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Amorozi, Imam Samudra e Ali Ghufron, alias Mukhlas, sono da tempo nomi noti, in Indonesia e nel mondo, ma solo da questa settimana la comunità indonesiana ha ricominciato a sperare che la loro condanna a morte possa essere finalmente eseguita.
I tre sono infatti gli estremisti legati al gruppo Jemaah Islamiah responsabili dell’attentato contro due nightclub dell’isola di Bali che provocò la morte di 202 persone e il ferimento di altre 300, tra turisti e personale locale, nella notte del 12 ottobre 2002. Da allora di attentati a Bali ce ne sono stati altri: nel 2003 all’hotel Marriot di Jakarta morirono 14 persone, mentre altre 21 persero la vita il primo ottobre 2005, sempre a Bali e nelle località di Jimbaran e Kuta.
Se nel caso degli attentati più recenti i kamikaze sono morti sul colpo durante l’esplosione, nel 2002 i responsabili sono stati arrestati, processati e condannati a morte nel 2003. Da allora, l’esecuzione è stata di volta in volta rinviata per le continue impugnazioni della sentenza portate avanti dalla difesa e per considerazioni di tipo religioso. Il governo teme infatti una recrudescenza della retorica anti-occidentale che potrebbe sfociare in una ripresa delle attività terroristiche nel Paese. Preoccupazioni giustificate da un lato dal fatto che i gruppi islamici radicali si siano già organizzati per radunarsi a centinaia intorno al luogo dell’esecuzione per mostrare il proprio dissenso e per occuparsi poi della sepoltura delle salme. Dall’altro, dal fatto che nessuno dei tre attentatori si sia mai dichiarato pentito per i fatti del 2002. Anzi, Amrozi, nel corso di un’intervista rilasciata alla CNN ai primi di ottobre, ha assicurato che Bali verrà colpita di nuovo, suggerendo ai turisti occidentali di non tornarvi mai più.
In un clima particolarmente teso, questa settimana Jasman Panjaitan, portavoce del procuratore generale Hendarman Supandji, ha annunciato, seppure in maniera vaga, la data e il luogo in cui verrà eseguita la sentenza: i primi di novembre nei pressi della prigione Nusakambangan, dove i tre terroristi sono attualmente rinchiusi. Nel frattempo, i controlli nelle aree dell’arcipelago in cui si trovano i paesi natali degli attentatori sono stati moltiplicati e tutte le forze dell’ordine sono in stato d’allerta. Gli indonesiani, invece, sperano solo che la sentenza sia eseguita al più presto e senza intoppi.
- Giovedì 30 Ottobre 2008

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Commenti
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Il 5 Maggio 2009 alle 11:36 me.angela.1984 ha scritto:
So che l’esecuzione è stata di volta in volta rinviata per le continue impugnazioni della sentenza portate avanti dalla difesa e per considerazioni di tipo religioso. Ma perche la gente deve fare queste cose per forza. E qualcosa che non si può sentire che si fanno queste cose per la reLIGIONE.
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