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Congo, emergenza umanitaria

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Profughi congolesi

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato, dopo una riunione d’emergenza, l’offensiva dei ribelli nell’Est della repubblica democratica del Congo che, dopo aver minacciato di prendere la capitale provinciale Goma, hanno dichiarato un cessate-il-fuoco. I Quindici hanno approvato all’unanimità una dichiarazione che, oltre a condannare la marcia verso Goma, “prende atto dell’annuncio di Laurent Nkunda (il capo dei ribelli) di un immediato cessate il fuoco”, sottolineando che qualunque attacco contro la popolazione civile è “totalmente inaccettabile”. La dichiarazione, letta dal presidente di turno dei Quindici, l’ambasciatore cinese Zhang Yesui, chiede inoltre al governo congolese di “assicurarsi che non ci sia alcuna cooperazione tra l’esercito regolare e la Fdlr”, i ribelli Hutu che spesso si sono scontrati con i gruppi armati tutsi capeggiati da Nkunda.
Il Nord Kivu, regione orientale della Repubblica del Congo al confine con il Ruanda, rischia una “crisi umanitaria di dimensioni catastrofiche”, come ha avvertito il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.
Gli uomini del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), guidato dall’ex generale di etnia Tutsi, Laurent Nkuda, nei giorni scorsi si sono spinti alle porte di Goma, centro di collegamento della regione, e hanno costretto i militari, con cui si scontrano da domenica, a ritirarsi a sud, verso Bukavu. Il quartier generale dei ‘caschi blu’ della missione Onu (Monuc) lunedì era stato preso d’assalto dai residenti che, in decine di migliaia, hanno abbandonato le loro abitazioni. Dopo aver annunciato l’assalto a Goma, gli uomini di Nkuda hanno poi fatto dietrofront e dichiarato un “cessate-il-fuoco unilaterale” per “non gettare nel panico la popolazione di Goma”.
Ma la situazione nella regione al confine col Ruanda è comunque drammatica. Secondo l’Agenzia per i rifugiati della Nazioni Unite (Unhcr), il ritiro dell’esercito ha creato panico nella popolazione locale: dal vicino campo profughi di Kibati sono fuggite 45.000 persone, mentre altre 20.000 avevano lasciato nei giorni scorsi i villaggi più a nord. Una missionaria spagnola di 64 anni ha perso entrambe le gambe nell’esplosione di una bomba a Rutshuru. Ora si temono ulteriori violenze che potrebbero avere “conseguenze atroci su base regionale”, come ha commentato Ban Ki-moon. Il riferimento è al vicino Ruanda e al genocidio del 1994 tra Hutu e Tutsi, legato con doppio filo agli scontri esplosi nel nord est della Repubblica democratica del Congo.
Kigali ha accusato l’esercito congolese di aver sparato in zone lungo il confine, mentre le truppe di Kinshasa sostengono di essere state attaccate da spari provenienti dal territorio ruandese. Dagli Stati Uniti, il vice segretario di Stato per gli Affari africani, Jendayi Frazer, prima di partire per Kinshasa, aveva avvertito che Washington “non ha prove che il Ruanda stia combattendo in Congo, ma crede che il territorio ruandese sia usato per fornire sostegno al Cndp”. La Francia, presidente di turno dell’Unione europea, ha fatto sapere per bocca del suo ministro degli esteri Bernard Kouchner che i Ventisette stanno valutando l’ipotesi di inviare un piccolo contingente (400-1.500) in sostegno alla Monuc. Immediata è arrivata però la smentita dall’ufficio dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Javier Solana: “Nessun intervento di natura militare dell’Ue è stato discusso finora”, ha precisato la portavoce, Cristina Gallach.

  • redazione
  • Giovedì 30 Ottobre 2008
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Il 30 Ottobre 2008 alle 20:06 Congo, assedio alla città di Goma, parla il portavoce dei ribelli » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Dopo giorni di pesanti combattimenti che hanno messo in ginocchio la regione occidentale del Kivu, provocando decine di migliaia di profughi e un numero imprecisato di vittime, Laurent Nkunda, capo del principale gruppo ribelle del Congo, ha stretto d’assedio la città di Goma, al confine con il Ruanda. A presidiare la città sono rimasti i soldati dell’esercito, ormai in rotta in quasi tutta la regione, e qualche centinaio di caschi blu della Monuc, la missione Onu nel Paese. Per conoscere nel dettaglio la situazione, Panorama.it ha intervistato Bertrand Bizimwa, portavoce del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo, il movimento guidato da Nkunda. [...]

Il 31 Ottobre 2008 alle 2:23 SuccedeOggi » Congo, assedio alla città di Goma, parla il portavoce dei ribelli ha scritto:

[...] Dopo giorni di pesanti combattimenti che hanno messo in ginocchio la regione occidentale del Kivu, provocando decine di migliaia di profughi e un numero imprecisato di vittime, Laurent Nkunda, capo del principale gruppo ribelle del Congo, ha stretto d’assedio la città di Goma, al confine con il Ruanda. A presidiare la città sono rimasti i soldati dell’esercito, ormai in rotta in quasi tutta la regione, e qualche centinaio di caschi blu della Monuc, la missione Onu nel Paese. Per conoscere nel dettaglio la situazione, Panorama.it ha intervistato Bertrand Bizimwa, portavoce del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo, il movimento guidato da Nkunda. [...]

