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Dopo giorni di pesanti combattimenti che hanno messo in ginocchio la regione occidentale del Kivu, provocando decine di migliaia di profughi e un numero imprecisato di vittime, Laurent Nkunda, capo del principale gruppo ribelle del Congo, ha stretto d’assedio la città di Goma, al confine con il Ruanda. A presidiare la città sono rimasti i soldati dell’esercito, ormai in rotta in quasi tutta la regione, e qualche centinaio di caschi blu della Monuc, la missione Onu nel Paese. Per conoscere nel dettaglio la situazione, Panorama.it ha intervistato Bertrand Bizimwa, portavoce del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo, il movimento guidato da Nkunda.
Signor Bizimwa, qual è attualmente la situazione attorno alla città di Goma?
Dal punto di vista militare, al momento è molto tranquilla. I combattimenti sono cessati dopo che abbiamo annunciato una tregua unilaterale, in vigore da oggi. Abbiamo comunque registrato movimenti di truppe da parte dell’esercito congolese sull’asse Goma – Kibumba (un centro abituato situato a circa 30 km a nord di Goma, ai margini del Parco Nazionale di Virunga, ndr).
E per quanto riguarda gli abitanti?
Siamo estremamente preoccupati per le condizioni della popolazione civile, per questo abbiamo annunciato l’apertura di un corridoio umanitario, che permetterà l’arrivo degli aiuti in città attraversando le nostre linee che circondano Goma.
Ci sono ancora civili che stanno tentando di abbandonare la città?
Sì, nonostante la tregua. Siamo molto preoccupati, perché abbiamo avuto notizie di saccheggi e violenze all’interno della città, e di massacri compiuti da parte delle forze governative. Massacri che starebbero continuando ancora adesso.
Siete in contatto con i contingenti della missione Onu in città?
No, anche perché i nostri uomini sono stanziati fuori da Goma. Ma abbiamo comunicato alla Monuc le nostre decisioni riguardanti sia il cessate – il – fuoco che l’apertura del corridoio umanitario.
Siete sempre disponibili a riaprire le trattative con il governo?
Noi siamo sempre stati disponibili a nuove negoziazioni. Ma sembra che dall’altra parte non ci sia la volontà politica. Oggi, il ministro dell’Informazione congolese ha reso noto che l’esercito non riconoscerà la tregua unilaterale che abbiamo proclamato. Piuttosto che aprire la porta al dialogo, l’impressione è che il governo voglia chiuderla.
Se il dialogo dovesse fallire, il generale Nkunda ha intenzione di attaccare la città nei prossimi giorni?
Non conosco le intenzioni del generale a proposito. E penso che non le conosca nessuno, a parte Nkunda stesso.
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- Giovedì 30 Ottobre 2008

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