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Il rapimento di Dany Egreteau, il 32enne francese responsabile della organizzazione non governativa franco-afgana Afrane, conferma la crescente minaccia costituita dai talebani e dalle bande criminali anche per gli operatori di agenzie e organizzazioni umanitarie.
Egreteau era arrivato la scorsa settimana a Kabul ed è stato rapito da tre uomini armati mentre a piedi si recava a un appuntamento di lavoro nel quartiere di Kart-e-Parwan. Il ministero degli esteri francese ha dichiarato che un afghano appartenente ai servizi di sicurezza ha tentato di aiutare il francese ma è stato ucciso dagli aggressori.
Il sequestro segue l’uccisione, sempre in una strada a Kabul lo scorso 20 ottobre, della cooperante britannica Gayle Williams, nel paese per conto dell’organizzazione Serve Afghanistan. Un omicidio rivendicato dal portavoce talebano Zabihullah Mujahid che ha accusato la Williams di lavorare per un gruppo “che predica la cristianità in Afghanistan”. Gli attacchi contro organizzazioni non governative in Afghanistan hanno toccato quest’anno il livello più dall’inizio dell’ultimo conflitto, nell’ottobre 2001.
Tra gennaio e settembre 2008 si sono registrati 146 incidenti, con il coinvolgimento di gruppi criminali o di ribelli, contro i 135 verificatisi nel corso di tutto il 2007, riferisce il rapporto redatto dai consulenti per la sicurezza dell’Anso (Afghanistan Ngo Safety Office). Secondo lo stesso documento 28 persone appartenenti a organizzazioni umanitarie sono state uccise nel 2008 (inclusi cinque stranieri) e settantadue sono state sequestrate. Cambia anche l’origine degli attacchi: tre quarti delle aggressioni nel 2008 sono state effettuate da gruppi di insorti, quindi talebani o milizie jihadiste, mentre il 25 per cento è opera di bande criminali. L’anno scorso le proporzioni erano invertite a conferma che talebani e Al Qaeda considerano ogni straniero, anche se civile e attivo negli aiuti umanitari, un nemico da colpire.
Un concetto di guerra totale che non sembra però essere compreso dalle organizzazioni non governative che spesso si espongono sul territorio senza scorta e protezione alla minaccia talebana. L’Anso ha infatti paradossalmente consigliato alle ong per la loro sicurezza “di puntare di più sulla propria indipendenza mantenendo le distanze da attori politici e militari”. Un’indicazione che rischia di esporre ulteriormente il personale delle organizzazioni umanitarie, bersaglio ancora più facile per i talebani.
- Domenica 2 Novembre 2008

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