Il 2 Novembre 2008 alle 16:17 Crisi nel Congo, il balletto diplomatico di Bruxelles » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Le ultime offensive lanciate dai ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP) di Laurent Nkunda contro le Forze armate congolesi (FARC) non sono infatti che l’ultimo capitolo di un conflitto in cui, tra scontri militari, povertà e malattia, hanno trovato la morte quattro milioni di persone. Purtroppo, la presenza in Kivu di 6.000 caschi blu della Monuc (Missione delle Nazioni Unite in Congo) non impedisce il perpetrarsi di attacchi e razzie che hanno spinto un milione di congolesi ad abbandonare le loro dimore. Al suo arrivo a Kinshasa, il capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner, ha definito il Kivu “. Questo dramma “si sta consumando quasi sotto i nostri occhi, con attacchi precisi e mutilazioni sessuali che sono ormai parte integrante degli atti bellici che caratterizzano questa regione”. [...]

Il 19 Novembre 2008 alle 9:41 Guerra in Congo: l’esercito è in rotta » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Non si allenta la presa di Nkunda sul Kivu, dove i combattimenti hanno costretto alla fuga almeno 250.000 persone, causando un numero imprecisato di vittime civili. A dare il colpo di grazia alla già scarsa resistenza dell’esercito è arrivata la notizia, diffusa ieri, della rimozione del Capo di Stato Maggiore Dieudonné Kayembe, al cui posto è stato chiamato il generale Didier Etumba Longomba. La decisione, presa dallo stesso presidente Joseph Kabila, ha provocato la rivolta di alcuni battaglioni, rifiutatisi di combattere dopo avere appreso la notizia. Tanto che, oggi, parte delle milizie Mai - Mai si sono scontrate con i soldati ammutinati per tentare di farli tornare al fronte e difendere le posizioni minacciate dai ribelli. Ma se l’esercito piange, la Monuc non ride. Alcuni comandanti della missione Onu, accusata di non fare abbastanza per proteggere i civili dall’avanzata dei ribelli, si sono lamentati delle regole di ingaggio, che impedirebbero ai caschi blu di attaccare gli uomini di Nkunda. L’Onu, che sta considerando la possibilità di inviare nel Kivu 3.000 nuovi soldati (la Monuc conta attualmente 17.000 uomini), non ha però intenzione di concedere alla missione un mandato più robusto, per il timore che la Monuc possa venire risucchiata nelle lotte intestine del Paese. [...]

Il 24 Novembre 2008 alle 17:58 Congo, il capo dei ribelli si dichiara pronto a trattare la pace » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Stavolta, forse, ci siamo. Il lungo conflitto che dagli anni ‘90 insanguina la regione del Kivu potrebbe essere a una svolta importante. Il Generale Laurent Nkunda, il capo dei ribelli è pronto a trattare. Arrivato due settimane fa alle porte di Goma, dopo aver messo in scacco le forze governative, il “Chairman” è pronto a discutere la pace. In una affollata festa evento di propaganda popolare e poi in una conferenza stampa a Rutshuru, nel bel mezzo dei territori da lui controllati, Nkunda ha mostrato il suo volto ecumenico: ha parlato alla gente locale nei quattro dialetti swahili, ha detto di voler rappresentare tutti i congolesi e ha cosi gettato acqua sul fuoco sulla contrapposizione etnica hutu-tutsi, che secondo alcuni osservatori è una delle cause del conflitto. Kabila deve aver paura: le sue Fardc, le forze governative, mal pagate e demotivate hanno lasciato il campo libero ai 5mila aggueriti ribelli che oramai controllano un territorio vasto quanto il centro Italia. Gli unici capaci di contrastare i ribelli sono i guerrieri May may, una milizia filogovernativa circondata da un’aura esoterica. May may significa acqua acqua. Il nome deriva dal rito di cospargersi il corpo di un unguento a base appunto di acqua che renderebbe invulnerabili i guerrieri. In questo scacchiere in continuo mutamento un altro importante ruolo è giocato dai Fdlr, I fuoriusciti ruandesi responsabili del genocidio del ‘94 e che ora combattono contro Nkunda. La ricchissima regione del Kivu fa gola un po’ a tutti. A Kabila, a Nkunda, ma anche alle multinazionali americane e alla Cina che ha da poco chiuso una commessa multimiliardaria per lo sfruttamento del coltan, il prezioso minerale fondamentale per l’industria aeronautica e elettronica. Guarda caso la guerra è scoppiata subito dopo. Insomma, il conflitto etnico è secondo molti osservatori, un velo di Maya su una guerra che ha profonde ragioni economiche. Alcuni fonti qui a Goma da un paio di giorni raccontano che Kabila si sarebbe ritirato dalle trattative che sono in corso con i ribelli da alcuni giorni. Se cosi fosse Nkunda, ha già annunciato, potrebbe marciare intanto su Goma e poi su Kinshasa. congo: le news in tempo reale (fonte Google News)More UN troops for DR Congo welcome but not enough: France - AFPRefugees: Troops go on looting spree at Congo camp - The Associated PressSADC sends fact-finding mission in DR Congo amid post-conflict lull - XinhuaUN peacekeepers attacked in Congo - BBC NewsRefugees say troops loot Congo camp - Pioneer Times-Journal [...]

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