
Alti e bassi. Macché: picchi e abissi.
La vita di un genio non ha un andamento linerare, per definizione. E, per definizione, quella del Pibe de Oro risponde a questo requisito.
Diego Maradona, alla vigilia del suo quaranttottesimo compleanno, ha coronato il sogno di una carriera: è stato nominato nuovo ct dell’Argentina. Dopo mille magie in campo e un’esistenza spericolata, El Pibe è tornato: ed è l’ennesima volta. L’ennesimo picco.
Fuoriclasse indiscusso in campo e fuori misura da uomo comune, Diego Armando Maradona che di comune non ha proprio nulla, ritrova alla fine il calcio, ovvero tutta la sua esistenza.
L’annuncio l’ha dato lo stesso Pibe de Oro, subito dopo un incontro con il presidente della federcalcio Julio Grondona. “Sceglierò io la squadra, sono molto felice”, ha detto l’ex numero dieci del Napoli e della Seleccion, confermando che il suo progetto tecnico ha ricevuto l’ok federale e che avrà carta bianca.
Dopo le dimissioni del precedente commissario tecnico, Basile (ha lasciato la panchina lo scorso 17 ottobre, dopo l’umiliante sconfitta con il Cile nel girone di qualificazione ai Mondiali del 2010) era lo stesso Grondona a condurre in prima persona la ricerca del sostituto. E Dieguito è stato il primo dei candidati a essere convocato negli uffici della federcalcio argentina: per lui un blitz nella mattinata di Buenos Aires direttamente dalla Georgia, dove sabato aveva giocato un match-esibizione.
Il suo debutto ufficiale sulla panchina biancoceleste avverrà nell’amichevole di Saint-Denis contro la Francia vice campione del mondo l’11 febbraio, giorno nel quale l’Italia sfiderà a Londra il Brasile.
L’Argentina ha chiamato il suo figliol prodigo come ct della nazionale, quella che Diego portò a un titolo mondiale nell’86 e alla vendetta sull’Inghilterra nell’anno della guerra della Falkland-Malvinas, e alla quale si appigliò nel ‘94 da giocatore dopo il lungo tunnel della droga, tranne poi ricadere nella rete dell’antidoping per quel vizio diventato tragica quotidianità nella Napoli che lo osannava. Dopo l’avventura a Barcellona (caviglia spezzata e la carriera a rischio), vince due scudetti sotto il Vesuvio, nell’87 e nel ‘90, più una Coppa Uefa e una Supercoppa italiana. E poi la finale persa a Roma per Italia ‘90, dopo la semifinale di Napoli contro gli azzurri. Tutto per 705 partite ufficiali e 358 gol.
Dieguito ha fatto sognare e piangere, innamorare e arrabbiare, perfino indignare, declinazione alla quale si è dedicato soprattutto dopo la chiusura dell’attività di fuoriclasse: il cibo smodato, la droga, l’alcool, la morte più volte sfiorata. Come se nulla, dopo tanti colpi di genio con il suo sinistro magico - indimenticabili tra gli altri quel gol in slalom tra i birilli inglesi, o quella rete al Verona pescata con pallonetto tagliato da centrocampo, al San Paolo - potesse più essere normale, neanche una volta messo da parte il pallone. Maradona calciatore ha stupito il mondo, aprendo la contesa tra chi sostiene sia stato il più grande di tutti i tempi e chi gli preferisce Pelé.
Maradona uomo non si è curato del politicamente corretto. Amico di Castro, nemico giurato degli Stati Uniti e di Bush in primis, sostenitore del boliiano Evo Morales, del venezuelano Chavez nella sua campagna anti-americana e per il sud del mondo. E poi anche inseguito dal fisco italiano, e da un figlio mai riconosciuto a Napoli.

Ora Maradona, sulla cui vita l’anno scorso sono usciti due film (uno del grande Kusturica, l’altro di Marco Risi), sta per diventare nonno. Il figlio glielo daranno Giannina, la più piccola delle due figlie, e il ‘Kun’ Sergio Aguero, bomber della nazionale campione olimpica e dell’Atletico Madrid. Forse è questa nuova fase ad aver spinto El Pibe a riprovarci. A tornare in alto. Sempre portandosi dietro il pallone: la sua vera unica vita.
La vita, le magie e i drammi di Dieguito da YouTube:
- Mercoledì 29 Ottobre 2008

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