Raid Usa in Siria: sale la tensione tra Damasco e Washington

Damasco

“Crimine di guerra”, “aggressione terrorista deliberata”, “follia politica”: non usa mezzi termini Damasco per denunciare il raid americano di ieri in territorio siriano, in cui sono morte otto persone. La reazione siriana è stata pressoché immediata. Ieri, poche ore dopo l’attacco, l’agenzia ufficiale Sana ha prima riferito la dinamica: quattro velivoli sono giunti nel villaggio di Sukkariya, otto km oltre il confine, sbarcando un commando che ha dato l’assalto ad un edificio in costruzione. L’azione è durata pochi minuti e ha portato “al martirio di otto civili”. Poco dopo, la stessa agenzia ha riferito che il ministero degli Esteri aveva convocato gli incaricati d’affari di Stati Uniti e Iraq per consegnare loro una protesta ufficiale. Questa mattina, poi, il fuoco incrociato di alti funzionari e stampa ufficiale: “Anche mentre si accinge a lasciare la Casa Bianca, l’amministrazione Bush sembra insistere nel commettere follie politiche”, ha scritto il quotidiano al Baath. Ma la reazione più dura è venuta dal ministro degli Esteri Walid al Mouallim che, in visita a Londra, ha parlato di “una aggressione terrorista”, inducendo il Foreign Office ad annullare la sua conferenza stampa assieme al collega britannico David Miliband, “perché non sarebbe stata appropriata”.

L’attesa di Washington. La Casa Bianca ha invece tardato quasi ventiquattro ore a prendere posizione. Incassando solo, a livello internazionale, il sostegno del portavoce governativo iracheno Ali Debbagh, che ha parlato di una azione condotta contro “gruppi terroristici contrari all’Iraq” che “utilizzano la Siria come base per le loro attività terroristiche contro l’Iraq”. Infine, in serata, è arrivata la risposta americana, tramite una una fonte anonima dell’amministrazione, secondo cui “l’operazione è stata un successo”, perché ha permesso di colpire un importante trafficante di armi legato a Al Qaeda, Abu Ghaduya. “Quando si è di fronte a un’occasione importante bisogna coglierla… - , ha detto la fonte - in particolare quando si tratta di combattere contro stranieri che entrano in Iraq e minacciano le nostre forze armate”. Ma a Damasco non è bastato lanciare strali solo verso Washington. Il quotidiano ufficiale al Thawra ha aspramente criticato anche i leader arabi, denunciando il loro “silenzio” e domandandosi se esso non “incoraggi le forze di occupazione e usurpazione a commettere qualcosa di più grande”. Anche in questo caso sono state necessarie diverse ore affinché nel pomeriggio arrivasse la presa di posizione della Lega Araba, che attraverso il suo il segretario generale Amr Mussa ha espresso la condanna “per queste gravi violazioni americane delle frontiere e della sovranità siriana che provocano tensione in una regione già tesa”. Più veloce è stata la condanna dell’Iran e anche del Libano, nonchédella Russia, mentre la Francia ha chiesto che sulla vicenda venga fatta “piena luce”. Infine Londra, in un comunicato congiunto dei ministri Mouallim e Milliband, ha espresso il suo “rammarico” per le perdite civili.

Commenti

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Il 27 Ottobre 2008 alle 22:36 clator ha scritto:

Gli USA hanno fatto benissimo : sono rimasti gli unici a combattere contro i terroristi assassini musulmani. Noi abitanti dell’Eurabia siamo pronti a diventare musulmani.Vergogna.

Il 28 Ottobre 2008 alle 19:32 dido1 ha scritto:

Sarei curioso di sapere se le otto persone morte erano manovali che stavano lavorando alla costruzione di una casa, o otto terroristi intenti a mescolare il cemento con il mitra in mano.
Purtroppo la maggior parte dei media sono con gli assassini, i terroristi, che dopo una strage si rifugiano in Siria, dove il debole Assad è ormai assoggettato alla politica iraniana dell’assassino Ahmadinejad.
Bene hanno fatto gli americani ad intervenire in Siria, esempi così dovrebbero avvenire tutte le volte che se ne ha l’opportunità, senza badare alle grida fasulle e bugiarde della imperante demagogia dell’amore e della fratellanza, imposta da quei servi e leccaculo di pacifisti che altro non fanno che asservirsi alla potente ed irrefrenabile ascesa degli adoratori del Corano.

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