è diventata un tormentone, tanto da spingere il direttore teatrale George Orido a dar vita a un musical sul senatore. Così, quando la scorsa settimana alcuni parlamentari hanno denunciato l’inadeguatezza dell’aeroporto di Kisumu, nessuno ha pensato a uno scherzo. Tanto che il ministro dei Trasporti si è affrettato a precisare che i lavori per l’ampliamento della pista si concluderanno nel 2010, in tempo per la prossima visita di Obama. In Kenya, precisamente nella regione occidentale di Nyanza da dove proveniva suo padre, Obama conserva ancora una trentina di parenti, tra cui i famosi nonna Sarah e zio Said.

Sarah Hussein Obama
Dall’inizio della campagna elettorale, la sua casa nel villaggio di Nyangoma è stata visitata da decine di reporter che volevano sapere se la nonna stesse seguendo le gesta del nipote, e se i due fossero rimasti in contatto. Tramite interprete però, visto che la donna non parla inglese e Obama non mastica il kiswahili. Ma bastano le parentele a spiegare tale devozione per un politico che ha più volte ribadito di essere americano e non keniano? “L’appoggio che Obama riceve in Kenya ha un aspetto più profondo”, riferisce a Panorama.it Peter Wanyande, preside del Dipartimento di Scienze Politiche presso l’Università di Nairobi. “Gli Stati Uniti si sono sempre vantati di essere la più grande democrazia del mondo, ma in Africa questa rivendicazione è stata macchiata dal passato razzista del Paese. Questa elezione è vista come un test di democrazia. Gli Usa sono pronti a eleggere un leader nero, o saranno sempre governati da bianchi?”
Secondo gli analisti locali, la fama di Obama è legata anche alla sua figura di leader nazionale, che fa a pugni con l’immagine che i parlamentari keniani diedero di sé durante la crisi dello scorso dicembre, quando a séguito delle contestate elezioni presidenziali gli scontri tra milizie etniche provocarono più di mille morti, gettando il Paese nel caos. L’evidente contraddizione non ha impedito ai politici locali di cavalcare l’onda del fenomeno Obama: l’anno scorso Nicholas Majura, un oscuro candidato alle parlamentari, improntò tutta la campagna elettorale sul fatto di essere un cugino (di quale grado non è dato sapere) di Obama. Quella volta, però, neanche all’aura del senatore di Chicago riuscì il miracolo. Majura è rimasto fuori dal Parlamento, a tifare Obama come tutti gli altri.

BArack Obama in Kenya con la nonna Sarah
- Martedì 21 Ottobre 2008

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Commenti
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Il 21 Ottobre 2008 alle 9:53 tizianaiaccarino ha scritto:
Credo che se Obama venisse eletto nuovo Presidente degli Stati Uniti, cambierebbero molte cose e soprattutto ci sarebbe un approccio differente nei riguardi delle persone di colore, perché lui non rappresenta solo il nuovo volto di un’America in aria di cambiamenti ed innovazione, ma è anche un simbolo di libertà, di differenze e di multietnicità, cosa ancora poco conosciuta e poco ben vista nel mondo, per ignoranza e per una mentalità conservatrice.
Tiziana Iaccarino
artista ed autrice napoletana emergente.
http://www.tizianaiaccarino.co.....m
http://www.tizianario.blogspot......com
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