Chi sono i nuovi razzisti d’America

Paura per Obama nel mirino dei neonazisti
A finire in manette per il fallito attentato a Obama sono stati Daniel Cowart, 20 anni, del Tennessee e Paul Schlesselman, 18 anni, dell’Arkansas, due fanatici delle filosofie del “Potere Bianco” e della sottocultura skinhead di matrice neonazista

Dal Klu Klux Klan all’American Nazy Party fino allo Stormfront, una delle più popolari organizzazioni razziste americane, fondata nel 1995 da Stephen Donald Black, un ex Grand Wizard del Klan oggi predicatore di uno dei forum neonazisti più frequentati della rete. La galassia del razzismo bianco statunitense ha cambiato pelle. E’ uscita cioé dalle sue tradizionali roccaforti sudiste e sta raccogliendo sempre più finanziamenti e consensi in tutto il paese grazie soprattutto alla paura che suscita l’ipotesi che un nero varchi le soglie della Casa Bianca: “La candidatura Obama è stata una vera e propria manna per il nostro movimento”, ha sintetizzato Don Black in un articolo apparso stamane su La Stampa.

A lanciare l’allarme sul fenomeno, all’indomani dell’arresto dei due neonazisti antiobamiani che volevano compiere una strage in una high school del Tennesse, è il Southern Poverty Law Center dell’Alabama (GUARDA QUI), l’ex Klanwatch, dal 1981 il più serio e aggiornato think tank sul fenomeno razzista in America. Negli ultimi anni, sostiene il rapporto, il nazionalismo bianco ha cambiato strategia. Ha messo da parte i cappucci klanisti che rischiavano di allontanare i benpensanti. Ha allargato il tiro ad ebrei, latinos, afroamericani, gay. Ed è arrivato a sfondare in parte di quella classe media wasp spaventata dalla crisi economica e dalle ondate migratorie. Per capire le ragioni del boom dei siti e delle organizzazioni nazionaliste bianche in America negli ultimi due anni, da quando cioé Obama ha annunciato la sua candidatura, basta ricordare quanto ha dichiarato Jeff Schoep, il capo del movimento nazionalsocialista americano: “Le politiche di apertura agli immigrati e la candidatura di Obama ci stanno aiutando molto, la nostra nazione si sta trasformando, l’inglese scompare perché viene sostituito dallo spagnolo e gli Stati Uniti stanno diventando un grande ghetto del Terzo Mondo”.

Le cifre fornite dal think tank con sede nell’Alabama sembrano dargli ragione: i miliziani suprematisti sono oggi 50 mila in tutto il paese, i gruppi dichiaratamente razzisti 888, radicati ovunque, dalla California (80) al Texas (67) fino all’Illinois (23). La crescita delle organizzazioni bianche è tutta in queste cifre: il 5% in più rispetto a due anni fa, il 48% in più rispetto al 2000. Grazie anche a una nuova capacità di mimetizzarsi tra i gruppi colpiti dalla crisi. “La novità di questi gruppi - ha sintetizzato i il Poverty Center - sta nel fatto che i razzisti si aprono alla middle class, organizzano eventi sociali, si trasformano in punti d’incontro dove gli iscritti non indossano cappelli bianchi del Klan ma vestiti normali, come tutti gli altri cittadini”. La strategia, per loro, sembra funzionare. Ma gli attacchi a sfondo razzista, denuncia il Poverty Center, sono sempre di più. Nel 1995 un rapporto governativo stimava in circa 191 mila gli incidenti a sfondo razziale in America ogni anno. 408 di questi, avvenuti nel 2008, sono stati riportati e classificati, Stato per Stato, a partire dalla storie di cronaca riportate sulla stampa.

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